Firenze – L’omicidio di Giacomo Matteotti, il deputato del PSU rapito e ucciso dalle squadracce fasciste dopo la sua fervente denuncia delle violenze e dell’illegalità che Mussolini stava praticando nel Paese, scosse il sistema politico italiano tanto che, per un momento, si arrivò a pensare che il fascismo potesse essere stoppato nella sua non irresistibile ascesa. Purtroppo si trattò di una crisi passeggera, tanto che Mussolini potè, qualche mese dopo, rivendicare pubblicamente la violenza come elemento costitutivo del suo movimento politico. In occasione dell’intitolazione della Sala Conferenze di Palazzo Theodoli-Bianchelli a Giacomo Matteotti, richiesta avanzata con una petizione firmata da circa sessanta tra fondazioni e istituti rappresentativi di un larghissimo arco delle culture della Repubblica, accolta dalla Camera dei Deputati e avvenuta lunedì 30 maggio, il presidente della Fondazione Fratelli Rosselli Valdo Spini ha voluto ricordare quel momento traumatico della storia moderna dell’Italia e la sua importanza per la nostra democrazia.
Presidente Spini, quale fu il significato politico dell’uccisione del deputato Giacomo Matteotti?
“Intanto ricordiamo le circostanze in cui maturò l’omicidio politico di Giacomo Matteotti deputato e segretario del PSU (il Partito Socialista Unitario di
Filippo Turati e Claudio Treves). Il deputato venne rapito e ucciso il 10 giugno 1924 dalla cosiddetta CEKA, famigerata squadraccia fascista agli ordini diretti della direzione del partito, finanziata dall’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio, proprio a causa dello svolgimento coraggioso e coerente delle sue funzioni di parlamentare. La modalità non era sconosciuta al gruppo fascista. Nel 1922, era stato ucciso un altro deputato socialista, Giuseppe Di Vagno, mentre si recava ad una riunione politica a Mola di Bari. Giacomo Matteotti si era levato a parlare nella prima seduta della Camera, il 30 maggio 1924, per contestare la validità delle elezioni del 6 aprile precedente che si erano svolte all’insegna della violenza e dell’intimidazione da parte delle squadre fasciste, anche con l’uccisione di oppositori, su tutto il territorio nazionale. Queste violenze e queste uccisioni erano state denunciate da Giacomo Matteotti in un
drammatico discorso alla Camera costellato dalle interruzioni e dai tentativi di zittirlo da parte dei deputati fascisti”.

Qual era il peso politico del suo intervento?
“Matteotti inficiava il risultato che non solo aveva visto la vittoria del listone fascista, ma addirittura il conseguimento da parte di quest’ultimo dei 2/3 dei seggi
grazie al premio di maggioranza previsto dalla legge Acerbo, fatta approvare da Mussolini prima delle elezioni. Al Presidente della Camera, Alfredo Rocco, che lo invitava a parlare prudentemente, Matteotti rispose. “Io non parlo né prudentemente né imprudentemente: parlo parlamentarmente”. Taluni storici hanno aggiunto a queste motivazioni del delitto anche un’altra, e cioè che Giacomo Matteotti si stesse apprestando a denunciare, sempre alla Camera, uno scandalo petrolifero, il cosiddetto affare Sinclair, che avrebbe investito anche la Corona. Perciò, la sua uccisione per qualcuno potrebbe essere ricollegata anche alla finalità di prevenire questa sua denuncia”.
Il deputato del Psu non era nuovo a minacce e intimidazioni da parte dei fascisti. Pensa fosse conscio del pericolo che correva continuando con coraggio a denunciare la pericolosità di questo gruppo politico?
“Matteotti aveva già subito la violenza squadristica fascista in precedenti occasioni ed era senz’altro conscio dei pericoli che correva: si racconta che quel giorno 30 maggio, a chi si congratulava con lui per il suo discorso, avesse risposto sorridendo: “E adesso potete preparare la mia orazione funebre”.”.
Dopo il ritrovamento del corpo, partì una pesantissima campagna volta al depistaggio. Quale impressione ne ebbe l’opinione pubblica?
“Il corpo di Matteotti venne ritrovato a Riano, nella campagna romana, solo il 16 agosto successivo. Nel frattempo, era stato messo in opera ogni tentativo di
depistaggio sulla sua uccisione. Un depistaggio anche personale del Duce quando ricevette Velia Matteotti che chiedeva la verità sulla scomparsa del marito.
Mussolini era stato messo subito al corrente dell’omicidio, ma rispose elusivamente che si sarebbero fatte ricerche. La reazione di sdegno nel paese fu fortissima. L’eco del delitto fu infatti enorme. Ben lo descrive il film di Florestano Vancini, “Il delitto Matteotti”, una sorta di film-verità che accompagna passo passo la tragica vicenda. Le opposizioni si ritirano sull’Aventino, Mussolini sembra vacillare, ma, per il determinante appoggio della monarchia, riesce a rimanere in sella”.
E si arriva la discorso del 3 gennaio 1925…..
“Mussolini pronunciando quel discorso mette definitivamente fine ad ogni illusione di ripristino della legalità. Ricordiamo quelle terribili parole: “Io dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea, ed al cospetto di tutto il popolo italiano, che assumo (io solo!) la responsabilità (politica! morale! storica!) di tutto quanto è avvenuto”. E ancora “se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, a me la responsabilità di questo.” Iniziava di fatto la dittatura”.
Come cambiò il Paese dopo quel discorso?
“Ci sarebbero voluti vent’anni, la Seconda guerra mondiale, la Resistenza e la guerra di liberazione perché il popolo italiano potesse nuovamente vivere in libertà e in democrazia. Da quel momento in poi ogni parvenza di libertà venne meno: nel 1926 le “leggi fascistissime” cancellarono la libertà di stampa e soppressero i partiti diversi da quello unico del regime. Lo stesso avvenne per i sindacati”.
Quanto pesò il sacrificio di Giacomo Matteotti e quali furono le conseguenze politiche anche interne al partito socialista sulle vicende che si dipanarono da quel momento in poi?
“Il sacrificio di Giacomo Matteotti costituì la delegittimazione del regime e uno spartiacque vero e proprio nella storia d’Italia. Fu un sacrificio che riscattò anche il socialismo italiano da quelle debolezze e incertezze, da quegli errori e da quelle carenze che ne avevano fatto il vero sconfitto dell’avvento del fascismo. Nel nome di Matteotti si poté mantenere nel ventennio la fedeltà al vecchio partito, nel nome di Matteotti vennero costituite le brigate partigiane socialiste e il partito socialista nelle prime elezioni dell’Assemblea costituente poté ricevere più del 20% dei suffragi, divenendo in quel momento il secondo partito italiano”.
Tornando alla figura di Matteotti, qual è l’importanza della memoria nei nostri tempi liquidi e confusi, in cui sembra di dover tornare anche a un ripensamento del significato della democrazia?
“Giacomo Matteotti pro veniva da una famiglia abbiente, era diventato socialista al contatto e in solidarietà con le plebi rurali del suo polesine. “Un eroe tutto prosa”, così lo definì nel 1934, primo decennale del suo assassinio, sottolineandone il riformismo ad un tempo coraggioso e coerente, Carlo Rosselli, il leader di Giustizia e Libertà, destinato anche lui ad essere crudelmente assassinato il 9 giugno 1937. Ci avviciniamo al centenario di questo assassinio e come avviene in casi del genere, ci può essere anche chi invita a soprassedere, a lasciar perdere commemorazioni e ricorrenze a non dar loro troppa importanza.
Ma se noi dimenticassimo Giacomo Matteotti e coloro che come lui hanno dato la vita per la libertà e la democrazia, significherebbe che avrebbero vinto i suoi
assassini e quindi avrebbe vinto la morte; se invece ricordiamo in tutta la sua evidenza ed importanza il suo sacrificio, possiamo dire di avere sconfitto la morte e fatto vincere la vita. In questi tempi troppo spesso si manifesta un distacco tra cittadine e cittadini e istituzioni e rappresentanza politica. In un periodo particolarmente drammatico della nostra storia, quando ancora non si è esaurita l’ondata della pandemia del Covid19, ma siamo nel pieno di una guerra scatenata in Europa con l’aggressione della Russia all’Ucraina, diventa ncessario appoggiarci su esempi forti, su punti di riferimento ideali e politici adamantini come quello del deputato Giacomo Matteotti”.