Chi l’avrebbe mai detto. E proprio in vista del 25 aprile che avrebbe dovuto riunire tutti gli antifascisti senza se e senza ma sotto un’unica bandiera, magari quella dell’Anpi. Magari appunto.
Sì perché è intervenuto un terzo incomodo che più incomodo non si può. Quel Putin che ha deciso di bombardare un Paese libero e democratico, l’Ucraina e che, in linea di teoria storica, avrebbe dovuto rappresentare, venendo dalle steppe già sovietiche il vento dell’antinazismo per eccellenza. Ma qualcuno, sempre lentamente ed inizialmente coi piedi di piombo, ha capito finalmente che il fascismo non è un monolite geografico e politico. Ma assume i contorni di volta in volta di aggressori e dittatori differenti.
Ecco perché davanti al documento “neneista” dell’Anpi nazionale, equidistante da aggressore ed aggredito, il gruppone della resistenza che fu si è spaccato di brutto. E di netto.

Mentre il fronte più trinariuciuto e vagamente leninista del partigianato reggiano si dice scandalizzato dall’acronimo Anpi letto da Massimo Gramellini come Associazione nazionale putiniani d’Italia, l’area cattolica che trae ispirazione da Don Dossetti senior (ispiratore dell’articolo 11 della Costituzione) nella sua quasi totalità ha aderito ad un comunicato fatto uscire dall’ex consigliere regionale ed ex segretario provinciale Cisl Beppe Pagani a nome dei Resistenti Reggiani aderenti all’Anpc, Associazione nazionale partigiani cattolici. Mentre da settimane il loro leader attuale, Pierluigi Castagnetti (oggi presidente della Fondazione Fossoli) sprona i “suoi” attraverso i social ad una lettura meno ingenua della complessità in campo. Va bene detestare la guerra ma attenzione, ha ammonito Castagnetti a più riprese, l’iniziatore della strage ha un nome ed un cognome. Ed una precisa residenza, quella del Cremlino.
Il comunicato Anpc recita così: “i Resistenti Reggiani sono dalla parte dell’Ucraina, paese autonomo e sovrano, aggredito con l’inaudita e disumana violenza della logica imperialista di Putin. I partigiani cristiani (figli e nipoti delle fiamme verdi) e coloro che condividono oggi quegli stessi valori, stanno senza se e senza ma, con le vittime di una guerra unilaterale e ingiustificata”. Più chiaro di così…

Anche l’ex senatrice Albertina Soliani (già Dc, cattolica), presidente dell’Istituto Cervi ha scritto così il 12 aprile: “Cari Amici, condivido con voi la speranza nella risurrezione in questi giorni di passione. Vi mando la mia riflessione Verso il 25 aprile, che da Casa Cervi invita a camminare verso il giorno della Liberazione, in questo tempo di grande oppressione e di grande resistenza.
Tutto ci riguarda. Gli stessi pensieri ho condiviso domenica sull’Appennino fra il Piemonte e la Liguria al monumento della Benedicta, insieme con molte persone, nell’orazione ufficiale di commemorazione. Lì centinaia di partigiani sono stati catturati, fucilati, deportati, insieme con la popolazione civile.
Abbiamo molto bisogno di riflettere, di resistere, di impegnarci per cambiare il presente del mondo.
Resiste il popolo dell’Ucraina“. Schierandosi insomma nettamente.
La “cosa cattolica” si complica ancor di più se pensiamo che uno dei 3 deputati Pd astenutosi sul famoso 2% in più agli armamenti è proprio quel Graziano Delrio che dovrebbe essere il riferimento politico, diremmo quasi esecutivo proprio di quest’area.

La guerra scatenata dalla Russia si infrange anche, nei suoi rimandi di riflessioni culturali ed anche di appartenenza, direttamente all’interno di Istoreco, l’organo storico per eccellenza deputato a garantire la purezza storica della Resistenza ed a tradurla possibilmente nella contemporaneità. Una sottile battaglia interna, la “sottile linea rossa”, che al momento si deve leggere nemmeno troppo in filigrana sui social perché non (ancora) esplosa pubblicamente. E così mentre la presidenza, incarnata da Arturo Bertoldi, resta perlopiù silente da settimane sul delicatissimo argomento, altri come Massimo Storchi, considerato il maggior storico della Resistenza reggiana almeno da parte della sinistra, conduce una battaglia in solitaria (beata solitudo, sola beatitudo) contro le bestialità putiniane e dell’esercito russo. Polemizzando duramente con Valda Busani, già amministratrice del Comune di Scandiano ed esponente di lunga data delle Donne in Nero.
Ma siamo solo all’inizio, le cappellettate antifasciste (senza più nome e cognome e dunque sostanzialmente destinate a divenire mere kermesse gastronomiche) sono alle porte.
Le vecchie, intramontabili usanze dell’Urss, mutatis mutandis, hanno fatto tornare indietro la nostra Resistenza di circa 70 anni. Vi dice niente la storia del Solitario e del Comandante Azor? Andatevela a cercare.