Prato – Un atto innovativo nella lotta contro le criminalità organizzate viene dalla Toscana ed esattamente da Prato. La situazione della città laniera, anche recentemente, è salita all’attenzione nazionale per la terribile morsa dello sfruttamento lavorativo che stringe i lavoratori, in particolare pakistani ma non solo, impiegati come manodopera schiavizzata nelle fabbriche di confezioni del territorio, spesso con titolari cinesi. Un bubbone che è stato fatto esplodere dalla capacità di mobilitazione di sindacati come Sudd Cobas, che è stato ed è in prima fila per sostenere le lotte dei lavoratori. Con l’avvento del procuratore Luca Tescaroli, la lotta anche dello Stato contro queste forme brutali di sfruttamento del lavoro ha acquistato una marcia in più. Ed è di ieri la firma di un protocollo fondamentale, che consente alle vittime di caporalato che decidono di denunciare lo sfruttamento di intraprendere percorsi di protezione. Il protocollo è stato sottoscritto dal presidente Eugenio Giani ieri mattina al Palazzo di Giustizia di Prato con il procuratore Luca Tescaroli.
Un’intesa sottoscritta da numerosi enti oltre a Regione Toscana e Procura, tra cui Comune di Prato, forze di polizia, Inps e Asl Toscana Centro.
“Un passo importante, concreto e profondamente giusto – secondo il presidente Giani- Un modello innovativo per prevenire e contrastare lo sfruttamento, proteggere i lavoratori più fragili, favorire la loro integrazione e restituire dignità a chi troppo spesso viene schiacciato da un sistema economico illegale e disumano”.
Il presidente ha poi ringraziato il procuratore Tescaroli: “Per il lavoro prezioso e per la visione di una giustizia che si fa anche umanità e responsabilità collettiva.
La Toscana è dalla parte della legalità, del lavoro giusto, delle persone. Perché nessuno sia mai più invisibile” ha concluso Giani.