Firenze – In gruppo, con le loro facce stanche, i bambini a casa, e quei fogli in cui sta scritto che le licenze sono decadute. Non sospese, non temporaneamente inagibili; decadute. Eppure, i 5 lavoratori con famiglia che lavorano nelle 10 bancarelle di piazza stazione, dietro l’abside di Santa Maria Novella, ricordano che quelle postazioni sono presenti da sempre, da decenni, e che comunque un servizio lo offrono. Non foss’altro per l’acqua fresca e la frutta che sembrano doni del paradiso ai turisti che arrivano dalla stazione dirimpetto, doni pagati cari, ovviamente, ma che intanto ci sono. Come gli ombrelli, le borse, i cappelli maledettamente utili in questo scorcio di quasi solleone.
Sono combattivi, ma ragionevoli, gli uomini e le donne che da ieri non possono riaprire il loro banco e che erano in presidio con cartelloni sui banchi chiusi, per protestare contro la decadenza delle licenze. Un provvedimento giunto, spiegano loro, per infrazioni minime sullo spazio concesso, 20 centimetri di sporgenza di una sorta di poggibraccio per uno, le casse dell’acqua imballate e da sistemare per l’altro. Nella vicenda sono rimasti intrappolati un gruppo di lavoratori perlopiù stranieri ma anche una giovane donna, madre single, che per venire a lavorare prende il treno tutte le mattine, E che da oggi, come spiega, “non potrò aprire un banco che mi consente di vivere con un po’ più di tranquillità”. Ma la situazione è la stessa per gli altri 4, da oggi sbarcare il lunario sarà meno semplice.
Il problema è ovviamente il “prezioso spazio pubblico”, come è stato definito dagli amministratori, che non deve essere invaso intralciando il fluire dei cittadini. O meglio, in questo caso, dei turisti. Il pugno duro del Comune si è fatto già sentire più volte, a partire dal mercato di San Lorenzo, ma questa volta, complice la reiterazione dell’irregolare esposizione della merce che configura “eccesso di occupazione di suolo pubblico in area Unesco”, come si legge sul documento, si è giunti alla decadenza delle licenze. “Ci sembra una sanzione un po’ troppo forte, rispetto al fatto”, dice uno dei titolari . Insomma, pagare con la perdita della licenza sforamenti di venti centimetri o l’attesa di mettere in ordine le casse dell’acqua, dicono lavoratori e titolari, è forse un po’ troppo. “Almeno dateci la possibilità di parlare”.
Resta il fatto che il provvedimento di decadenza da parte della Direzione Attività economiche e turismo del Comune di Firenze segue “precedenti misure di sospensione per la stessa violazione, che successivamente è risultata reiterata”. Nessuno si copre con la proverbiale foglia di fico, a dire il vero. Tuttavia, vista l’esiguità delle violazioni e soprattutto il fatto che il banco è spesso l’unica forma di sostentamento per queste famiglie, ciò che chiedono i lavoratori è potere rimettere sul tavolo la possibilità di lavorare.
“Il suolo pubblico è un bene prezioso, soprattutto nell’area Unesco del nostro centro storico, dove la pressione dei flussi turistici è tra le più alte al mondo – ha sottolineato nei giorni scorsi l’assessore allo Sviluppo economico e al Turismo Jacopo Vicini –. I nostri uffici, insieme alla Polizia Municipale, svolgono un lavoro costante e accurato per verificare che non si verifichino abusi o usi impropri degli spazi. Ci sono regole chiare, che tutelano la vivibilità della città e che devono essere rispettate. Parallelamente ai controlli, stiamo lavorando a un progetto di armonizzazione degli spazi pubblici, in dialogo con la soprintendente e le associazioni di categoria: un percorso che tiene conto delle esigenze di chi vive, lavora e visita Firenze. Questo lavoro troverà presto una sintesi concreta nella quarta fase del piano del commercio su area pubblica”