Portalettere, servizi nel caos, mancano i mezzi e saltano le regole sanitarie

Firenze – Poste, servizio essenziale. O perlomeno, tale dovrebbe essere. Ma secondo quanto spiega Edoardo Todaro, dell’Rsu aziendale in quota Cobas, il servizio di portalettere è nel caos. Non solo: sarebbero saltate anche le modalità per la sicurezza rispetto alla pandemia. La questione è stata dipanata oggi, nel corso di una conferenza stampa in Palazzo Vecchio, padrone di casa il gruppo consiliare Sinistra Progetto Comune.

“Postini sull’orlo di una crisi di nervi – spiega Todaro – è la definizione che meglio ci rappresenta in questo momento. Infatti il settore si trova in condizioni catastrofiche, non solo nella città di Firenze, ma a livello nazionale. La situazione è precipitata quando qualche mese fa, Poste Italiane ha concluso un’operazione finanziaria che ha portato all’acquisizione di Nexive, che era la diretta competitor di Poste nel settore recapiti, ma che di fatto non è stata altro che un’operazione finanziaria. Un’operazione che è stata positiva per quanto riguarda i lavoratori dipendenti di Nexive, che spesso e volentieri finivano in cassa integrazione, ma l’altra faccia della medaglia è stato un enorme carico di lavoro che è crollato sui portalettere di Poste Italiane, facendo anche conto del fatto che si sono aggiunte le consegne dei pacchi, in particolare Amazon”.

Di fatto, dunque, per i portalettere di Poste Italiane, i carichi di lavoro sono notevolmente aumentati, ma nessun beneficio ne è giunto ai lavoratori, economico o lavorativo che sia, dal momento che, spiega Todaro, “non è stata effettuata alcuna riduzione delle zone in cui viene consegnata la corrispondenza”. In definitiva, le novità sono andate semplicemente a sovrapporsi a una situazione già difficile. Non solo: nel periodo particolare che si sta vivendo, sia per l’impennata della pandemia sia per il periodo natalizio, gli uffici dei portalettere sono, come è immaginabile e conferma Todaro, completamente invasi dai pacchi.

Il problema, dice Todaro, “è che Poste Italiane non dà strumenti per potere svolgere correttamente questo servizio. Si comincia dagli strumenti tecnologici che dovrebbero essere in dotazione a Poste Italiane, come i palmari, le batterie, le stampanti, che non funzionano, dal momento che i portalettere non possono finire la loro giornata lavorativa senza che i palmari o le sampanti non si siano scaricati, essendo ormai obsoleti da decenni, per finire al paradosso di qualche giorno fa, in cui alcuni fra i ragazzi assunti a tre mesi, i cosiddetti contratti a tempo determinato, sono mesis nella condizione di dover aspettare il ritentro di un protalettere er potere prendere un motorino o un casco per andare a fare la consegna. Poste Italiane non è in grado di fornire neppure, addirittura, i motomezzi”. ù

Insomma una situazione paradossale per un’azienda che si occupa del settore corripondenza- recapito. “Un’azienda che si deve occupare le recapito della corrispondenza e non ha i mezzi per espletarla, configura uno scenario paradossale – continua Todaro – stiamo denunciando tutto questo anche in risposta alle numerosissime lamentele che, com’era ovvio, stanno emergendo da parte degli utenti. L’utenza infatti telefona sempre più spesso agli uffici lamentando la mancata consegna della corrispondenza, addirittura non stanno arrivando neppure i cosiddetti oggetti a firma come le raccomandate. ci sono decine di raccomandate ferme negli uffici perché cè l’impossibilità di svolgere il lavoro in maniera corretta”.

Insieme ai Cobas, anche le altre organizzazioni sindacali si muovono su questo terreno di mobilitazione per denunciare una situazione sempre più critica, come dice Todaro. “E’ una questione importante – continua il sindacalista – in quanto noi come altre categorie, da due anni a questa parte non ci siamo mai fermati abni, con l’emergenza sanitaria stiamo continuando a lavorare in consizioni disastrose, e anche le disposiziooni governative rispetto all’emergenza sanitaria negli uffici del recapito almeno, sono completamente saltate, a parte la mascherina e il gel. Il distanziamento è saltato, e rispetto a quanto ho detto della mole di lavoro per la corrispondenza presente negli uffici, la mattina si è tornati tutti all’ingresso alle 7.30”. Ricordiamo infatti che quando è scoppiata l’emergenza sanitaria, l’azienda P.I. aveva scaglionato gli ingressi, ora, secondo quanto spiega il sindacalista, tutto è tornato come prima, a un unico ingresso.

I portalettere fiorentini sono qualche centinaio, divisi in 5 uffici: due per la zona sud, Campo Marte-Gavinana, due per la zona nord in via Gemignani e Novoli, infine la zona Firenze Ovest, con l’ufficio di via della Casella, cui fanno capo anche i portalettere di Signa e Scandicci.

“Per mesi , in questi due anni di pandemia – dice Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Spc – è stato detto che i servizi essenziali erano fondamentali, fra questi i servizi postali. Pensiamo solo al periodo in cui le consegne a casa, con le chiusure titoali, erano fondamentali. Una ituaizone di forte tensione per questi operatori, cui veniva chiesto tutti i giorni di andare comunque a lavorare. Con la cosiddetta ripartenza, si ha l’impressione che questi operatori dei servizi essenziali siano stati dimenticati, tantè vero che sembra non trovino risposte o attenzione da parte delle istituzioni e della politica. Il primo obiettivo che sosteniamo con forza è risolvere nell’immediato la carenza di mezzi e dotazioni che sono ancora più evidenti e gravidi di conseguenze con il perdurare della pandemia, a cui aggiungiamo la necesstà di nuovi presidi di sicurezza; la seconda, è ora di chiedersi chiaramente e nettamente, perché non si può parlare di gestione direttamente pubblica dei servizi postali, o di altri settori come cassa Depositi e Prestiti, o altri settori in cui è evidente che lo Stato possa avere ancora un ruolo”.

 

 

 

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