Piano paesaggistico, passa in consiglio regionale

Firenze – Forse il commento più calzante, dopo la sofferta discussione della variante al Pit con valenza di piano paesaggistico in consiglio regionale, giunge proprio dalla sua maggiore e più adamantina autrice, l’assessore all’ambiente Anna Marson, che commenta: “Ritengo il piano oggi adottato un significativo progetto per il futuro della Toscana, segnale di un diverso sviluppo possibile. Da questo punto di vista, il passo indietro degli emendamenti passati in commissione è servito comunque ad approvare un punto di svolta e andare avanti con maggiore consapevolezza, cultura e regole più chiare relative alle trasformazioni del territorio”.

Insomma, il piano paesaggistico passa in consiglio regionale a maggioranza, con l’astensione di Forza Italia, e il no di Fratelli d’Italia e Pt-Ncd. Ora dovranno passare 60 giorni per presentare le osservazioni al piano, dopodiché il piano tornerà in aula per l’approvazione definitiva. A tutt’oggi, il semaforo verde odierno si configura come una vera e propria vittoria per la maggioranza, ma un fiore all’occhiello, come precisa l’assessore, per l’intero consiglio, in quanto “primo in Italia si è fatto carico di una responsabilità che gli fa onore, nell’adottare un piano paesaggistico pianificato con il Ministero competente in materia di paesaggio, la cui redazione viene attribuita alle Regioni dal Codice nazionale dei beni culturali e del paesaggio”. Infine, le cave delle Apuane, ovvero il punctum dolens su cui si è alzata la polemica più aspra: “Per quanto riguarda le Apuane – spiega Marson – lungi dal bloccare tutte le attività, il piano si propone invece di farle evolvere in modo più sostenibile, sia in merito all’occupazione che alla tutela del paesaggio. Anzi, in questo caso si può dire che tutela dell’occupazione e tutela del paesaggio possono evolvere positivamente soltanto insieme”. Una stoccatina finale l’assessore non la risparmia: “Statico non è certo il piano, ma la posizione di coloro che intendono mantenere le loro rendite di posizione senza confrontarsi con gli interessi collettivi e diffusi, e con le molteplici economie che un territorio può supportare se trattato con maggiore cura”.

Il dibattito era stato acceso e trasversale, stamattina in consiglio regionale per l’approvazione della variante con valenza di piano paesaggistico al Pit. I puntini sulle erano stati messi, dopo una serie di interventi che erano scivolati anche sulla critica al ruolo degli “intellettuali di sinistra” per l’appello lanciato a “non modificare la variante”, contestato dal consigliere regionale del Pd Tortolini, dal presidente Enrico Rossi.

E, giunti a votare gli emendamenti, Fratelli d’Italia si era defilata dalla votazione, ribadendo che il piano era giunto al punto di essere votato in maniera troppo frettolosa. “Serviva altro tempo” aveva  commentato Marcheschi.

Ma, prima della votazione degli emendamenti, il governatore Rossi aveva fatto precedere un discorso che aveva in un certo senso riassunto le ragioni del provvedimento. In primo luogo il governatore aveva voluto affrontare il “cuore” di tutte le polemiche, vale a dire la regolamentazione delle cave di marmo delle Apuane, “nessuno – aveva chiarito Rossi – ha mai parlato di chiuderle o di blocco della produzione. La logica del superamento delle cave non è il blocco delle attività escavazione”. E tuttavia, aveva confermato Rossi, la svolta, con l’approvazione di questo piano paesaggistico, c’è e rimane.

“Resta il fatto – aveva detto Rossi – che introduciamo regole precise, norme generali che dovranno essere rispettate nelle procedure e nelle finalità, ancora di più con la modifica a breve della legge 78. Superiamo, con questo documento, una situazione di incertezza. E rivendichiamo alla Toscana l’applicazione della legge Galasso, del 1985, secondo cui le vette e le creste sono salvaguardate. Sopra i 1200 m. penso che sia non solo giusto, ma anche un punto irreversibile. Vogliamo tornare indietro? Vette e crinali sopra 1200 metri devono essere tutelati”.

Non solo. Un altro punto di particolare importanza è stato toccato e disciplinato dalla variante al Pit, ed è il “furto” del marmo. Ecco di cosa si parla, secondo le parole del governatore: “A Massa e Carrara ci si lamenta che il marmo viene preso e portato via. Adesso il marmo si porta via, con le nuove tecnologie “come il burro”, e la conseguenza è che diminuisce l’occupazione. Ciò che introduciamo come regola è in un certo senso una sfida per gli industriali del marmo paragonabile a ciò che si compì con la filiera del cuoio: la lotta dei lavoratori e delle istituzioni portò gli industriali a investire sulla depurazione. E ora quegli investimenti di sono risolti in più lavoro. Anche se si tratta di cose diverse, si può applicare la stessa logica al settore del marmo?”.

Aveva concluso Rossi: “Lavoro, tutela del paesaggio, nuove tecnologie. Il salto di qualità è oggi. Valorizziamo di più le risorse in loco. Su questo vi chiedo di andare avanti. Sia chiaro: non si mettono altri vincoli: si chiariscono e determinano quelli che ci sono, i vincoli sono precisi. 365 vincoli chiariti. Questioni aperte? Rimangono, lo sappiamo. Ma per risolverli non bastano i passi avanti, bisogna interagire col governo. Il piano è un piano di semplificazione, i vincoli chiari e e semplici a tutela del paesaggio e dei cittadini”.

 

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