Perù, la comunità si mobilita: “Saltate le regole democratiche”

Firenze – I colori e le bandiere del Perù, gli uomini e le donne e anche i bambini. Grande corteo oggi a Firenze, con la partecipazione di una rappresentanza del Pd, il contributo anche organizzativo dell’associazione Casa dei Diritti dei Popoli e Rifondazione Comunista. Colori e musica, che sono solo lo sfondo di una grande commozione collettiva, poggiata sulle violenze che i manifestanti antigovernativi in Perù, parecchie migliaia, soprattutto delle comunità rurali del sud del Paese, ma ora la protesta si sta accendendo anche al nord del Paese, stanno subendo da parte delle forze dell’ordine. I cittadini peruviani che oggi manifestano in piazza a Firenze, parlano di almeno 60 morti negli scontri di piazza con le forze dell’ordine e migliaia di feriti, da dicembre scorso, quando, in un ultimo, disperato tentativo di sottrarsi a un terzo impeschment preparato da un Congresso in cui prevalgono i partiti della destra, il “presidente contadino”, come lo chiamano i peruviani, tentò di sciogliere l’assemblea, decretando il coprifuoco, convocando nuove elezioni entro 9 mesi e accentrando su di sé tutti i poteri: costituzionali, giudiziari e militari. Il Congresso votò contro l’atto di scioglimento, anzi, ne chiese la destituzione per “incapacità morale permanente”. Nel suo governo, 11 ministri compirono un immediato voltafaccia, mentre la vicepresidente, Dina Boluarte, è diventata presidente con la benedizione delle destre, in particolare di Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, in carcere tutt’ora . La procura ha poi ordinato l’arresto di Castillo con l’accusa di ribellione, il che ha scatenato imponenti proteste nel Paese, allo scopo di ottenere non solo la liberazione immediata del presidente Castillo, ma anche nuove elezioni, immediate. E, come spiega l’esponente di Frente Peruanos che ha organizzato l’evento odierno, Rosi, non solo: anche la formazione immediata di un’assemblea costituente che riscriva una nuova Costituzione, al fine di scongiurare per quanto possibile che “un presidente eletto con voto popolare possa essere messo in prigione dalle solite oligarchie che da sempre opprimono il Paese, ostacolando in tutti i modi il suo sviluppo non solo economico, ma anche democratico”.

Feriti, arresti, violenza nelle piazze, è ciò che per ora connota il nuovo governo  retto dalla presidente Boluarte, come riferiscono i cittadini peruviani giunti a centinaia da tutta Italia per partecipare al corteo che, riunitosi in piazza Santa Maria Novella, si è diretto, attraversando San Lorenzo e via dei Servi, verso piazza Santissima Annunziata dove si è concluso.

“Lo scopo di questa manifestazione – spiega ancora Rosi – è quello di far conoscere la situazione del Perù in questi mesi. Abbiamo un presidente regolarmente eletto con voto popolare, che è stato sequestrato dalle grandi mafie, dai grandi circoli di potere. Oggi il popolo peruviano chiede che gli venga restituito il suo presidente legittimo, l’unico votato dal popolo, la chiusura del Congresso e un’assemblea costituente immediata che promulghi una nuova Costituzione. Una nuova Carta che impedisca il protrarsi del saccheggio del Paese e una nuova classe di politici che governi a favore del popolo”. Lo scopo, ancora, della manifestazione odierna, “è quella di far conoscere la vera situazione del Perù spingendo l’Europa e gli altri Paesi a lasciare che in Perù parli la democrazia, lasciando libero il popolo peruviano di scegliere la sua forma politica di governo”. Giova ricordare che Usa e Unione Europea hanno riconosciuto subito la presidentessa Boluarte, per la “salvaguardia dell’ordine costituzionale”, ma non altrettanto hanno fatto i governi di Messico, Argentina, Colombia e Bolivia,  che continuano a riconoscere Castillo come presidente.

Fra le molte cose che suscitano sospetto, come spiegano gli organizzatori, il fatto che il suo tentativo fu una “precisa infrazione costituzionale”,  non un golpe, mancando “i contatti con gruppi organizzati o vertici militari”, come spiegano i suoi avvocati. Inoltre, il reato di cui il congresso lo ha accusato, secondo quanto dichiarato dal suo avvocato l’argentino Guido Croxatto alla stampa, è “una figura penale servita nei secoli a criminalizzare gli indigeni” come non ricordare che i genitori di Castillo sono contadini, e che lui stesso è una figura completamente avulsa dal panorama politico “normale” del Perù? Inoltre, sempre secondo quanto dichiarato da Croxatto, “al Congresso mancano tre voti dei 104 richiesti per interdire Castillo”.

Alle obiezioni giuridiche si aggiungono tuttavia altre ombre, forse ancora più concrete. “Nel 2023 infatti – come ricordano molti cittadini peruviani che hanno preso la parola – sono a scadenza le concessioni trentennali per lo sfruttamento della ricchezza naturale del Perù”. Una ricchezza spaventosa, che vede, oltre ai metalli preziosi per cui dal ‘500 è famoso il Paese, anche il litio, ora più prezioso dell’oro e molto più raro, di cui il Perù è il secondo produttore   A questo si aggiungano le filiere tradizionali del Perù, dalla pesca all’immensa macchina del turismo. Concessioni che furono decretate, 30 anni fa, dal presidente Fujimori. E che Castillo aveva già chiarito che non sarebbero state rinnovate, se non dopo un’indagine di mercato che avesse fatto emergere l’opportunità e congruità dei contratti, messi a confronto con le condizioni del mercato internazionale.

“Ciò che stupisce e ferisce di più – dice Alejandra – è l’indifferenza dell’Europa nei confronti di un Paese che è stato democratico, che ha sempre mostrato solidarietà verso gli altri popoli, e adesso è schiacciato dalla rottura delle regole democratiche. Tuttavia, il vero motore dell’interruzione del funzionamento democratico, che aveva indotto il presidente Castillo a cercare di sciogliere il Congresso, è stato il suo rifiuto a rinnovare le concessioni ai vecchi titolari. E’ questa la molla su cui è stato costruito il suo arresto e la violenza della repressione”.

“Una situazione complessa, di cui non si parla – dice Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune – l’Europa dovrebbe ragionare sulle concessioni delle risorse, una storia che viene da lontano. Nei secoli,sono cambiati i tipi di risorse per cui si sfruttavano questi Paesi, ma lo sfruttamento avviene ancora. Quindi l’Ue, il governo italiano ma anche gli enti locali dovrebbero domandarsi se su quelle concessioni abbiamo delle responsabilità. C’è da interrogarsi su quanto le istituzioni democratiche europee abbiano davvero un peso su quelle che sono decisioni prese dalle multinazionali, di cui il nostro continente è dipendente e ostaggio a un tempo”.

La consigliera comunale del Pd Donata Bianchi, Presidente Commissione Pari opportunità, pace, diritti umani, relazioni internazionali, immigrazione, ricorda intanto l’intervento, ascoltato in Palazzo Vecchio, dell’avvocato internazionalista che fa parte del collegio di difesa di Pedro Castillo, che rende evidente “la violazione di tutte le regole costituzionali anche riguardo al processo” che ha provocato la destituzione del presidente eletto con voto popolare. Inoltre, continua Bianchi, si rende necessaria l’attenzione internazionale su processi democratici sempre “molto fragili”. Una figura, quella di Castillo, mette in luce Bianchi, che dava voce per la prima volta a quel Perù profondo, legato alle masse contadine, che finora non aveva avuto rappresentanza. “Un fronte molto variegato, quello che aveva sostenuto Castillo, che non era quindi, per la sua frammentazione, riuscito a sostenerlo di fronte a sfide molto alte, quali quelle della ricontrattazione delle concessioni per lo sfruttamento delle risorse minerarie del Perù”. “A prescindere dalle posizioni politiche espresse dai vari partiti – conclude Bianchi – c’è un tema reale, che è quello di un’America Latina che fatica a trovare un affrancamento da quadri internazionali che, come dimostrato dalla storia, sono intervenuti a soffocare processi democratici favorevoli al popolo”. A sostegno del ripristino del processo democratico in Perù è intervenuta anche l’europarlamentare fiorentina Beatrice Covassi. Martedì scorso il Parlamento europeo ha dibattuto la questione peruviana e il gruppo dei socialisti e democratici ha espresso tutto il loro impegno per trovare una soluzione che metta fine alle violenze. 

“La solidarietà al popolo peruviano, una città come Firenze, l’ha sempre dimostrata – dce l’avvocato Simona Pragliola – oggi più che mai è importante essere accanto a loro, perché la sofferenza cui è sottoposto il popolo peruviano è la sofferenza di tutti i popoli civili perché laddove vengono cancellati i diritti fondamentali della democrazia, non è un problema di quel popolo o di quella democrazia,, ma è un problema di tutta la comunità internazionale, soprattutto perché noi abbiamo la garanzia almeno sulla carta, dei diritti e dei principi inalienabili delle convenzioni internazionali. Dobbiamo tenere alta la guardia perché quello che sta succedendo è una compressione dei diritti da parte di una dittatura militare di memoria storica. Non possiamo girare la testa dall’altra parte, perché oggi capita a loro, ma noi non dobbiamo mai essere sicuri della nostra democrazia, perché i diritti conquistati, ci insegnano, non sono per sempre”.

Foto di copertina: Luca Grillandini

 

 

 

Total
0
Condivisioni
Prec.
Agricoltura protagonista alla fiera del Madonnino a Grosseto

Agricoltura protagonista alla fiera del Madonnino a Grosseto

Grosseto – Taglio del nastro oggi, domenica 23 aprile,  per la

Succ.
Sciopero delle guardie giurate a Firenze

Sciopero delle guardie giurate a Firenze

Firenze – Scioperano oggi, lunedì 24 aprile, in Toscana le guardie giurate

You May Also Like
Total
0
Condividi