Bientina – Pietro Annigoni ha scritto che vedeva “genialità” nei suoi paesaggi nei quali trovava “una ricerca personale, diretta e sana, si evidenziano delle tonalità fini succose..questa è la strada da seguire”. E’ uno dei tanti giudizi di pittori, critici d’arte, scrittori, giornalisti che punteggiano l’autobiografia pittorica di Massimo Pratali in un libro emozionante (Qualcosa di me, Pontedera, 2105) dove la narrazione si alterna alle immagini dei suoi quadri.
Come osserva il critico d’arte Nicola Micieli nella postfazione, fino agli anni ‘60 gli artisti scrivevano “ memorie biografiche, annotazioni tecniche ma anche opere di narrativa e i poesia. Poi –nota ancora Micieli – questa pratica è stata a diradarsi, quasi ad eclissarsi
Ecco perché importante questo bel libro nel quale l’artista si racconta e mostra “passo passo la stretta correlazione tra i dati biografici fondamentali e i momenti formativi, gli incontri e i luoghi,le occasioni esterne che hanno variamente influito sulle sue scelte tecniche e poetiche”.
Massimo Pratali, come scrittore ha al suo attivo una ventina di libri tra i quali leggende toscane, racconti in vernacolo, il vocabolario del vernacolo butese, importanti volumi sui vari Comuni del territorio pisano, saggi sulla Resistenza, ricerche su eventi e personaggi di varie epoche con accurate ricerche e significativi ritrovamenti di documenti storici , studi sulle tradizioni popolari e sui Maggi.
Una fervida “curiosità” culturale che gli permette di esaminare a fondo, di cogliere gli aspetti peculiari e reconditi del territorio tra Pisa e Lucca che è oggetto precipuo della sua più recente attività artistica. Infatti oggi la pittura del Pratali è basata esclusivamente sulla paesaggistica, tanto da essere definito dalla critica uno dei migliori paesaggisti della Toscana.
E nei dipinti che sono riportati nella seconda parte dell’autobiografia, emergono strade, paesaggi collinari e boschi, cascinali (proprio nel territorio delle storiche Cascine medicee di Bientina), campi di girasole e scorci di antichi borghi che caratterizzano un’area tra le più affascinanti della Toscana colta nella sua anima segreta: basta guardare i quadri sul Padule di Bientina, colto nei suoi momenti più suggestivi al mattino, al tramonto con una forza evocativa che ci trasporta in un mondo incantato quello dell’antico lago oggi scomparso e della mitica città di Sextum inabissata nelle nebbie o lo stesso Padule nella quiete meridiana che riporta ad un mondo ormai perduto.
Ha scritto il poeta Dino Carlesi che Tramonto in padule è forse l’elemento limite di una felice composizione figurativa in cui il momento creativo vive di proporzioni esatte e di prospettive rispondenti a dimensioni totalizzanti. La stessa armonia che predomina in palude ( 1997 ) dove il gioco tra gli alberi e le nuvole realizza serenamente una suggestione non comune”.
E di “una vita artistica multiforme, appassionata, affidata al flusso delle emozioni e alla profondità dei pensieri” parla Ilario Luperini nella prefazione aggiungendo che “ maestria tecnica, coinvolgente creatività ,lavorio intellettuale, passione politica (nel senso più nobile del termine) si integrano in maniera indissolubile”.
Pratali iniziò a dipingere giovanissimo, sotto la guida del maestro Amos Bernardini (1911-1972).Nel 1968 fu un promotore della contestazione giovanile. In quel periodo si dedicò, alla realizzazione di manifesti e scenografie a tema civile e sperimentò varie discipline stilistiche,soffermandosi,in particolare,sull’espressionismo,sull’astrattismo e sulla creatività pura.
Come ha scritto Vincenzo Marotta: “[….] Pratali è passato attraverso la sperimentazione e la ricerca degli inizi annigoniani alle deformazioni ed astrazioni tra surrealismo e inventivista pura” . In quegli anni il Pratali dette vita ad un lungo e fortunato ciclo pittorico, le ormai famose Isole Misteriose. E osserva Mario Marzocchi: “[…] Massimo Pratali ci fa rivivere ore di ferro e di fuoco, imprigionati in isole misteriose sorvegliate da guardie strane e figure grottesche: ci propone tele audacemente impaginate, dove si affollano immagini incredibili, scene davvero drammatiche, forse con l’intenzione di insegnarci a vivere la vita affinché questo brutto mondo non ci rotoli addosso.” Negli anni 70 Pratali affrontò temi di forte impatto sociale : opere sconvolgenti, brutali, drammatiche. Ecco alcuni titoli: Aveva ancora un fiore tra le mani, Aids, Il figlio drogato, Guardati, Eri giovane e bella, perché?, Vergogna, Lotta al potere”
La nuova fase paesaggistica, è, per certi versi, un ritorno alle origini, scaturisce da un desiderio di ritrovare genuinità, guardando alla natura,e al paesaggio urbano visto come un microcosmo, e ,quindi , trasfigurato e divenuto parte di un processo spirituale fondato sull’autenticità dei valori
C’è, nel libro, un’ annotazione autobiografica, che fa comprendere meglio questo ritorno non-ritorno alla pittura paesaggistica. “ Un giorno autunnale, chiaro, limpido come i colori della Provenza. Un giorno che il vento soffiava impetuoso nella vasta distesa del padule in parte ancora allagato. […] Le ombre dei ramo contorti quasi ignudi degli alberi si intrecciavano fra loro e si riflettevano sull’acqua stagnante dando vita a sfumature di colore e forme fra il reale e il surreale che solo la natura è capace di darci […]. Mi stavo rendendo conto che in realtà basta poco ,l’essenziale per fermare su una tavola un’emozione..Stava radicalmente cambiando il mio modo di osservare ,di pensare a anche di dipingere. Forse,come diceva Annigoni, era il vero che mi stava parlando..
Ma è un peculiare tipo di pittura paesaggistica che emerge dal suo pennello e dalla sua spatola. Lo rileva Micieli: “Pratali sembra orientato a vieppiù velocizzare l’esecuzione, con esiti considerevoli laddove i soggetti meglio si presentano al balletto ritmico della spatola, che depone più o meno minuti tasselli di materia colore. Su tutti segnalo i paesaggi con cipressi battuti dal vento, composizioni originali anche sotto il profilo del taglio visivo. Negli ultimi dipinti, anzi, il processo formatore è divenuto addirittura fulminante,come una scrittura automatica eseguito facendo scorrere la spatola direttamente nel corpo della materia, che ne risulta plasmata più che dipinta, sicché l’immagine quasi si perde nel suo fluire morbido e filamentoso, come riflessa in uno specchio di luce”.
Pratali affida a questo libro il racconto del suo itinerario artistico dai momenti di crisi creativa alla ricerca di nuove strade che gli hanno portato molti prestigiosi riconoscimenti, onorificenze accademiche e trofei …e nel messaggio che affida ai lettori riconosce con la consueta onestà intellettuale che questi premi gli hanno fatto piacere ma poi è nato un crescente disinteresse verso i giudizi dei professionisti, fino la rifiuto di ritirare gli attestati e di citarli “non per negare la necessità di una seria critica artistica” di cui riconosce l’importanza ma perché in questo momento il suo spirito artistico ha bisogno di muoversi liberamente in grandi spazi fatti di luci e colori.
Un atteggiamento che – sottolinea l’autore – non è quello nobile del mandarino cinese che da sua torre d’avorio guarda il mondo ma il convincimento che viene il momento in cui prevale il desiderio “di fare qualcosa dove “ tutti quelli con i quali entriamo in contato ne traggano piacere” , “ a questo punto –conclude – ritengo che i sentimenti più umani siano stati sublimati e che sia nato il vero artista”.