Pergola, Massini sugli allori, al via la Scuola di Drammaturgia con benedizione di Giuli

Con Zambaldi direttore generale è partita la marcia per riconquistare il blasone nazionale
Stefano Massini, foto di Filippo Manzini

 Firenze – Il Teatro della Toscana raggiunge due importanti traguardi. Che danno conto dell’impegno profuso, fin dal suo insediamento, dal direttore Stefano Massini. Uno di carattere prettamente gestionale, ma di valore altamente politico, l’altro di tono squisitamente artistico ma indice di precisi orientamenti culturali. Col primo atto si chiude, dopo turbolente prese di posizione, accuse e contraccuse, frizioni e rivendicazioni, alzate di scudi e alzate di testa, la diatriba col Ministero della Cultura (quindi con Roma) a seguito al declassamento del teatro da Nazionale a Tric (Teatri di rilevante interesse culturale) con conseguente perdita di 400mila euro di contributi. La metà dei quali. usciti dalla porta, dopo lunga controversia, rientrano ora dalla finestra. Serviranno infatti a finanziare la nascente Scuola di Drammaturgia (la prima del genere in Italia) gestita appunto dal Teatro della Toscana. In cambio della buona volontà ministeriale, sotterrata l’ascia di guerra, la Fondazione presieduta dalla sindaca Sara Funaro, ritira il ricorso amministrativo su cui il Tar del Lazio proprio in questi giorni  avrebbe dovuto pronunciarsi. Un pace che fa bene a tutti. Il tanto auspicato titolo di “Nazionale” può attendere. Se ne riparlerà per il prossimo triennio.

Intanto, con l’arrivo e la messa a regime del nuovo direttore generale (carica non obbligatoria nell’organigramma di un Tric) nella persona di Walter Zambaldi (un nome si cui nessuno ha avuto da ridire) la marcia per riconquistare il perduto blasone è partita. Parole di affettuosa riconciliazione giungono dal ministro Giuli: “Le istituzioni hanno il dovere di valutare con rigore , ma hanno anche il compito di riconoscere ciò che merita di essere accompagnato quando produce qualità, formazione e prospettiva. Sostenere l’avvio di questa Scuola significa investire nella formazione di nuovi autori, sulla trasmissione del sapere teatrale, sulla vitalità della scrittura scenica e sulla crescita di una nuova generazione di intelligenze creative. Significa farlo in una realtà che oggi, con il drammaturgo di fama internazionale Stefano Massini alla guida, rappresenta uno spazio centrale della vita teatrale nazionale”.

Incassato l’elogio, Massini rilancia e precisa: “Non immaginate una Scuola con pochi allievi selezionati e docenti che facciano lezione in qualche aula staccata dalla realtà per preparare qualcuno a inviare testi ai premi di drammaturgia. Parliamo di un insieme di iniziative articolate e di ricaduta su tutto il pubblico, così come fu evidente già nei primi appuntamenti della Scuola Popolare di Scrittura nel 2025, rivolta non a caso a tutti senza requisiti. Sotto il cappello di questa nuova Scuola riconosciuta dal Ministero creeremo corsi e occasioni per ognuno, puntando a fare della Toscana un vero Centro Nazionale di Drammaturgia come mai è esistito in Italia, luogo di confronto e di stimolo per tutto quello che si muove nel nostro paese sulla scrittura per la scena”. Il teatro dunque come luogo di formazione, elaborazione e confronto capace di mettere in relazione creazione artistica, trasmissione dei saperi e apertura alla società, accompagna le scelte di programmazione. E veniamo al secondo traguardo, quello appunto di natura artistica. Che vede solcare per la prima volta le tavole della Pergola, non in forma occasionale come fu per il Marat Sade, ma in maniera ufficiale come spettacolo inserito in stagione, da parte della Compagnia della Fortezza guidata da Armando Punzo. Al gran completo il gruppo di attori detenuti presenta il 9 e 10 aprile in prima nazionale Cenerentola. L’Arte, la scienza e la conoscenza, riduzione per il palcoscenico dell’allestimento andato in scena l’estate scorsa fra le mura dell’istituto penitenziario di Volterra (musiche originali e disegno sonoro Andreino Salvadori, scene Alessandro Marzetti, costumi Emanuela Dall’aglio, movimenti Pascale Piscina, disegno luci Andrea Berselli). Quarto capitolo di una lunga saga cominciata 10 anni fa, dopo le tracce scespiriane e gli abbordaggi borgesiani e gli approdi di Atlantis e Naturae, la Cenerentola punziana ne rilancia la figura come “utopia che si può realizzare, espressione di vita piena, vita senza paura”.

L’imperativo per Punzo è rimettere al centro il principio di umanità. Un obiettivo, di questi tempi ostili e bui, oltremodo nobile. Lo strumento di Punzo è il teatro. Ma quello che porta avanti dal 1988 all’interno del carcere volterrano, con i codici della abituale rappresentazione e della tradizionale messinscena, ha poco a che fare. Scopriamo eccentrico e affascinante, debordante e sontuoso, un teatro disincagliato dalla routine della normalità quanto ancorato ai perimetri della diversità. Meglio della eterodossia. Il corto circuito che puntualmente si innesta ogni volta sotto il sole di luglio è l’esempio pratico, il paradigma operativo, di un progetto ritenuto impossibile: il carcere che attraversa la “finzione” dell’andare in scena, nel chiuso delle sue mura, e che acquista un inedito spazio di libertà. Di veridicità. Incredulo e assodante. L’abusata e un po’ spiccia formula del “teatro in carcere”, un mix di educazione formazione ricreazione, è diventata un giacimento di competenze, un perimetro di conoscenza, una polveriera di imperfezioni, sudore e disciplina. La quadratura del cerchio, appunto l’andare in scena, è un continuo divenire. Una somma di coincidenze. Di “fuori onda”. Di “occasioni” per dirla con Montale. Ma non perdute. Piuttosto  disperse 

“Ora quella che sembra una fiaba per bambini – spiega Punzo – diventa l’innesco per dar vita a un’idea precisa: tutto è ancora possibile, non c’è nulla in questo mondo che non possa essere messo in discussione e riscritto. Il teatro non deve ricorrere l’attualità: lasciamola ai media”. Cenerentola, nella visione di Punzo, incarna l’uomo, la donna, la pianta, l’animale: è sé stessa e, allo stesso tempo, oltre sé stessa. Rappresenta il principio vitale che genera vita, la curiosità che spesso dimentichiamo di esercitare, la forza in divenire che ci sostiene. “La cenere che la ricopre – sottolinea ancora Punzo – non è simbolo di miseria, ma di un mondo che brucia per far posto a uno nuovo, un punto di fuga per un’azione che sconvolge il canone e apre a nuove prospettive. L’arte, come Cenerentola, possiede mille potenzialità che si manifestano a contatto con il mondo. Non deve preoccuparsi di sentirsi utile, anche quando la solitudine dell’artista può essere disperante. Cenerentola è il principio vitale che genera vita, guarda alla vita ed è per la vita senza nessuna fatica. È la curiosità che dovremmo avere e che dimentichiamo di esercitare, è la forza in divenire che ci sostiene e che tradiamo”. In questo attraversamento alla ricerca di sé, Punzo naviga a vista, raccordandosi con altre Cenerentole, umanisti e scienziati, che sognano ad occhi aperti il davanti a loro. “Il quadro iniziale in cui è inserita Cenerentola – conclude Punzo – ha quindi i colori dell’arrendevolezza, quelli rassicuranti in cui tutti possono sentirsi rappresentati, quelli che ci inducono ad amarla senza conoscerla perché riconosciamo in lei la nostra condizione di uomini umiliati, sviliti, arresi, da noi stessi nel nostro essere matrigna, figlie e figliastra. La narrazione della sua misera esistenza sembra essere l’unica realtà possibile, quella senza scampo di una vita già scritta che viene da lontano e che proietta nel futuro il suo limite, la stessa che intuiamo in noi e per noi, anche se noi sappiamo che possiamo eccedere, ma abbiamo timore di frequentare i limiti della nostra esistenza”. Lo spettacolo del 9 inizia alle 19, quello del 10 alle 21. Info 055 0763333. 

Total
0
Condivisioni
Prec.
Meta e Google condannati: i social causano danni agli adolescenti

Meta e Google condannati: i social causano danni agli adolescenti

Risarcimento dii tre milioni di $ per aver indotto dipendenza in una ragazzina

Succ.
La Bibbia, “biblioteca” in movimento

La Bibbia, “biblioteca” in movimento

Intervista al professore Edoardo Barbieri

You May Also Like
Total
0
Condividi