Firenze – Il grande teatro internazionale in scena alla Pergola martedì 24 e mercoledì 25 maggio. A distanza di trent’anni dal suo Mahābhārata, opera memorabile e monumentale, il maestro della scena Peter Brook torna con Battlefield al celebre poema epico indiano, uno dei testi fondamentali della religione induista.
Con lo stesso scarno linguaggio del capolavoro dell’85 – niente scena, elementi e colori naturali – medesimo l’adattamento di Jean-Claude Carrière, rivisto con Marie-Hélène Estienne, solo 4 attori, Carole Karemera, Jared McNeill, Ery Nzaramba e Sean O’Callaghan, e un musicista, Toshi Tsuchitori,Battlefield racconta la guerra di sterminio nella famiglia dei Bharata tra i cinque fratelli Pandava e i cugini Kaurava. Yudishtira, il re dei Pandava, ne esce vincitore, ma guardando intorno la morte e la distruzione provocata, ammette la sua sconfitta.
“In guerra una vittoria è una sconfitta – afferma Peter Brook – voglio raccontare la storia di Battlefield per far capire a Obama, Hollande, Putin e a tutti i presidenti cosa succede dopo la battaglia. Se tu sei un leader e sostieni una guerra devi sapere che farai milioni di morti, anche se vinci”.
Uno spettacolo della Fondazione Teatro della Toscana nell’ambito di Fabbrica Europa 2016.
Battlefield è un grande affresco sull’esistenza umana dove ritroviamo espressi, in modo moderno e incalzante, i quesiti della nostra vita attraverso il racconto della grande guerra fratricida che dilania la famiglia Bharata. Da una parte sono schierati cinque fratelli, i Pandava, dall’altra i loro cugini, i Kaurava, i cento figli del re cieco Dhritarashtra. Entrambi usano terribili armi di distruzione. Alla fine del conflitto prevalgono i Pandava, il più anziano dei quali, Yudishtira, deve salire al trono con il peso di una vittoria macchiata dalla distruzione. Il re Dhritarashtra, che ha perso tutti i suoi figli, e il nuovo re, suo nipote Yudishtira, condividono lo stesso bruciante dolore. Infatti, sia Yudishtira che Dritarashtra, il vecchio re, preda dell’angoscia e del rimorso, si interrogano sulle azioni passate cercando di dipanare il bandolo delle proprie responsabilità.
“Vogliamo parlare di quello che accade – spiega Peter Brook – dopo la battaglia. In entrambi gli schieramenti, i leader attraversano un momento di profondo dubbio; chi vince afferma: “la vittoria è una sconfitta”; chi perde ammette: “avremmo potuto evitare questa guerra”. Nel Mahābhārata alla fine i leader hanno la forza di porsi queste domande. Per questo la reale platea a cui ci rivolgiamo è composta da Obama, Hollande, Putin e da tutti i presidenti”.
Foto: BATTLEFIELD-Carole-Karemera-Sean-O’Callaghan-Jared-McNeill-Ery-Nzaramba.
Foto-di-Caroline-Moreau