No ai professionisti della politica, questo il motto di Oscar Giannino e del suo movimento. Basta guardare le liste toscane che propongono una spiccata presenza di fiorentini, pratesi e pistoiesi provenienti dal mondo delle professioni e dell'imprenditoria. 1500 le adesioni, sulle 60mila nazionali, da tutto il contesto sociale: imprenditori, professionisti, docenti, commercianti, casalinghe, notai e tassisti.
In Toscana capolista alla Camera è Oscar Giannino, seguito dall'imprenditore agricolo Giordano Masini. Per il Senato capolista è Biagio Muscatello, professore universitario di filosofia di Grosseto, seguito dal fiorentino Paolo Parrini. Tutti – come si legge nel manifesto di Fare per Fermare il declino – puntano a "un rinnovamento dei contenuti, nelle persone e nel modo di fare politica" e dunque non devono aver mai coperto cariche all'interno di un partito. Giannino stesso, ha sottolineato che in Toscana "i nostri candidati vengono tutti dalla società civile, è gente che non si tira indietro di fronte alle spese di una campagna elettorale ed è limpidamente pronta all’esperienza di confronto in una Regione che esercita un monopolio dell’interlocuzione politica e della distribuzione degli incentivi alle imprese. Non ci fermeremo il 27 febbraio, qualunque sia il responso elettorale”.
Speranza di rinnovamento, ma anche critica ad una stagnazione che ha bloccato la nostra regione: "in Toscana l’offerta politica è cristallizzata da decenni in senso unidirezionale. – ha detto Giannino – Se ciò ha portato a una maggiore efficienza nell’offerta di servizi rispetto ad altre aree d’Italia, il fatto che la società civile cerchi risposte solo da una parte politica, nel lungo periodo comporta dei problemi. L’interlocuzione a senso unico porta infatti quella parte politica che si vede sempre premiata a crogiolarsi nella sicurezza di poter dare risposte, senza che la società civile possa distinguere e valutare soluzioni alternative. La responsabilità pesante di questa situazione ce l’ha chi, nella seconda Repubblica, ha fatto un’opposizione mai capace di offrire persone e soluzioni credibili e all’altezza”.
Certo, di problemi di cui discutere in questo momento ce ne sono. E nell'occhio del ciclone c'è la questione Monte dei Paschi, che proprio stamani a Siena ha visto l'assemblea degli azionisti (presente il 52,7% del capitale) chiamata a varare il piano di salvataggio che passa attraverso la sottoscrizione degli aiuti di Stato, i cosiddetti Monti Bond. Una dimostrazione che la politica deve stare fuori dalle imprese e dalle banche, ha sottolineato Giannino. ''I danni che fa la politica quando sta dove non deve stare sono ingentissimi". Quella del Monte dei Paschi è una vicenda che rappresenta la débâcle del nostro Paese, ma non solo. Perché dietro la banca "vanno a gambe all'aria i piccoli azionisti, i cittadini di Siena e tutti i clienti della banca".
Ha quindi torto Monti nel sostenere che il caso Mps non sia politico ed elettorale perché "in questi anni i regolatori e la politica hanno preferito banche meno capitalizzate, cioè con meno risorse per prestiti a imprese e famiglie, per non far diluire il controllo delle fondazioni". Il tema è assolutamente politico, ha ribadito Giannino, e attaccato il presidente del Consiglio che "vuole fare l'ago della bilancia", senza avere un programma chiaro che non è stato in grado di redigere.
Contemporaneamente all'incontro fiorentino con la stampa, manifestazioni di Fare sono in corso in viale Mazzini a Siena, dove si tiene l'assemblea degli azionisti di Mps, a Firenze e a Roma, in Largo del Nazareno, proprio davanti alla sede del Partito Democratico. Lo striscione con scritto ''Le vostre banche non le paghiamo'', apre la manifestazione di Roma e accompagna i fischi di diverse decine di militanti davanti alla porta della direzione del Pd.
Unica soluzione è che il Monte dei Paschi venga prima nazionalizzato e risanato e poi venduto a un soggetto straniero, così da aumentare la concorrenza sul mercato bancario del Paese. Questo il pensiero anche di Michele Boldrin, economista e docente negli Stati Uniti, tra i fondatori del movimento Fermare il declino. ''Questa banca va nazionalizzata – ha detto intervenendo stamani all'assemblea degli azionisti – Non basta aver cambiato l'intero Cda, serve che venga sostituita tutta l'alta dirigenza che in questi anni ha dimostrato incapacità".
Perché la vicenda Mps è solo la punta dell'iceberg di un intero sistema che non funziona e in cui manca ogni trasparenza. Dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato finalizzato all'abbattimento del debito pubblico: questa la ricetta di Oscar Giannino che critica gli altri partiti che, a suo dire, stanno riproponendo i cliché di tutte le elezioni della seconda Repubblica.
