Penitenziagite! Il Vescovo Morandi mette all’Indice due preti vaganti (come mine) e divaganti (in liturgia)

Anche il (nuovo) Vescovo Giacomo Morandi “nel suo piccolo s’incazza” e di brutto. Non le manda a dire a due sacerdoti che celebrano messe antiche in luoghi non noti ai più e impartiscono sacramenti fai da te. Tira aria di scomunica. E basta con tutto ‘sto latinorum.

Due clerici vaganti (come nel Medioevo) si appalesando in luoghi non meglio identificati in zona Ceramiche e danno vita a liturgie antiche e un po’ fai da te radunando cospicui gruppi di fedeli. Dai 1, dai 2, dai 3 volte, quando è troppo è troppo. Ed il fresco di nomina vescovile reggiana Giacomo Morandi si è vagamente scocciato. Ecco la nota al velen santo del Vescovado:

“Fin dal suo ingresso S.E.R. Mons. Giacomo Morandi si è orientato per operare con tenerezza e compassione; infatti i compiti di un Vescovo comportano cura continua, allontanando per quanto possibile pericoli e minacce: “dobbiamo riconoscere che saremo graditi a Cristo, sommo pastore, soltanto se cercheremo con tutto l’impegno di prenderci cura in modo conforme del bene verso il gregge a noi affidato, pascendo le sue pecore” (S. Cirillo di Alessandria, Commento al Vangelo di Giovanni XII, 21, 15).

Nel precedente comunicato del 5 giugno us. è stato segnalato che in Diocesi si tengono incontri in contesti privati in cui vengono replicati eventi promossi e guidati da don Claudio Crescimanno e don Andrea Maccabiani.

Vogliamo rappresentarvi che il Vescovo non è stato in alcun modo informato della presenza dei suddetti e di quanto vanno operando, ciò in violazione della comunione ecclesiale e del diritto canonico.

Abbiamo il dovere, pertanto, di precisare quanto segue:

1. Celebrazioni eucaristiche

La liturgia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, rifugge da ogni privatizzazione; un sacerdote, se sconosciuto, può essere ammesso a celebrare la S. Messa purché esibisca la lettera del suo Ordinario o celebret.

Nelle situazioni in esame ciò non è avvenuto; pertanto, celebrare senza il consenso dell’Ordinario diocesano è un atto illecito, seppur valido.

2. Celebrazioni secondo la liturgia romana anteriore alla riforma del 1970

Al Vescovo, quale moderatore, promotore e custode di tutta la vita liturgica nella Chiesa a lui affidata, spetta regolare le celebrazioni nella diocesi. È sua esclusiva competenza autorizzare l’uso del Missale Romanum del 1962, seguendo gli orientamenti dalla Sede Apostolica (cfr. Traditionis custodes).

Nella nostra diocesi non sono state avanzate richieste di costituzione di nuovi gruppi; ove venissero poste in essere celebrazioni che utilizzino il Missale Romanum del 1962, i fedeli dovranno ritenerle non conformi.

3. Confessioni

Per la valida assoluzione dei peccati si richiede che il ministro, oltre alla potestà di ordine, abbia la facoltà di esercitarla sui fedeli ai quali imparte l’assoluzione: la confessione senza facoltà è invalida (can. 966 § 1; can. 969 § 1 cjc).

Si invitano pertanto i fedeli ad esercitare il massimo discernimento confrontandosi con i propri Pastori per non incorrere in aperte violazioni della comunione ecclesiale e in irregolarità nei sacramenti”.

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