
“E’ finito un incubo, ma io non ho mai dubitato che la verità avrebbe trionfato nella giusta sede”. Il giorno dopo che la Corte d’Assise ha scagionato suo padre dalla terribile accusa di essere un assassino, Patrizia Fontanesi ha la voce rotta dall’emozione. “Tre anni d’inferno”, iniziati da quando suo padre Pietro è stato sospettato dopo 20 anni di essere l’uomo che la notte del 7 maggio del 1992 ha freddato il dottor Carlo Rombaldi davanti al garage della sua abitazione in via Fabio Filzi.

“Ma io – ha detto Patrizia Fontanesi nel corso di una conferenza nello studio dei Tarquini – sull’innocenza di mio padre non ho mai avuto dubbi”. E di dubbi non ne ha avuti nemmeno l’avvocato Giancarlo Tarquini che da ex pubblico ministero (è stato procuratore capo a Brescia) ha avuto parole dure per il sostituto procuratore Maria Rita Pantani: “Abbiamo evitato la condanna di un innocente”.