Parigi, Salon de la Revue nel segno dell’identità europeista

Intervista a Valdo Spini, presidente del Coordinamento delle Riviste di Cultura

Dal 10 al 12 ottobre, Parigi ha ospitato, presso la Halle des Blancs-Manteaux, nel cuore del Marais, la trentacinquesima edizione del Salon de la Revue, uno degli appuntamenti più significativi per il mondo delle riviste culturali francofone. All’iniziativa ha preso parte anche una qualificata rappresentanza italiana, con le testate aderenti al CRIC – Coordinamento delle Riviste Italiane di Cultura, presieduto dal On. Valdo Spini e rappresentato dalla vicepresidente Maria Panetta, direttrice della rivista “Diacritica”.

Al termine del Salon, abbiamo realizzato un’intervista con l’On. Valdo Spini, per tracciare un bilancio dell’esperienza parigina e approfondire il ruolo delle riviste di cultura nel dialogo europeo contemporaneo.

Onorevole Spini, quante riviste fanno parte del CRIC quest’anno?

Registriamo ogni anno sempre più adesioni. Siamo nati 27 anni fa e oggi sono quasi duecento, tra riviste e case editrici, a far parte della grande famiglia del Cric, oggi espressione di riviste culturali che animano il dibattito delle idee in ogni campo del pensiero e della creatività. Questo credo abbia nel tempo ripagato, rendendo il Cric autorevole punto di riferimento per le riviste e per il mondo culturale e intellettuale italiano.

Negli ultimi anni, il portale del CRIC è diventato una vetrina rilevante per le riviste culturali italiane. Ci può spiegare come è nato questo progetto digitale?

Abbiamo pensato che le riviste non sono delle monadi autoreferenziali, ma devono rimettersi in rete. Non è più facile come un tempo la comunicazione e lo scambio cartaceo, e quindi tanto più è importante che ci sia uno strumento, appunto il portale del nostro sito che consente alle riviste di cultura di esporre quanto stanno facendo e di proporsi alla dialettica e alla critica reciproca. Il dibattito è sempre il sale della conoscenza.

Come reagiscono i giovani autori e lettori al modello delle riviste culturali? Si può parlare di un rinnovato interesse generazionale verso questo tipo di pubblicazioni?

Direi proprio di sì. Dietro le riviste ci sono autentici nuclei di volontariato culturale, cioè di persone che hanno interessi o finalità comuni e che trovano molto positivo svilupparli nel tempo a cadenza temporale, cioè proprio quella cadenza mensile, bimestrale, trimestrale che è propria delle riviste. Naturalmente lo fanno con la sensibilità e strumenti propri della loro generazioni dalle quali noi abbiamo molto da imparare.

La presenza del CRIC al Salon de la Revue rappresenta un’importante occasione di collaborazione internazionale. Può anticiparci qualche iniziativa o progetto che state sviluppando insieme a istituzioni francesi o europee?

Si, in effetti la nostra presenza al Salon de la Revue come Cric permette di intrecciarci sia con studiosi interessati alla cultura italiana che con italiani che studiano o insegnano e agiscano in Francia. Noi organizziamo una tavola rotonda ogni anno, oltre allo stand delle nostre riviste. E quest’anno abbiamo voluto intitolarla all’Europa, proprio perché su questo terreno cultura italiana e francese devono sviluppare un rapporto sempre più stretto. Sappiamo molto bene che il tema Europa è contestato sia in Francia che Italia e tanto più chi si sente europeista deve impegnarsi in questo dialogo.

Potrebbe raccontarci un esempio di collaborazione di successo tra il CRIC e realtà italofrancesi o europee?

Mi limito a due esempi.  Un primo esempio può essere la rivista internazionale di studi sciasciani Todomodo che si intreccia col periodico francese «La quinzaine littéraire». Un secondo esempio di una rivista nostra socia è Francofonia che si occupa di studi e ricerche su letterature di lingua francese ed è diretta dalla Prof.ssa Maria Chiara Gnocchi. Qui siamo proprio nel campo di una iniziativa italiana per studiare la cultura francese. Negli anni passati Francofonia ha animato le nostre conferenze al Salon de la Revue.

Quali sono le principali difficoltà economiche che affrontate oggi? Quali soluzioni il CRIC sta considerando per garantire una stabilità finanziaria alle riviste associate, nel breve e medio termine?

Il Cric vive delle quote dei suoi soci e qualche volta di piccoli contributi ministeriali. Può partecipare però ad un evento di grande portata come Piu libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria di Roma del dicembre di ogni anno, grazie ad un contributo dell’8×1000 della chiesa valdese. Più in generale certamente se il nostro coordinamento fosse dotato di maggiori mezzi potrebbe evidentemente fare molto di più. La nostra filosofia è evidente: visto che nelle librerie commerciali la presenza delle riviste è sempre più difficile, cerchiamo come Cric di offrire le riviste socie la possibilità di partecipare alle grandi fiere e grandi saloni in questo campo. Un provvedimento che potrebbe essere utile sarebbe quello di allargare alle riviste i fondi che sono attualmente destinati all’acquisto dei libri.

Quest’anno il CRIC partecipa al Salon de la Revue con una tavola rotonda presieduta da lei, Maria Panetta (direttrice di “Diacritica” e Vicepresidente del CRIC), Roberto Giacone (Comité de Paris de la Dante Alighieri), Giada Fazzalari (giornalista, segretaria generale del Cric) e Maria Chiara Prodi (Maison d’Italie, CIUP), incentrata sul ruolo delle riviste culturali e dell’Europa in un periodo di crescente instabilità politica. Secondo lei, la critica culturale può ancora avere una funzione diplomatica?

È un dovere. Abbiamo voluto promuovere un dibattito proprio perché la nostra presenza a Parigi accanto alla cultura francese vuole essere un segnale molto chiaro, oltre che di rapporto fraterno fra i due paesi, anche di collocazione di identità europeista. Riteniamo che questa nostra testimonianza sia stata molto significativa. È importante che le riviste si associno, che facciano rete, che si adeguino anche alle innovazioni tecnologiche e che quindi siano presenti e dialoghino con analoghe riviste a livello europeo e internazionale.

Il titolo della tavola rotonda è “Pour l’Europe” (“Per l’Europa”). Se l’Europa dovesse venire meno, quale scenario si prospetterebbe?

Uno scenario evidentemente molto nero. Dobbiamo dispiegare ogni sforzo perché questo non avvenga. Naturalmente nel concetto di Europa noi vediamo la necessità di sviluppare relazioni internazionali in genere: faccio un esempio: la Gran Bretagna giuridicamente non è nell’UE, ma culturalmente la riteniamo Europa. E tramite la GB si può anche stabilire un ponte sull’Atlantico verso Stati Uniti e Canada.

Il CRIC è nato per difendere l’indipendenza del pensiero critico e la libertà delle riviste. Come vede attualmente la situazione della libertà di stampa e di espressione in Italia? Che ruolo possono avere realtà come il CRIC nel sostenere l’autonomia editoriale e culturale?

L’Italia è scesa al 49mo posto nella classifica del 2025 di Reporterer sans frontiere ed è il paese con il peggior posizionamento nella classifica tra i paesi dell’Europa occidentale. Certo, i fattori che hanno fatto scaturire una condizione simile sono molteplici e non soltanto riconducibili a forme di applicazione della censura, ma è un campanellino d’allarme che non possiamo ignorare. La cultura è l’argine; mette in discussione certezze, stimola il pensiero critico e chi ha accesso alla cultura può sviluppare una propria visione del mondo. La cultura è una difesa contro la manipolazione e le riviste sono lo “strumento”.

Il Salon de la Revue è anche un luogo di incontro inter-generazionale. Che messaggio vorrebbe trasmettere ai giovani?

La cultura intesa in senso ampio, attraverso anche le modalità in cui si esprime, i mezzi di comunicazione, la varietà dei linguaggi e delle forme espressive, può essere una dimensione fondamentale di recupero della memoria storica e di conoscenza tra persone, ma anche di esperienze di generazioni diverse. Ai giovani voglio dire: leggete, informatevi ma soprattutto non limitatevi all’informazione “usa e getta”, quella convulsa ed veloce. Approfondite, fatevi delle domande, elaborate un pensiero critico, soltanto vostro. Anche questa è libertà.

On. Spini, se dovesse descrivere il CRIC in tre parole o aggettivi, quali sceglierebbe?

Rete, scambio, arricchimento culturale.

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