Palestina, nuova escalation di violenza

Pisa – Due settimane fa parlavamo di ripresa del processo di pace, speranza di dialogo e conciliazione, a Roma Shimon Peres e Abu Mazen, grazie all’invito di Papa Francesco pregavano insieme e quelle immagini hanno fatto il giro del mondo. Oggi, pochi giorni dopo quell’incontro, che ha segnato una pagina importante per superare le contrapposizioni anche religiose in Medio Oriente, tutto rischia di precipitare di nuovo in una escalation di violenza.

Un film purtroppo, già visto. Le prime immagini dei Tg mostrano il sole a picco lungo le pietraie della Palestina, nelle colline brulle avanzano in linea i soldati israeliani. Nei cieli gli elicotteri e gli aerei militari si alternano nello scansionare il suolo, centimetro per centimetro, per trovare Eyal Yifrach, Gilad Shaer e Naftali Frankel i tre ragazzi israeliani, scomparsi da una settima all’uscita della scuola: rapiti, molto probabilmente, da un gruppo terroristico e tenuti prigionieri in un posto remoto, verosimilmente in Palestina. Israele ha messo in atto un’imponente operazione che ha condotto al fermo di 300 palestinesi, prelevati nelle loro case.
Il vertice politico di Hamas nella West Bank è ormai, per intero, sotto interrogatorio nelle prigioni israeliane. La città palestinese di Hebron è posta sotto assedio. Scontri a fuoco sono registrati nel Nord a Jenin e nell’estremo Sud a Dura dove è stato ucciso dal fuoco dei soldati israeliani un bambino di 13 anni; anche alle porte di Gerusalemme è stata registrata una vittima palestinese e nei pressi del campo profughi di Dheisheh, dove Papa Francesco, durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa, ha incontrato i giovani palestinesi, si spara tutt’ora.

Eppure dei tre ragazzi israeliani rapiti non c’è traccia. Ininterrottamente da giorni proseguono le ricerche. Dove sono finiti i giovani israeliani? Chi li tiene prigionieri? Il Primo Ministro israeliano Netanyahu accusa apertamente Hamas e i fondamentalisti musulmani smentiscono ogni implicazione nell’accaduto. Il presidente palestinese Abu Mazen chiede pubblicamente l’immediata liberazione dei ragazzi israeliani rapiti e la condanna internazionale per la punizione collettiva innescata da Israele.

Il portavoce di Hamas accusa il successore di Arafat di essere un traditore della causa palestinese, di fatto il governo di unità nazionale palestinese appena insidiato vacilla. Da parte israeliana Netanyahu intima ad Hamas una punizione esemplare, Hamas replica minacciando l’inferno per Israele. Un gruppo di arabi israeliani aderisce alla campagna per la liberazione dei tre studenti ebrei, in risposta ottengono minacce di morte sul web. Intanto le prime voci che attribuiscono il rapimento ad una cellula Salafita rimbalzano nei media, europei ma non in quelli israeliani.

Supposizioni? No, è una notizia plausibile. Molto plausibile e di cattivo auspicio. Torna alla memoria la tragica fine del cooperante italiano Vittorio Arrigoni, sgozzato vilmente proprio per mano di jihadisti a Gaza. Ma questo è l’unico filo rosso che lega i due casi: la paternità di un gruppo terroristico fuori controllo, una scheggia impazzita nell’assurdo mondo della Guerra Santa spa. I rapitori dei giovani israeliani sarebbero un gruppo di jihadisti, gli stessi che insanguinano la guerra civile in Siria.

Terroristi della stessa matrice delle armate Isis che massacrano la popolazione civile irachena in questi giorni: aspiranti padroni del Medio Oriente, con un disegno fatto di distruzione e di efferati crimini contro l’umanità. Non è la prima volta che Israele si trova ad affrontare il rapimento di propri cittadini. In passato trattò direttamente con Hamas per liberare Gilad Shalit. Dopo una guerra, 5 anni di prigionia, la restituzione dei cadaveri di tre militari israeliani, la liberazione di decine di prigionieri palestinesi, il soldato Shalit tornò a casa. Era il 18 ottobre del 2011.

Oggi l’atmosfera è differente. Pare ancor più lontano l’episodio di Nachshon Wachsman, sergente di fanteria, ostaggio di Hamas per 6 giorni prima di essere giustiziato dai terroristi durante il blitz tentato per liberarlo. Israele oggi non può aprire una estenuante trattativa con terroristi jihadisti, non può attendere anni per abbracciare i giovani rapiti ma non può nemmeno rischiare un blitz militare in caso trovasse il rifugio degli ostaggi. Non può continuare ad arrestare centinaia di persone. Non dovrebbe proseguire nella costruzione di colonie e nell’occupazione della Palestina. È obbligata a cercare una soluzione meno brutale a questo caso drammatico.

Nel momento di maggiore difficoltà, sia politica che militare, l’alleato americano è l’unica sicurezza per Israele. Purtroppo non sempre le scelte statunitensi sono state felici in quella parte del mondo. Forse una maggiore collaborazione e cooperazione con i palestinesi e l’intervento dell’Europa, del Pontefice potrebbero risultare la cosa migliore da fare e subito.

 Enrico Catassi    Alfredo De Girolamo
Foto: asianews.it
Rispondi
Rispondi a tutti
Inoltra
Total
0
Condivisioni
Prec.
Mondiale Brasile: dal sogno all’incubo in una partita

Mondiale Brasile: dal sogno all’incubo in una partita

Firenze – Dopo la vittoria con l’Inghilterra brusca frenata per gli

Succ.
Il treno va a fuoco, salvi i passeggeri

Il treno va a fuoco, salvi i passeggeri

Pisa – E’ stata riaperta stamani mattina verso le 5 la linea

You May Also Like
Total
0
Condividi