Ossa del passato, Bones, per un inquietante Tomorrow

La mostra di Andro Erazde conturba e affascina, è permanenza e trasformazione

Firenze – Le ossa, Bones, testimoniano che qualcosa c’era, ma è un tempo passato, il presente non c’è ma il futuro prende ambiguamente e lentamente forma: più un presentimento che una realtà. Comunque Tomorrow, il domani non può srotolarsi se non partendo dal passato, Bones, appunto. Permanenza e trasformazione. Si snoda tra la prestigiosa sede del Project Space al piano terra di Palazzo Strozzi, sopra al quale migliaia di persone dall’Italia e dal mondo stanno accorrendo a vedere la mostra del Beato Angelico, e l’ex-Teatro dell’Oriuolo, la sede dello IED (istituto Europeo di Design) a Firenze.

Si tratta, dal 20 novembre scorso al 25 gennaio 2026, della prima personale in Italia dell’artista e filmaker georgiano Andro Eradze, nato a Tbilisi nel 1993, che attraverso fotografia, installazione, video e cinema sperimentale esplora l’azione e l’intersecazione tra l’umano e il non umano, i paesaggi che tracciano i confini tra le diverse esperienze umane, le relazioni tra oggetti, piante e animali. L’intrigante titolo dal sapore vagamente gotico della mostra in corsa è “Bones of Tomorrow”e segna non solo un interessante passo avanti nella conoscenza del giovane, singolare e avvolgente artista ma anche un’inedita collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi che abita in un palazzo-capolavoro del Rinascimento per antonomasia ed è una delle più quotate sedi espositive e culturali a livello nazionale e internazionale con gli studenti che studiano curatela artistica allo Ied . Dividendosi, il progetto, tra Strozzi e l’ex Teatro dell’Oriolo sede dello IED fiorentino.

La mostra è curata da Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, insieme a Daria Filardo, coordinatrice del dipartimento Arte dello IED di Firenze, in collaborazione con la classe del Master in Curatorial Practice 2024-2025 (Chiara Bertaiola, Naveen Bosco, Sophia Mary Katherine Cooper, Bianca Rafaelle Manlangit, Maria Cristina Martinelli Carraresi, Ekaterina Ozerova, Grace Anastasia Smith, Caterina Varenna). Colpito e contento per la collaborazione, Galansino, che sottolinea oltretutto come si tratti di “una mostra complessa fatta di installazioni e foto, al confine tra reale e immaginario. Ossa per il domani: già si parte con un’ ambiguità in uno spazio temporale che tutto confonde. Le ossa del domani altro non sono che ciò che è stato e ciò che deve avvenire. E’ il passaggio del tempo” . Mentre la direttrice di IED Firenze, Benedetta Lenzi, avverte della singolarità dell’iniziativa “testimone di un nuovo modello formativo che fa uscire i ragazzi dalla scuola e diventare parte reale della città già prima di avere finito il corso di studi. Un modello, dunque, di scuola aperta e capace di generare valore già durante il suo corso tramite un modello di relazioni. Il dialogo tra la Fondazione Strozzi e gli studenti che si preparano a un futuro di curatela è stato davvero vivace e profondo dando vita a una reale relazione tra artista, spazio e idee. La collaborazione con lo IED ha permesso che ciò che era piccolo diventasse un grande progetto”. Un passo ulteriore di apertura alla città, come fa notare Lenzi. Non più solo lo IED che organizza performance nell’ex Teatro dell’Oriolo e invita i visitatori, da qualsiasi parte del mondo provengano, ad andare a vedere, quanto gli studenti che escono dalle aule e collaborano attivamente con una delle più qualificate e internazionalizzate istituzioni culturali della città.

Convinto, Andro Erazde, che “bellezza e collasso possono coesistere” e che il collasso del giardino raffigurato nell’installazione di Palazzo Strozzi, corrisponda all’idea di affrontare il potere dell’immaginazione ma anche della funzionalità e disfunzionalità degli oggetti selvatici che irrompono negli spazi domestici. Tra Strozzi e IED viene raffigurato un mondo in continuo cambiamento: “la transizione e la mutevolezza”, dice Erazde. Quanto alla collaborazione con la scuola, “abbiamo studiato insieme e i ragazzi hanno dato al progetto della mostra un contributo integrante, dimostrando di essere persone che sanno riflettere in profondità . La nostra è stata una collaborazione non solo di lavoro ma anche umana e di relazioni”. Che ha dato due frutti dislocati in due sedi diverse, Palazzo Strozzi e ex Teatro dell’Oriolo, ma legati da un uguale fil rouge di mistero, enigma, mutevolezza, alternanza di umano e non umano. Tramite un progetto, elaborato in collaborazione tra artista, addetti al mestiere e studenti o, che mette insieme video, fotografie e installazioni concepite appositamente per le due sedi, Strozzi e IED, entro le quali i visitatori possono agevolmente spostarsi a piedi, consolidando l’idea di un progetto unico, in relazione tra un luogo e un altro, in cui il tempo non va né avanti né indietro ma in ogni direzione.

Non esiste rapporto tra causa e effetto, la sensazione preponderante è quella di un enigma inestricabile che mette insieme soggetti, intenzioni, esperienze, itinerari diversi, soprattutto opposti , a volte incontrandosi naturalmente ma senza un asse portante. Essendo sparito ogni rapporto tra causa e effetto e rimanendo solo la sensazione di una sostanziale enigmaticità . Coesistono le forze in opposizione, per esempio il collasso e la bellezza, come dice Andro, l’umano e il selvatico, il domestico e gli animali. La passeggiata tra Strozzi e IED resta senza conclusioni univoche, e per questo affascinante: ogni interpretazione è aperta, ogni rapporto causa effetto e impensabile, tutto e niente coesistono, non c’è soluzione univoca.

Le ossa, “Bones”, testimoniano che qualcosa c’era, ma è un tempo passato, il presente non c’è ma il futuro prende ambiguamente e lentamente forma: più un presentimento che una realtà. Comunque “Tomorrow”, il domani, non può srotolarsi se non partendo dal passato, le ossa, appunto, un termine usato per significare che il persistere di una qualche materia. Permanenza e trasformazione.

Partiamo dal Project Space a Palazzo Strozzi. In sala, il video “Flowering and Fading” (2024) trabocca di mistero, l’atmosfera cattura, il paesaggio e’quello della natura ma i frutti sono in decomposizione, trafitti da strutture metalliche, lo scorrere del tempo è un flusso imprevedibile. Raffigurati anche spazi domestici e oggetti quotidiani ma che perdono progressivamente la loro funzione mentre forze invisibili della natura irrompono nella casa, generando una dimensione onirica dove logica e realtà si dissolvono. Nella seconda sala, sempre a Strozzi, il punto di vista dell’interno domestico si sposta verso l’esterno: da un modellino in legno di una casa parte la proiezione di un video che racconta del mondo animale e del suo subconscio. Qui il fuoco rigenera la materia, la rinascita è possibile e i sogni prendono corpo. Nell’ultima sala, questa volta non video ma foto, ecco un’ altra declinazione del tempo: le foto raffigurano soggetti vegetali in uno stato di decomposizione, come se si trattasse di immortalare e fermare la loro metamorfosi mentre la muffa che via via ricopre i frutti va a significare la trasformazione inevitabile e inarrestabile della materia .  

Nell’ex Teatro dell’Oriolo la mostra prosegue con una serie di nuove foto appositamente scattate sempre sul tema ambiguo di trasformazioni, metamorfosi, materia in continuo mutamento per chissà se e quale futuro. Le immagini sono nove, tutte molto forti e assai ambigue, come di regola con Erazde, e tutte inserite in una inusuale e audace installazione site-specific di strutture metalliche appuntite che, sospese sopra il pubblico, ti rendono inquieto come se un imminente pericolo ti incombesse addosso. Intorno all’installazione, le immagini fotografiche protette dentro teche che trasformano, ognuna, la metamorfosi in transizione, in una materia che cambia forma e diventa un nuovo organismo. Così le due inquietanti atmosfere di Strozzi e dell’Oriolo si saldano tramite un mondo alla rovescia dove lo sguardo va dal basso in alto generando una forte sensazione di pericolo. Chiude tutto un video che si ricongiunge a quello dell’inizio ma sempre senza definire tempi e spazi.

Il progetto è promosso e organizzato da Fondazione Palazzo Strozzi e IED Firenze.I sostenitori pubblici, Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Camera di Commercio di Firenze. Sostenitori privati , Fondazione Palazzo Strozzi, Fondazione CR Firenze, Intesa Sanpaolo, Fondazione Hillary Merkus Recordati, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi. Il tutto, accompagnato da una pubblicazione a cura di Martino Margheri edita da Marsilio Arte.

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