Il fatto è che quelle immagini sono insopportabili per la sensibilità e i valori su cui si è costruita la nostra Costituzione, su cui si è fondata l’Europa. Ed è insopportabile l’idea che agenti “tagliagola”, come da più parti sono stati definiti, vengano in Italia per occuparsi di sicurezza alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. ‘Sporcare’ proprio le Olimpiadi poi, il portato per eccellenza di una cultura secolare di pace, inclusione e cooperazione tra i popoli.
Sono insuperabili quelle immagini di esecuzioni a freddo, bambini arrestati come esca per i genitori, retate a strascico, rastrellamenti, che hanno fatto di Minneapolis un teatro di barbarie, il simbolo della deriva autoritaria del presidente Donald Trump. Protagonista il suo braccio armato, l’Immigration and Customs Enforcement, il famigerato ICE, le cui regole di ingaggio vanno ad allargarsi senza limiti, dalla caccia ai migranti alla persecuzione di chiunque si opponga a questa furia barbarica. Le due vittime freddate per strada, Renée Good il 7 gennaio scorso e Alex Pretti il 24, erano americani e bianchi, inermi, ma pericolosi eversivi per l’Ice e anche per la Casa Bianca .
“Squadracce”, le chiama chi inorridisce davanti a quelle immagini, la “milizia che uccide”, secondo la definizione del sindaco di Milano Giuseppe Sala che, nella sua città, non li vorrebbe proprio vedere. Eppure è stato annunciato ufficialmente anche dal Viminale, dopo un balletto di conferme e smentite: sì, agenti ICE saranno in Italia per i Giochi olimpici invernali, a vigilare sulla rappresentanza diplomatica americana. L’ordine di scuderia del governo italiano e della sua maggioranza è minimizzare e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha subito precisato che si tratta solo di una decina di unità, non il braccio operativo dell’ICE, ma quello investigativo, l’Homeland Security Investigation, un gruppo di analisti esperti che seguiranno da dietro un computer, 24 ore su 24, la delegazione degli atleti americani. Questi agenti-analisti inoltre resteranno chiusi nel consolato Usa a Milano insieme alle altre delegazioni.
In un primo momento Piantedosi aveva avuto un altro atteggiamento; ignaro e stizzito dalle notizie di stampa, dichiarava di non sapere della presenza di agenti dell’ICE: “Non mi risulta ma non vedo il problema”. Più informato di lui sembrava il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana che ammetteva, smentendo Piantedosi: sì ci saranno, “faranno la guardia del corpo di Rubio e Vance per verificare che nessuno gli dia uno spintone o che gli succeda qualcosa”. Alla cerimonia inaugurale del 6 febbraio quindi partecipano, in rappresentanza degli atleti americani, il vicepresidente Usa, J.D. Vance, e il segretario di Stato, Marco Rubio e saranno superblindati, anche dalle scorte personali (i servizi segreti e diplomatici), come tutti gli altri alti rappresentanti di Stato del resto, quando vanno in veste ufficiale all’estero.
Ma minimizzare non è bastato, la miccia delle opposizioni è scoppiata, Pd in testa, che ha subito depositato due interrogazioni, una al Senato e una alla Camera, dove si chiedono “chiarimenti immediati e l’esclusione di qualsiasi presenza operativa dell’ICE sul territorio italiano” e poi i dettagli più sensibili, cioè “quali dati di cittadini italiani ed europei saranno eventualmente condivisi con la milizia di Trump per svolgere le sue funzioni”. Si è incendiato anche il Consiglio regionale della Lombardia, ci sono petizioni, flash mob e la manifestazione di sabato prossimo a Milano, dove tutti arriveranno con i fischietti, simbolo della protesta contro gli agenti dell’ICE a Minneapolis. Alla Camera i deputati di opposizione sedevano con la spilletta ‘ICE out’, perché “le squadracce” in Italia “non sono le benvenute”.
Il sindaco Sala ha alzato ancora di più il tiro attaccando il ministro: “Io da italiano, prima ancora che da cittadino milanese non mi sento tutelato da Piantedosi”, reo di avere minimizzato la questione perché l’ICE a Milano non sarebbe un problema per il governo.
Il ministro intanto è andato avanti: il 27 ha presieduto al Viminale il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, dove “è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento della pianificazione delle attività di sicurezza, confermando il modello di collaborazione interforze e il costante coordinamento tra tutte le amministrazioni coinvolte, in linea con gli standard previsti per i grandi eventi internazionali. È stato evidenziato- spiega la nota del ministero- l’impegno complessivo di circa 6.000 unità del sistema di sicurezza nazionale. Il dispositivo prevede l’impiego di sistemi di sorveglianza avanzati, tra cui droni e dispositivi di vigilanza aerea”.
Lo stesso giorno Piantedosi ha avuto un incontro con l’ambasciatore americano in Italia, Tilman J. Fertitta: “Le Autorità americane – ha confermato la nota del Viminale – tra le varie agenzie coinvolgeranno anche l’Home Security Investigation, i cui analisti lavoreranno esclusivamente all’interno delle loro sedi diplomatiche”. Poi si precisa: “Gli investigatori di Home Security Investigation sono presenti in oltre 50 nazioni, da anni anche in Italia, ma non svolgono servizi di controllo dell’immigrazione in Paesi stranieri. Tutte le operazioni di sicurezza sul territorio dunque restano come sempre sotto esclusiva responsabilità e direzione delle autorità italiane”. Sarà soprattutto questo che il ministro Piantedosi andrà a riferire alla Camera mercoledì 4 febbraio dopo le richieste di spiegazioni reclamate in aula da tutti i partiti di opposizione.
Intanto dall’America arrivano notizie ‘distensive’ su Minneapolis. Donald Trump ha capito che gli orrori dell’ICE possono essere un boomerang per lui, in pericoloso calo di consensi anche fra i suoi sostenitori Maga (due su tre bocciano tutta quella brutalità). Così il presidente prende la strada della de-escalation mandando a casa Greg Bovino, lo spietato comandante operativo dell’ICE, teorico del sistema ‘turn and burn’: operazioni rapide, visibili, e arresti eseguiti prima che le comunità locali possano organizzare una resistenza. Al suo posto è stato inviato a Minneapolis Tom Homan, lo ‘zar dei confini’ amante del ‘law and order’, con il compito di abbassare la tensione. Non solo, gli agenti dell’ICE del Minnesota pare abbiano ricevuto l’ordine di evitare di confrontarsi con ‘agitatori’ durante le loro azioni e di prendere di mira solo gli immigrati con accuse o condanne penali.
Trump intanto è già altrove, fuori dai confini nazionali, sullo scacchiere mediorientale che sembra dargli più soddisfazione, con nuove minacce agli ayatollah perché, avverte, “Il tempo stringe e se l’Iran non tratta sul nucleare, attaccheremo”.
L’Italia, pronta alla festa olimpica di inaugurazione, resta ancorata alla polemica dell’ICE, alle opposizioni non bastano le rassicurazioni del governo. La portata simbolica di quegli agenti, seppur analisti e non operativi, non si riesce a digerire: “Non vogliamo chi calpesta i diritti umani e agisce fuori da ogni controllo democratico. E’ inaccettabile pensare che un’agenzia di questo tipo possa avere un ruolo, qualunque esso sia, nel nostro Paese”, spiega bene Alessandro Zan, europarlamentare Pd.
E poi c’è ancora il sindaco di Milano Beppe Sala che va oltre le Olimpiadi toccando un nervo politico scoperto in Italia: “Ma una volta noi potremmo dire un ‘No’ a Trump? Qui non si parla di interrompere relazioni o di creare un caso diplomatico, ma un ‘No’, potremmo dirlo?”.