Nella tarda serata di ieri è arrivata la notizia che il governatore della Regione Puglia, ha sottoscritto l’invito di un’associazione brindisina, “L’isola che non c’è”, sostenuta anche da Cgil Lecce e la Commissione Giovani dell’Emilia Romagna a candidare i bambini di Gaza al premio «Nobel per la Pace». Un gesto simbolico per ricordare, come sottolineato dall’assessore al Welfare e allo Sport, Casili “le terribili sofferenze quotidiane del popolo palestinese, e in particolare dei suoi figli più giovani. Non è solo in gioco il destino della Palestina, impegnata da decenni in un difficile cammino di autodeterminazione, ma anche il futuro delle future generazioni, che difendono valori fondamentali come libertà, istruzione, pace e giustizia”.
Una sottoscrizione che tuttavia nel nostro Paese ha già suscitato non poche polemiche. Da un lato i sostenitori che plaudono al gesto della Regione Puglia perché “non cali il silenzio sui bambini di Gaza”, dall’altro i più critici che sollevano dubbi sulla bontà dell’iniziativa definendola “un’operazione meramente politica messa in campo dalla sinistra che,per ricompattarsi, mira ad infastidire il Governo che non ha preso una posizione forte contro la gestione della crisi da parte di Israele”. E la richiesta poi di chiarire perché circoscrivere il Nobel ai soli bambini palestinesi quando innumerevoli sono i conflitti nel mondo,in Paesi anche a noi vicini nei quali sono coinvolti minori.
E su questo dando un’occhiata alle ricerche del Peace Research Institute di Oslo, dell’Uppsala Conflict Data Program’s Georeferenced Event Dataset, incrociato con i dati demografici del Gridded Population of the World e delle Nazioni Unite, risulta che ben 449 milioni di bambine e bambini vivono in zone di conflitto. Tra i Paesi più colpiti l’Afghanistan, la Somalia e la Siria,lo Yemen e la Repubblica Democratica del Congo, il Mali, la Repubblica Centroafricana, la Nigeria, il Burkina Faso e Myanmar. In Africa 180 milioni di bambini sono costretti vivere in zone ad altro rischio. Senza contare il Medio Oriente. A Gaza, in meno di due anni di guerra, oltre 20.000 minori hanno perso la vita e più di 17.000 risultano separati o non accompagnati, mentre il 90% vive in condizioni di grave insicurezza alimentare. In Ucraina, a tre anni dall’escalation del conflitto, più di 2.000 bambini sono stati uccisi o feriti, circa 3,7 milioni sono stati costretti alla fuga e quasi il 40% delle scuole è stato danneggiato o distrutto. In Sudan, la guerra civile ha reso 13 milioni di bambini bisognosi di assistenza umanitaria urgente. In Repubblica Democratica del Congo, oltre 2,8 milioni di minori sono stati costretti alla fuga, mentre migliaia risultano reclutati come soldati. In Yemen, dopo quasi un decennio di conflitto, 11 milioni di bambini dipendono dagli aiuti umanitari e centinaia di migliaia rischiano la vita a causa della fame. In Afghanistan, 4 milioni di minori sono fuori dalla scuola e più di 1 milione sotto i cinque anni soffre di grave malnutrizione acuta. In Iran il massacro più terrificante della storia moderna avvenuto in sole 48 ore, con oltre 35 mila le persone uccise,e tra questi moltissimi bambini, secondo i rapporti del Time e di Iran international.
A questi scenari tra i più noti, si aggiungono altre aree dimenticate nelle quali i più piccoli restano vittime invisibili di violenze, fame e reclutamento forzato.
Un bilancio che mette in luce le violenze contro i minori, in aperta violazione del diritto internazionale. Un vero e proprio massacro operato dai signori della guerra in palese disprezzo per l’infanzia e i diritti dei bambini di tutto il mondo. Oggi dovremmo solo parlare più che del numero dei bambini che popolano i cimiteri e gli ospedali, del numero di studenti che vanno invece a scuola e sorridono alla vita. Invece assistiamo impotenti alla sofferenza di un neonato privato di cure, ad un bambino colpito da una bomba, di un giovane costretto a diventare soldato.
Tirando le fila, il punto è che è necessario appellarsi ai governi affinché condannino con convinzione tutte le violazioni dei diritti dei minori, dagli attacchi a scuole e ospedali alla negazione di cibo, acqua e medicine, per un mondo a misura di bambini affinché essi non siano più strumenti di guerra, ma protagonisti di pace. E dunque, in mancanza di soluzione ai conflitti, ben venga il Nobel per la Pace ai bambini, però dell’intero mondo, senza distinzioni.