Occupazione, 46mila posti in più in Emilia-Romagna

A trainare la crescita degli occupati nei primi sei mesi del 2016 (più 2,4%) sono le donne. Riparte anche l’export in aumento del 3,4%.

L’occupazione in regione continua a crescere: nel secondo trimestre di quest’anno, in Emilia- Romagna, hanno lavorato 1.979.171 persone, 57.597 in più dell’anno scorso. In totale, tra gennaio e giugno, l’occupazione è cresciuta di 46mila unità. Si tratta di un aumento del 2,4%, grazie soprattutto all’accelerazione registrata tra aprile e giugno. La fotografia è dell’Istat e dei suoi dati trimestrali sul lavoro.
E in Regione esultano, dopo che qualche settimana fa i dati Inps avevano fatto emergere la crisi del posto fisso crollato in un solo mese di mille unità: All’inizio del mandato la disoccupazione era al 9%, l’obiettivo del 7% a fine anno è sempre più realistico – assicura il presidente Stefano Bonaccini – così come la riduzione di quattro punti percentuali a fine legislatura». Secondo il presidente, la strada per raggiungere questo obiettivo è segnata: «Continueremo a puntare sull’innovazione e a insistere sulla politica di investimenti pubblici. A trainare la crescita sono le donne: l’aumento di lavoratrici nel secondo trimestre è di 46mila unità, mentre gli uomini occupati in più sono poco meno di 12mila. Anche se la maggioranza degli occupati è di sesso maschile: 1,083 milioni contro 896mila donne.

Le persone in cerca di lavoro sono 144mila, 16mila in meno dell’anno scorso. Qui, la maggioranza dei disoccupati è fatta di donne: sono 78mila, contro i 66mila uomini alla ricerca di un’occupazione. E se il tasso di disoccupazione cala al 7,5% come media del semestre, soprattutto grazie al miglioramento del secondo trimestre in cui è stata del 6,8%, la forbice uomini – donne resta ampia: tra aprile e giugno gli uomini in cerca di un’occupazione erano il 5,7%, le donne erano l’8%. Nonostante le differenze di genere, l’Emilia-Romagna è la regione italiana in cui le donne hanno la maggior partecipazione al mercato di lavoro, con un tasso di attività del 68,2%.

Intanto, dopo la doccia fredda dei primi tre mesi del 2016, riparte l’export: tra aprile e giugno le imprese emiliane hanno portato oltreconfine beni per 14,598 miliardi, 444 milioni in più rispetto al secondo trimestre dell’anno scorso. Una crescita del 3,14%, che da un lato conferma il rallentamento: l’anno scorso, nello stesso periodo, l’aumento era del 5%. Ma si tratta comunque di un dato di crescita rispetto allo zero spaccato di inizio anno. A tirare il nostro commercio estero è l’Unione Europea: qui le esportazioni aumentano del 6,5%, mentre fuori da Schengen le vendite dei prodotti emiliani calano del 4,3% (ed è uno dei dati peggiori tra le regioni italiane).

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