Firenze – La storica istituzione fiorentina, Accademia Cappiello, fondata nel 1956 dal pittore e pubblicista Gastone Canessa nel segno della grafica, della comunicazione e del costante contatto tra la creatività, la cultura delle professioni e l’imprenditorialità locale, nel senso che non vale tanto la sola creatività quanto la capacità di trasformarla in progetto concreto, compie quest’anno 70 anni. Celebrandoli con una serie di appuntamenti nella bella villa sul viale Michelangelo.
La accompagnerà nelle celebrazioni Hdemy Group, in cui l’Accademia è entrata dal 2024 alleandosi a Nad (Nuova Accademia del Design, nata dal gruppo nel 2012) che ha due sedi: Verona e Milano. Creando un più forte ed eclettico polo della formazione nei settori della comunicazione, design e moda, come vuole essere, appunto, Hdemy Group, fondato a Verona nel 2010 . Un polo che intende, spiega il suo presidente e fondatore, Nicola Pighi, rispettare le differenze e le peculiarità locali dei due diversi istituti, e soprattutto dei rispettivi territori, ma rafforzati e valorizzati dal procedere uniti, come annuncia insieme al coordinatore dei corsi di Interior Design e Product Design dell’ Accademia Cappiello, Stefano Mingaia.
Così anche il settantesimo fiorentino avrà un significato più ampio, pur conservando le peculiari caratteristiche dell’Accademia. Dice Pighi: «Noi non uniformiamo le nostre accademie, perché difendere storie e culture locali è leva di innovazione». L’ Accademia Cappiello continuerà il suo percorso di realtà storica della formazione creativa in Italia e Mingaia annunzia anche un innovativo corso di comunicazione del design. La stessa autonomia la conserva Nad. Hdemy Group, connette due eccellenze radicate in territori con identità differenti, valorizzando, spiega Pighi, le differenze ma anche una vocazione comune: la cultura del progetto, la visione e il dialogo con il tessuto imprenditoriale. «Custodire un patrimonio culturale di un territorio non significa fermarlo – continua il presidente di Hdemy Group – Ma trasmetterlo, rinnovarlo e renderlo vivo nel presente».
Tra le iniziative per il 70° anniversario, ci sarà la mostra “Essere Cappiello” che verrà inaugurata il 27 maggio nella sede fiorentina di viale Michelangiolo. Non sarà tanto una celebrazione quanto un percorso di riflessione attraverso sessanta lavori dell’Accademia – tra progetti innovativi, documenti d’archivio e video – messi in relazione con opere e manifesti dei tempi di Leonetto Cappiello (1875 – 1942), l’artista a cui da cui l’istituzione deve il nome e che riusciva a trasformare il manifesto in un linguaggio moderno della comunicazione pubblicitaria.
Un punto di vista, questo, facilmente inseribile in Hdemy Group che dichiara di considerare la formazione come un’attività in cui cultura, progetto e responsabilità convergono. E di volere puntare sul futuro considerandone però anche le radici. Per Cappiello come per Nad la formazione non si limita alla preparazione professionale, ma vuole trasmettere una parte viva del patrimonio culturale italiano. Su questa impostazione, sottolinea Pighi, si fonda il Polo formativo che il gruppo intende formare.
«Ripartiamo dall’italianità e dal valore dei territori per formare i progettisti di domani», dice, ancora, Nicola Pighi. Precisando: «Per noi la formazione ha senso quando riconosce ciò che rende un luogo, una cultura e una tradizione davvero significativi, e lo trasforma in visione, metodo e responsabilità. Ciò che potrebbe sembrare una differenza da ridurre, per noi è una risorsa da valorizzare, perché la cultura di un territorio incide sulla formazione e ne rafforza la qualità».
Firenze, Verona e Milano, tre città che, insieme, possono trasformarsi da tre semplici luoghi geografici in tre contesti culturali che valorizzino un proprio modo di essere, una propria tradizione progettuale e un buon rapporto con le loro filiere creative e con il tessuto imprenditoriale. Hdemy Group , spiega sempre il suo fondatore, vuole sviluppare un comune e ampio modello formativo che riconosca nel territorio uno dei fattori che concorrono alla solidità dei percorsi. Dalle vocazioni locali a una didattica contemporanea che non insegni solo il design ma lo connetta al progetto, l’impresa, le professioni creative. Un tipo di formazione, che sia a Firenze, come a Verona o Milano, non si limiti alla parte creativa ma si metta in relazione con le filiere produttive e sia capace di diventare lavoro. «Quando uno studente ci sceglie, affida a noi una parte del proprio futuro: è una responsabilità che richiede rigore, metodo e visione», dichiara Pighi.
In questo modo i 70 anni dell’Accademia Cappiello saranno l’opportunità per presentare al mondo della formazione un’alleanza tra due scuole dí diversa provenienza ma unite nella convinzione e che la creatività non basti ma abbia bisogno di struttura, disciplina e continuità. Perché, come sottolinea Pighi, «la creatività senza metodo resta espressione. Con metodo diventa professione». La formazione diventa non solo l’espressione di un talento, ma uno strumento realie per affrontare il presente e interpretare il futuro.
Entrare oggi nelle professioni creative non significa più “saper usare un software” o “avere occhio estetico”, sottolinea il presidente. Nel mondo del design e della comunicazione contano competenze ibride (creative e digitali), metodo, visione e capacità di trasformare un’idea in un progetto concreto. “È ciò che chiedono le aziende, gli studi, i brand , ma anche i nostri studenti. In questo scenario così competitivo, scegliere la formazione giusta diventa una delle decisioni più importanti per chi vuole costruirsi una carriera solida. E non tutte le accademie sono uguali. C’è un elemento che fa davvero la differenza: un metodo capace di trasformare lo studente in professionista”.
“L’Accademia Cappiello – indica Pighi – ha costruito la sua reputazione proprio su una formazione pratica, immediata, immersiva, orientata al lavoro e fondata sull’esperienza. Un modello didattico che anticipa i bisogni delle imprese, risponde alle richieste delle professioni creative e prepara a un mercato che cambia velocemente”. Sarà la base su cui muoversi. Perché, cosa serve oggi per lavorare nel design e nella comunicazione? Non solo essere creativi – con organo Pighi e Mingaia – ma dotarsi di un insieme più complesso di competenze, visione strategica e capacità operative. È un settore in cui convivono estetica, tecnologia, cultura visiva, conoscenza dei linguaggi digitali e una grande adattabilità. E un mercato che premia chi sa progettare, non chi si limita a “realizzare qualcosa di bello”. Non basta sapere usare Photoshop o Illustrator. Serve comprendere logiche narrative, branding, UX, comunicazione efficace, direzione visiva, fotografia, video, scrittura.
In foto la sede dell’Accademia Cappiello a Firenze