Nudi senza paura: Giulio D’Anna commuove la Cavallerizza

Festival Aperto: la danza (per fortuna) non è più quella di una volta

©A.Anceschi-0064-DATALe coreografie di Giulio D’Anna hanno inaugurato la stagione teatrale del Festival Aperto dopo le anticipazioni di Arzan e la non convenzionale presentazione degli “Eretici” di Ermanno Cavazzoni.

 

Giulio D’Anna rappresenta il bello del teatro contemporaneo, che più che con la danza nella sua classica interpretazione formale ha a che fare con il gesto e col significato, che solo alla fine, nell’unione tra concetto, esperienza e movimento diventa espressione armonica.

 

Credo che tutti dovrebbero fare l’esperienza di OOOOOOOO, una performance, un concetto capace di arrivare perchè parte dall’esperienza, che è dei ballerini in scena, per toccare empaticamente gli spettatori che assistono. L’amore, la perdita, esperienze gigantesche e toccanti sulle quali fondano le esistenze di ciascuno, diventano racconto, canto, movimento, parola e, in un tutt’uno coinvolgente che fa il successo della performance, espressione totale.

 

La nudità – più allusa che reale – dei corpi è simbolo e immagine della messa a nudo dell’anima, del pensiero, del dolore perché “nessuna catarsi è possibile senza spettatore”*, e questo possiamo pensare che valga per la messa inscena, come per i nostri piccoli dolori quotidiani.

Non è possibile prepararsi o difendersi, dall’amore come dalla morte, che ci colpiscono imprevedibilmente e che nel racconto, nell’immersione completa e condivisa dell’esperienza possono essere pienamente acquisite -e accettate.

Lasciarsi andare senza paura al grumo dei sentimenti, complessi e contrastanti, che accompagna l’esplosione della vita e che segna il corpo come i pensieri è l’unica forma di salvezza dalle nevrosi dell’essere umano.

 

Il tutto in un “discorso dell’amore fallito il forma di musical da camera”, a tratti leggero e ironico, sempre profondo ma mai intellettualoide, che proprio per la sua precisione chirurgica dei sentimenti riesce a colpire con facilità e precisione e per questo motivo deve essere assolutamente visto da tutti.

 

Discorso a parte per DATA. coreografia a solo realizzata dallo stesso D’Anna, che maggiormente spinge sulla concettualità, sull’immagine metaforica, sul raffreddamento del gesto narrativo ed estetico, entrambi ridotti all’essenziale, al primordiale addirittura.

Il corpo come banca dati a cielo aperto di pulsazioni e di pulsioni.

Per quanto ci si possa trovare a proprio agio o meno con rappresentazioni così concettuali il marchio di fabbrica di Giulio D’Anna, la capacità di esprimere con ironia, empatia, intuitività i più profondi movimenti dal cuore all’intestino, la sua capacità di mettere in scena qualcosa, il tutto il niente, fa anche di questa performance un evento da vedere.

 

 

 

 

 

* i virgolettati sono citazioni dal programma di sala.

 

 

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