Notizie fake generate da IA: l’Italia è uno dei paesi più aggrediti

Il falso coro rumeno che inneggiava a Putin agli Europei di calcio

“Siamo sotto attacco di fake news. Anche in Italia è attivissima la disinformazione russa. Si tratta di forme di ostilità inaccettabili che vanno affrontate dall’Unione Europea e dalla Nato”. La denuncia-appello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lanciata durante la recente visita in Moldova, non poteva essere più tempestiva. Proprio all’indomani della diffusione di un’accurata analisi di NewsGuard sulle centrali di fake news che seminano destabilizzazione in tutto il mondo attraverso falsi contenuti sui social. Più facili, oggi, alla luce delle automazioni dei modelli di intelligenze artificiali generative.

Il danno che ne deriva e che mina i presupposti stessi della formazione dell’opinione pubblica è enorme. Basti pensare a quanto accaduto durante gli anni del Covid, con la tempesta di fake news antiscientifiche che costrinsero l’Organizzazione Mondiale della sanità a coniare il termine “infodemia”. Proprio per certificare il parallelo contagio di falsità che ammorbava il mondo on line, mentre in quello reale impazzava il Covid.

Si può dire che proprio negli anni dell’epidemia le strategie di disinformazione virale abbiano preso vigore, approfittando anche delle sempre crescenti opportunità della tecnologia digitale. Oggi tutto è più raffinato ed estremo e specialmente il conflitto tra Russia e Ucraina è combattuto anche sui social e sulla Rete.

L’analisi di NewsGuard bolla con l’etichetta UAIN (Unreliable Artificial Intelligence News), che in italiano significa “Notizie inaffidabili generate da Intelligenze Artificiali”, 957 portali che diffondono contenuti sui social in 16 lingue, comprese l’italiano. Anzi, proprio il nostro Paese è uno dei più aggrediti, a conferma della congruità del richiamo di Mattarella contro la strategia di disinformazione, in particolare quella orchestrata da siti e troll russi.

È proprio dalla Russia, infatti, che arrivano le più efficaci minacce tra quelle misurate da NewsGuard: sono 167 i siti rilevati che si spacciano per presenze dei vari Paesi sul web, ma che in realtà sono riconducibili ad attività russe tese a produrre fake news di regime in relazione al conflitto con l’Ucraina. Operano prevalentemente attraverso intelligenze artificiali generative con scarso intervento umano, ma addestramento ben preciso e univoco: esaltare l’azione militare di Putin.

L’aggressione dell’Ucraina ha così accentuato la strategia disinformativa via social. Se ne è avuta una prova anche in occasione della recente partita dei Campionati Europei di Calcio in cui la Romania ha brillantemente battuto proprio l’Ucraina per 3-0. Ad un certo punto dagli spalti della tifoseria rumena si è levato un coro che chiamava in causa Putin.

E subito sui social è stato immesso un filmato taroccato in cui si sentivano i tifosi rumeni inneggiare a Putin. Il giornale britannico “Mirror” ha rilanciato il video, contribuendo così ad avvalorare quella che ben presto si è rivelato una fake news costruita ad arte. C’è voluto poco per smascherare la montatura, dimostrando che la mancata sincronia tra audio e immagine era dovuta al fatto che i costruttori della fake avevano tagliato l’audio di una parola, proprio quella che chiariva il significato del coro dei tifosi rumeni che non era “Putin! Putin”, bensì “Putin khuylo”, una sorta di “vaffa”.

L’esempio del coro rumeno falsificato appartiene alla categoria dei taroccamenti di più bassa lega, ma le strategie della disinformazione virale con finalità destabilizzanti sono ben più raffinate. E siccome il circuito delle fake news si ravviva sempre in occasione delle consultazioni elettorali, ciò che preoccupa di più è l’appuntamento di novembre con le Presidenziali americane. Perché in quello scenario, e soprattutto se Trump sarà in campo, la propaganda elettorale sarà letteralmente avvelenata dalla disinformazione social.

Soprattutto alle elezioni americane si riferiva OpenAI, la società proprietaria di ChatGpt, quando a gennaio ha diffuso un documento annunciando una serie di interventi finalizzati a “proteggere l’integrità delle elezioni” dall’invasione di deepfake e altri abusi tecnologici. D’altronde, perfino Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, al World Economic Forum di Davos, proprio in relazione ai rischi che corre la democrazia, ha ammesso che l’AI può evolvere in modo sbagliato “ed è necessario intervenire prima che la situazione sfugga di mano.

Proprio negli Stati Uniti, i precedenti sono preoccupanti quanto a costruzione di deepfake in politica con finalità eversive. Il 24 marzo 2023 sono apparse in Rete, riprodotte in milioni di tweet, due foto di Donald Trump arrestato, gettato a terra e strattonato da molti poliziotti. In realtà l’ex presidente degli Stati Uniti avrebbe davvero potuto essere arrestato per aver pagato il silenzio della pornostar Stormy Daniels su un rapporto sessuale avvenuto dieci anni prima. Ma Trump non è stato arrestato. Eppure, quelle foto così realistiche, esempio di deepfake create grazie all’intelligenza artificiale, avrebbero potuto scatenare reazioni violente da parte dei sostenitori di Trump.

Grazie allo sviluppo dell’IA, utilizzando software generati da algoritmi, si possono infatti creare foto e video che riproducono perfettamente le sembianze delle persone. Così, è stato diffuso un filmato in cui Obama dichiarava di aver convintamente votato per Trump nel 2016. E un altro in cui la leader democratica della Camera, Nancy Pelosi, appariva completamente ubriaca.

Evidenti i rischi della tenuta democratica. Danielle Citron, docente alla Boston University School of Law, e Robert Chesney, docente alla University Texas School of Law, hanno scritto il libro “Deep Fakes: a Looming Challenge for Privacy, Democracy and National Security”, il cui titolo in italiano, suona così: “Deep Fakes: una sfida incombente per la privacy, la democrazia e la sicurezza”. Si tratta di un’analisi sulla mistificazione della verità, crescente anche in virtù del calo di fiducia nelle fonti giornalistiche ufficiali: “Non è difficile vedere come il fenomeno delle fake news evolverà in futuro nelle deepfake news – scrivono i due docenti universitari – Così che il pubblico non sappia più riconoscere cosa di ciò che vede e ascolta sia vero e cosa sia falso. Le menzogne disinformative non sono niente di nuovo. Ma la capacità di distorcere la realtà ha fatto un balzo in avanti esponenziale con la tecnologia. Le tecniche di apprendimento automatico – scrivono Citron e Chesney – stanno rendendo i deepfake sempre più realistici e sempre più resistenti al rilevamento. Il nostro ambiente informativo in rete interagisce in modo tossico con i nostri pregiudizi cognitivi. E i deepfake aggraveranno questo problema in modo significativo”.

Nella foto il falso arresto di Donald Trump

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