Luca Vecchi è primo cittadino da un anno e otto mesi (come vola il tempo quando si pisola, vero Luca?), da allora ha brillato, con tutta la sua “splendida” Giunta, per inanità, per il vuoto spinto della sua “azione” amministrativa. Oramai persino il Consiglio comunale – per la prima volta nella storia di Reggio – si riunisce solo ogni tanto… a tal punto è inerte l’attuale amministrazione.
In questo quadro, dev’esser stata per lui una doccia gelata, un tremendo risveglio dal sonnellino che da quasi due anni sta schiacciando nella stanza dei bottoni di questa città, il vedere che esiste un’opposizione, di nuovo talmente forte e coesa da scender in piazza a contestarlo. Lo immagino domandarsi, schiacciato dal peso della sua inattività, cosa potrebbe rispondere ad una qualsiasi delle molte critiche che da quella piazza potrebbero venirgli rivolte, quale opera potrebbe indicare come esempio caratterizzante del suo “lavoro”, giunto ad un terzo del suo mandato. L’ansia crescente, il sudore, il panico… poi la facile soluzione: per zittire chiunque sia meno che di sinistra in queste terre è sempre bastato urlare “FASSSISTA” .
Tanto però non è bastato – siamo nel 2016! – a cancellare una manifestazione legittima, né a spostarla come pretendevano, né basterà a zittirci: quelli che lei, assieme al segretario del suo partito ed alle vostre usuali “cammellate”, avete provato a derubricare al rango di squadristi, rappresentano tutte le generazioni della destra reggiana, persone che non solo non hanno mai fatto violenza per motivi politici, ma che per anni in queste terre ne hanno subite, sempre restando fedeli a sé stessi e rispondendo ai soprusi, alle minacce, alle auto bruciate, alle gomme tagliate… con splendidi esempi di democraticità ed apertura al dialogo. Non certo basteranno le vostre irresponsabili, aberranti, false, pretestuose, offensive e pericolose accuse, i vostri alti lai, il clima di assurda tensione che avete creato ad arte e che mette a rischio l’intera città che lei dovrebbe in teoria amministrare, a cancellare e riscrivere la nostra identità, a farci passare per quel che nei fatti e negli anni abbiamo dimostrato di non essere.
All’inverso, il fatto che lei – pur di armare quel “fuoco di controbatteria” nella speranza di zittirci e disperderci prima di trovarsi costretto a risponderci – sia stato disposto, con accuse folli, ad alzare il livello di tensione a soglie che non si vedevano da trent’anni almeno, che non abbia esitato a metter così a rischio non solo la nostra incolumità, ma a metter a rischio l’intera città, la qualifica esattamente per quel che vale come pubblico amministratore.