Nuovo corso al teatro del Maggio musicale fiorentino, una delle più prestigiose Fondazioni lirico sinfoniche d’Italia, dalla lunga e gloriosa tradizione, mandata recentemente sull’orlo della liquidazione dalla strabiliante e allegra gestione del glamour-sovrintendente austriaco Alexander Pereira. Salvata poi, con le dimissioni di Pereira, l’arrivo del commissario straordinario, Onofrio, detto Ninni, Cutaia, in funzione dal 15 marzo per inaugurare un nuovo stile di gestione già dal giorno dopo e soprattutto dal salvagente, anche quello straordinario, di 7,6 milioni concessi da Stato e enti locali (i soci fondatori pubblici) più la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e Banca Intesa, allo scopo perlomeno di evitare la chiusura di una istituzione italiana così prestigiosa da essere conosciuta in tutto il mondo e non mettere sulla strada oltre 300 lavoratori.
Ora il Maggio lancia la nuova vita, o meglio l’inizio della medesima: essendo tale il terremoto subito che il lavoro di risorgere dal deserto di soldi e cuori causato da Pereira non può farsi in due minuti e quello dei cuori è forse più importante dei soldi. Cutaia lancia la nuova stagione 2024, da gennaio a giugno, Festival (13 aprile – 13 giugno) compreso, ma distinto e esaltato. “Abbiamo già raggiunto il risultato del 90% di riempimento delle sale (quella grande dell’Opera e l’Auditorium Zubin Mehta) e incassato 320 mila euro con La Bohème. I prezzi dei biglietti più bassi da noi inaugurati richiamano più pubblico e fanno più cassa di quelli assurdamente alti di prima”, dice Cutaia che parla di “una strada nuova, difficile dopo quella in cui il teatro si era impantanato, ma comunque avviata”. Non più fatta di improvvisazioni altisonanti e costose tra loro slegate, sottolinea, ma con un obiettivo: “Il Festival del Maggio deve tornare a essere importante e non più annacquato nei vari festival che ci si era inventati. Il Maggio non deve rinunciare ai grandi nomi, ma deve anche sperimentare e essere un trampolino di lancio per i giovani talenti internazionali come è sua tradizione”. Con alcuni comandamenti: “ Lavoro di squadra e conti in ordine. Gestione attenta e buona musica vanno insieme” . Oltre alla collaborazione con tutte le altre istituzioni musicali e teatrali della città, “che mi sono stupito di avere trovato ignorate” confessa il commissario.
Sei mesi di programmazione, da gennaio a giugno, con quattro opere liriche, un dramma in forma di concerto, un’opera per bambini, un balletto e 12 concerti sinfonici che vedranno sul podio dell’86% Festival e della stagione e invernale quattro grandi direttori, tutti per qualche verso legati a Firenze: Daniele Gatti, Zubin Mehta, Myung Whun Chung e Riccardo Muti con i Wiener Philharmoniker. Ma anche giovani direttori d’orchestra, tra cui alcuni già molto apprezzati a livello europeo come Nikolas Naegele, Hankyeol Yoon e Vitali Alekseenook. Al Festival, due opere in omaggio al centenario di Puccini: la ripresa di Turandot nella celebre d regia di Zhang Yimou e la nuova regia di Tosca firmata da Massimo Popolizio, più la Jeanne Dark commissionata dal Maggio a Fabio Vacchi. Oltre a a varie collaborazioni, e un balletto. La stagioni invernale invece si apre il 16 gennaio con il Peer Gynt di Edvard Grieg in forma di concerto e la direzione di Nikolas Naegele. Poi in programma, i concerti diretti, oltre che dai giovani, da Gatti, che è il direttore principale del Maggio, Yoon e Chung, la ripresa del Don Pasquale firmato Jonathan Miller . Sorvegliati, i costi dei biglietti: tra i 20 e i 70 euro per i concerti con la punta di 150 nel solo settore A per quello di Muti con i Wiener e tra 35 e 110 per le opere. Ancora più economici negli abbonamenti flessibili con quattro possibilità di scelta. (Programmi e prezzi al sito www. maggiofiorentino.com).
Rinnovamento e tradizione ritrovata, sottolinea Cutaia , anche nella nuova grafica che sottolinea l’identità fiorentina del teatro, che non si chiamerà più Teatro del Maggio ma semplicementeTeatro Maggio, usando ancora il giglio della città ma in una moderna versione stilizzata e diviso in due al centro per significare l’unità ma anche la diversità tra la normale stagione e il Festival. Ultima, ma non secondaria, la corona da sovrintendente che aleggia sulla testa di Cutaia che ha già fatto sei mesi da commissario e ne sta percorrendo altri sei di proroga, ma scade il 15 marzo.
Dopodiché torna la gestione normale, si rinomina il consiglio di indirizzo e si fa il nuovo sovrintendente che potrebbe essere appunto Cutaia. Unico neo, il fatto che lo dovrebbe proporre al ministero, che non parrebbe contrario, un sindaco che a marzo sarebbe a un passo dalla fine del mandato. Potrebbe anche essere il commissario stesso a comunicare al ministero, magari prima della sua scadenza, che si può tornare alla gestione ordinaria. Comunque vada, le voci su Cutaia sovrintendente si rincorrono e tale lo vuole il teatro, almeno a giudicare dal lungo applauso dei dipendenti presenti alla conferenza di lancio della nuova stagione di fronte all’auspicio in tal senso fatto da uno degli “ straordinari collaboratori incontrati in questo teatro”, che Cutaia ringrazia nome per nome tra cui, per citarne solo pochi nell’impossibilità di farlo per tutti, il direttore amministrativo Enrico Peruzzi, la triade dei Gianni (Gianni Tangucci, Giovanni Verona e Giovanni Vitali) che collaborano alla programmazione e ai cast, il responsabile della comunicazione Paolo Klun, la responsabile del personale Emiliana Capanna, la storica ideatrice e organizzatrice dei programmi per bambini, Manu Lalli.
In foto Onofrio Cutaia