MRE, Aiazzi: “La caduta di Draghi mette in crisi l’equilibrio delle parti sociali”

Firenze – Riceviamo e pubblichiamo da Simone Aiazzi, responsabile regionale del Movimento Repubblicani Europei che, ricostituitosi dopo varie vicende, torna in campo a sostegno del Pd di Letta, nel segno dell’agenda Draghi.

“La caduta del governo Draghi non è la semplice caduta di un governo politico come avvenuto in passato. E’ al contrario la caduta di una precisa visione politica, sociale ed istituzionale che il Presidente del Consiglio aveva tentato di imprimere al nostro paese non solo e non tanto per riacquistare quella credibilità a livello internazionale necessaria ad impedire speculazioni grette e dirompenti, ma soprattutto per ritrovare nel nostro Paese quell’equilibrio tra le parti sociali che è il presupposto primo per dare spinta ad una crescita economica vera ed omogenea, avendo attenzione anche alle classi più deboli. Un equilibrio da ricercarsi nel costante dialogo, a tutti i livelli, tra le parti sociali che serve a dare sintesi alle istanze produttive e a quelle del lavoro, con un’occhio sempre attento ai principi di coesione e solidarietà.

Una politica in cui ha tentato di riaffermare la centralità delParlamento, fugando ogni dubbio da tentazioni verticistiche ma dando spazio alla pluralità ed alla sintesi dl sentire di tutte le forze politiche che lo appoggiavano. Ciò nel tentativo di recuperare la fiducia verso la politica e le sue Istituzioni e recuperare quella fiducia sociale come rispetto e riconoscimento dell’altro che sono la base di ogni società democratica.

Sul piano europeo si era reso parte fattiva ed attiva tentando di imprimere una accelerazione al progetto di unificazione europea,non fermandosi al solo aspetto economico di stampo keynesiano (ovvero di sviluppo economico votato alla salvaguardia di tutte le classi sociali fuori da ogni tentazione di aggressività speculativa), ma riaffermando quei principi di solidarietà, coesione e cooperazione capaci di spingere finalmente il continente europeo verso una visione federata come espressione e manifestazione di libertà e democrazia. E di ciò ne è espressione la gestione della crisi ucraina in cui si è impegnato perché da un lato l’Europa si muovesse all’unisono contro l’aggressione russa, e dall’altro con la ferma volontà di mantenere saldo il legame atlantico. Il tutto con la necssità di salvaguardare il nostro paese e gli altri paesi europei dalle gravi ricadute energetiche ed alimentari che la guerra comporterà. Il che, sul piano politico e culturale si traduce con lasintesi tra la salvaguardia dell’individualità accompagnata dalla consapevolezza dei doveri sociali e nel rispetto delle Istituzioni democratiche e dello Stato di Diritto.

Una visione politica quella di Draghi che è vicina alla cultura ed alla tradizione del repubblicanesimo per come professata da Ugo La Malfa e che trova similitudini nel pensiero socialista liberale dei fratelli Rosselli.

La caduta del governo Draghi rischia di dare sfogo e spazio a forze politiche che per tradizione e cultura hanno sempre avversato il rapporto atlantico e che hanno avversato il processo federativo europeo a favore di spinte secessioniste e nazionaliste; condite da legami con l’autarchia di Putin.

Il dare spazio a quelle forze significherebbe oggi dare sostegno indiretto a quelle culture che vorrebbero vedere un’Europa disunita e chiusa nelle singole realtà nazionali. Significherebbe continuare a dare forza a politiche aggressive e di dominio che intenderebbero dimostrare la debolezza dei sistemi democratici e della cultura occidentale.

Vi sono da affrontare sfide economiche, sociali e politiche di estrema importanza, salvaguardando l’economia e la tenuta sociale di un paese che è fatta da imprenditori, lavoratori e da una classe media sfibrata. Se non venisse proseguito il percorso di riforme avviato dall’indirizzo impresso da Draghi votato al ritrovato dialogo tra le parti sociali nella volontà di salvaguardare gli equilibri tra tutte le sue componenti, senza lasciare indietro nessuno e contrarrestando un fenomeno inflattivo che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese, allora significherebbe sacrificare quella nuova visione di società..

Ecco allora che il Movimento dei Repubblicani Europei della Toscana è pronto a dare sostegno al Partito Democratico nella volontà di veder proseguita quella nuova visione politica oggi impressa al nostro paese ed all’Europa nella speranza definitiva di veder realizzato quel Partito della Democrazia teorizzato da Giovanni Spadolini che diventa espressione delle forze democratiche ed europeiste e che è sintesi tra individualità, idealità e consapevolezza dei doveri sociali”.

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