L'ultima ipotesi di reato è truffa. Il nuovo reato è contestato a Giuseppe Mussari, ex-presidente, e gli altri vertici dellla vecchia dirigenza. Dai "cassetti" del Monte escono altre carte e altre informazioni. Ad esempio, dalle casse del Monte dei Paschi di Siena sono usciti, in 11 mesi, otto bonifici per un totale di oltre 17 miliardi. Soldi diretti ad Amsterdam, Madrid e Londra. L'elenco è agli atti dell'inchiesta della procura di Siena che indaga sull'acquisizione di Antonveneta da parte di Mps; si tratta di uno degli elementi più studiati dagli inquirenti. E dal documento emerge che il primo bonifico, 9 miliardi e 267 milioni, con una maggiorazione rispetto al prezzo pattuito, venne effettuato il 30 maggio 2008 a favore di Abn Amro Bank con sede ad Amsterdam, nominata, come si legge nel documento informativo relativo all' acquisizione di Antonveneta inviato da Mps alla Consob, dal Banco Santander ''soggetto venditore titolare di diritti e obblighi derivanti dall' accordo''.
Secondo bonifico: partenza lo stesso giorno, destinazione Banco Santander di Madrid, importo complessivo pari a 2,5 miliardi. Il 31 marzo 2009 altri due bonifici, uno da un miliardo e mezzo e l’altro da 67 milioni, ancora una volta a favore del Banco Santander di Madrid. Rimangono i quattro bonifici del 30 aprile: iprimi due, ancora a favore del Banco Santander, uno con l’importo di un miliardo e l’altro di 49 milioni; gli ultimi due, da 2,5 miliardi e da 123,3 milioni, raggiungono Abbey National Treasury Service Plc di Londra.
E giunge notizia anche di due verifiche fiscali su due operazioni fatte dal Monte. La prima riguarderebbe la vendita (autunno 2011) di Palazzo dei Normanni a Roma, l'ex sede delle esattorie. La seconda, conclusa nel 2012, avrebbe invece interessato una plusvalenza di 120 milioni scaturita dal rastrellamento, nel 2005, da parte di Mps di azioni Unipol, quando il gruppo assicurativo era impegnato nella scalata alla Bnl, poi non andata in porto.
Non c'è rischio di commissariamento, per Mps, spiega il duo Viola-Profumo, impegnato a fare pulizia nei conti, o ad aprire cassetti, come hanno dimostrato in questi giorni. Ampiamente dimostrato, vista la "buriana" che c'è scatenata. Ed è Profumo, interpellato sulla questione che spiega: "non credo che la banca vada commissariata e non verrà commissariata". L'ad Viola, poi, si sbilancia: Mps non solo 'non è in ginocchio'', ma, per quanto riguarda correntisti e obbligazionisti ''la situazione è sotto controllo, non ci sono criticità''.
Mps non è a rischio commissariamento, ma di nazionalizzazione? Ipotesi di tutti i generi vengono lanciate, ma nessuna compatibile con quella di fallimento, liquidazione e commissariamento. La parola che conta è quella della Banca d'Italia, che ha spazzato via varie volte in questi giorni la possibilità della bancarotta della banca senese; lo stesso governatore di Bankitalia Visco aveva confermato, da Davos, che azioni di questo tipo sono al di là da venire. E il motivo è semplice: la normativa vigente prevede tre ipotesi, per il commissariamento di un istituto di credito, quando ci sono gravi perdite del patrimonio, gravi irregolarità nell'amministrazione oppure quando lo scioglimento viene richiesto con istanza motivata dagli organi amministrativi o dall'assemblea straordinaria. Fattispecie che non rientrano nel caso del Montepaschi. Tant'è vero che l'istituto senese, pur con le perdite ingenti dovute ai derivati nell'ordine di oltre 700 milioni di euro, per effetto della sottoscrizione dei Monti bond per 3,9 miliardi avrà prsesto un patrimonio in linea con le richieste dell'Eba, autorità bancaria europea. E tuttavia … tuttavia, solo e solo se non ce la farà a restituire allo Stato quanto avuto in prestito (tasso d'interesse, 9%), finirà per essere inevitabile la conversione dei bond in azioni della banca. Il che significa quella che Monti ha chiamato "nazionalizzazione di risulta". Che produrrebbe una nazionalizzazione "temporanea", giusto il tempo di ricollocare la banca sul mercato, consentendo l'ingresso di nuovi soci privati e un nuovo assetto di governo. Una linea che porrebbe nel nulla gli sforzi di Profumo e Viola, che tuttavia spererebbero in un nuovo socio industriale: attualmente, non si profila neppure all'orizzonte.