Reggio Emilia – Alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia Heaven’s truth, la prima personale in Italia dell’artista parigino Ndayé Kouagou (classe 1992) che sarà inaugurata il 2 maggio prossimo.
Parte ufficiale del festival Fotografia Europea – che come ogni anno avrà luogo in diversi musei e spazi di Reggio Emilia – la mostra alla Collezione Maramotti permetterà di vedere per la prima volta in Italia opere recenti di Kouagou, come anche lavori realizzati appositamente per la mostra, tra cui una nuova produzione ispirata al dispositivo narrativo del fotoromanzo che da il titolo alla mostra e che include una creazione video, elementi tridimensionali e opere a parete.
Partendo dalle parole (di solito in inglese — per prendere le distanze dal soggetto e non venir facilmente classificato come uomo, nero, francese), la sua arte si dispiega in modo giocoso attraverso scritti, video, installazioni e performance in cui si rivolge agli spettatori con un tono che imita i guru tanto osannati su YouTube, disseminando al contempo dubbi sulla natura fluida dell’identità, sui cambiamenti di significato che avvengono nella comunicazione mediatica, nonché sul rapporto tra potere e vulnerabilità dei soggetti.
La Collezione Maramotti
Risale agli anni Settanta il proposito di Achille Maramotti di costituire una raccolta d’arte contemporanea che diventasse poi un luogo di fruizione estetica e intellettuale, aperto a un pubblico di conoscitori e appassionati. La collezione doveva essenzialmente rappresentare, nelle sue intenzioni, uno specchio delle idee artistiche più avanzate del proprio tempo. Fino al 2000 molte opere acquistate erano esposte per lunghi periodi negli spazi di passaggio dello stabilimento Max Mara di via Fratelli Cervi: l’intento era quello di promuovere una quotidiana, stimolante convivenza fra creatività artistica e disegno industriale. Non è perciò un caso che questo edificio, una volta dedicato alla creazione di “collezioni” di moda, sia ora divenuto la sede permanente di una collezione d’arte. La continua esplorazione dei linguaggi diversamente espressivi e in costante evoluzione della moda e dell’arte era la passione centrale di Achille Maramotti.
La Collezione comprende diverse centinaia di opere d’arte realizzate dal 1945 a oggi, di cui oltre duecento in esposizione permanente, che rappresentano alcune delle principali tendenze artistiche italiane e internazionali della seconda metà del XX secolo. È fondamentalmente costituita da dipinti, ma sono presenti anche sculture e installazioni. Gli artisti sono rappresentati con opere significative soprattutto nel periodo della loro apparizione sulla scena artistica, quando cioè il loro lavoro introduceva elementi di sostanziale novità nella ricerca contemporanea. La collezione permanente inizia con alcuni importanti quadri europei, indicativi delle tendenze espressioniste e astratte degli anni Cinquanta generalmente definite “informali”, e un gruppo di opere protoconcettuali italiane. Presenta poi un nucleo importante di dipinti della cosiddetta Pop Art romana, seguito da un numero consistente di opere di Arte Povera. A questi movimenti succedono nella Collezione diverse opere fondamentali del Neo-espressionismo italiano (Transavanguardia) e significativi esempi di Neo-espressionismo tedesco e americano. Fa loro seguito un gruppo considerevole di opere della New Geometry americana degli anni Ottanta-Novanta, alle quali succedono infine le più recenti sperimentazioni internazionali. Da marzo 2019, per la prima volta dall’apertura al pubblico della Collezione Maramotti, dieci sale del secondo piano dell’esposizione permanente sono state riallestite per accogliere alcuni dei progetti presentati nei primi dieci anni di apertura: Enoc Perez (2008), Gert & Uwe Tobias (2009), Jacob Kassay (2010), Krištof Kintera (2017), Jules de Balincourt (2012), Alessandro Pessoli (2011), Evgeny Antufiev (2013), Thomas Scheibitz (2011), Chantal Joffe (2014), Alessandra Ariatti (2014).