Morte di un libraio anarchico, addio a Nino Nasi

Muore a 89 anni Nino Nasi, il cui negozio di via Crispi fu punto di riferimento per scrittori e intellettuali negli anni ’60 e ’70. Fu lui a scoprire Pier Vittorio Tondelli e fu grande amico di Corrado Costa. Il ricordo del sindaco Vecchi
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Tondelli con Nasi

E’ morto, all’età di 89 anni, Nino Nasi storico proprietario della libreria del Teatro di via Crispi che risale al 1907. Nasi vi entrò nel 1960 e fece in tempo a vedere i ragazzi con le magliette a strisce cadere sotto il fuoco della polizia di Tambroni in piazza Martiri del 7 luglio. Fu lo scopritore e amico dello scrittore correggese Pier Vittorio Tondelli.

Con lui se ne va l’ultimo, vecchio, libraio di Reggio. Testimone di una tradizione scomparsa. Nino non aveva bisogno di computer per sapere che libro darti e dove prenderlo. Conosceva a memoria i volumi che erano nella sua libreria e la loro posizione nelle vecchie scaffalature in legno.
La sua libreria, che è l’unica reggiana di interesse storico e protetta dal vincolo del ministero per i Beni culturali, per decenni è stata punto di riferimento e di incontro per studenti, scrittori, artisti e intellettuali. Lascia la moglie Rina e la figlia Patrizia, che negli ultimi anni lo aveva aiutato nella gestione dell’attività. I funerali si terranno lunedì alle 14.30 a Coviolo.

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Il cordoglio del sindaco

Il sindaco Luca Vecchi ricorda così il libraio scomparso: “Con Nino Nasi, titolare per più di 50 anni della storica Libreria del Teatro, ci ha lasciato una figura importante della nostra cultura. Con dolore ne apprendiamo oggi la scomparsa, lo ricordiamo con gratitudine e porgiamo le nostre condoglianze alla moglie Rina, alla figlia Patrizia e ai tanti amici che Nino ha avuto in città.

Persona schiva e schietta, mite e battagliera all’occorrenza, spesso e volentieri controcorrente nel segno di un’onestà intellettuale interessata a ogni idea e pronta al confronto, Nino Nasi ha portato e tenuto viva per decenni nella nostra città e nel suo negozio – in realtà ben più di un negozio – una sensibilità letteraria e artistica competente, profonda, acuta, rispettosa dei classici e aperta al nuovo. Questo ha permesso a Nino Nasi di essere ben più di un libraio, ed un correttore di bozze per case editrici e scrittori che lo coinvolgevano, conoscendone la perizia.

Nasi è stato un amico della cultura semplicemente amando la cultura, alla sua maniera fuori dagli schemi, animato da un’intelligenza critica che non faceva sconti e non si aspettava sconti da nessuno. Una “merce” spesso rara oggi. Per questo molti gli sono stati amici e hanno aiutato la sua attività in passaggi magari non semplici restando, come lui, lontani dai riflettori.

La sua passione lo avvicinò a quella sperimentazione letteraria degli anni Sessanta e Settanta che ha avuto a Reggio Emilia un esponente del livello di Corrado Costa e che nella nostra città ha portato intellettuali e scrittori quali gli appartenenti al Gruppo ’63. La sua attenzione intuì l’eccezionalità di Pier Vittorio Tondelli, che Nasi incoraggiò a scrivere sin da quando l’autore era un ragazzo, raccogliendo i suoi scritti e mettendolo in contatto con Feltrinelli e Bompiani, che poi pubblicarono i suoi capolavori.

Fra gli scaffali della Libreria di via Crispi, campeggia da un pezzo la bellissima foto di Costa e Tondelli, ritratti fra quegli stessi libri, vicino alla raccolta degli ‘ex Voto’ e a quella delle edizioni, in decine di lingue e dialetti, del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry: due passioni di Nino Nasi collezionista. Orgoglioso di essere reggiano, Nasi era sensibile alla storia locale e non perdeva occasione di sostenere autori della sua città, dai meno noti ai più affermati: l’ho potuto incontrare in tempi recenti alla Biblioteca Panizzi, per la presentazione di “L’eco di uno sparo” di Massimo Zamboni.

Chi non è passato – scrittori, artisti, attori, musicisti, politici di ogni appartenenza, intellettuali, laici, religiosi… fu lunga e vivace l’amicizia di Nasi con Inge Feltrinelli – dalla Libreria del Teatro, trovandosi a Reggio Emilia e rintracciando, ancora oggi, edizioni pregevoli, ormai fuori commercio, lontane dai riflettori e dalla grancassa di un consumo ‘mordi e fuggi’. Impossibile parlare di Nino Nasi, senza parlare della sua Libreria, una delle poche botteghe storiche italiane tutelate (risale ai primi del Novecento e i suoi arredi sono pressoché intatti): uno spazio che gli avventori più affezionati amano chiamare “luogo di resistenza umana” e che negli ultimi anni, essendo Nino ormai anziano, ha continuato a vivere grazie alla dedizione e all’affetto della figlia Patrizia.

Nasi l’aveva rilevata – e ribattezzata Libreria del Teatro perché in vista del Municipale – quando si chiamava ancora Libreria Nironi e Prandi, da altri due punti di riferimento della cultura e dell’arte in città, di cui Nasi era stato collaboratore. Prima ancora era stata libreria cooperativa socialista dei lavoratori: aveva aperto più o meno quando a Reggio Emilia iniziava l’industrializzazione, quando i contadini entravano in fabbrica e nascevano le Officine Reggiane. Lì i meno abbienti potevano trovare gli “arnesi” dell’istruzione e della conoscenza.

Durante la guerra, la Libreria di via Crispi fu luogo della Resistenza: le staffette partigiane lasciavano fra i libri messaggi – informazioni, indicazioni, ordini operativi – che altri partigiani passavano a ritirare. E questo, è capitato, avvenne durante l’occupazione anche sotto il naso di ufficiali nazisti che magari, affascinati dal luogo, entravano per cercare un libro. In quegli anni, Nino ancora ragazzo e suo padre, furono incarcerati dai nazi-fascisti perché contrari al regime e la scamparono per miracolo. C’è tanto della nostra città nella vita di Nino Nasi e della sua Libreria, tanto che egli ci ha lasciato e che vogliamo continui a vivere con tutti noi”.

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