Le mense scolastiche non sono per tutti in Italia, e l’Emilia-Romagna non fa eccezione. Sta scritto nero su bianco nell’ultimo rapporto di Save The Children intitolato non a caso “(Non)tutti a mensa”. L’Ong ha analizzato i servizi di ristorazione scolastica nelle scuole primarie in Italia. Ed ha scoperto che la mensa è garantita solo nel 40% degli istituti nazionali: le cose non migliorano in Emilia-Romagna, maglia nera tra le regioni del Nord e quinta nella classifica generale.
Le scuole che prevedono un servizio di refezione in regione sono solo il 37%, dato di poco inferiore alla media nazionale. La onlus ha preso in considerazione 45 capoluoghi di provincia italiani (con oltre 100mila abitanti) tra cui quelli emiliano-romagnoli e ha analizzato cosa è successo nelle mense nell’anno appena trascorso (2014-2015). La tariffa media italiana è di cinque euro al giorno, “un costo elevato anche per le famiglie benestanti, con un reddito superiore ai 25mila euro”, secondo Save The Children.
In Emilia-Romagna l’oscillazione tra tariffe minime e massime (che variano a seconda della condizione economica delle famiglie) fotografa una situazione a macchia di leopardo. A Bologna, dove la tariffa minima è la più bassa in regione (0,65 euro), e tra le più economiche in Italia, le famiglie più facoltose pagano 6,60 euro al pasto, un prezzo che supera i cinque euro di media nazionale. Ma le mense sotto le Due Torri non sono tra le più care in regione: sul podio sale Rimini (con 6,92 euro) seguita da Ravenna (7,17 euro), mentre il primo posto è occupato da Ferrara che, con i suoi 7,22 euro, è il capoluogo con il servizio di refezione più costoso dell’Emilia-Romagna e di Italia.
Il rapporto spiega poi che Parma ha una tariffa massima di 6,42 euro e minima di 2,39 euro, Rimini di sei euro e due euro, Reggio-Emilia 5,95 euro e due euro. Poi, Forlì: qui il costo che oscilla tra i 5,85 euro e i 2,95 euro. A Ravenna i pasti costano massimo 5,79 euro e minimo 2,65 euro così come a Piacenza la tariffa massima è di 5,56 euro mentre la minima è di 2,68 euro.
Anche dove è prevista una riduzione del costo delle mense – per situazioni di disabilità o precarie condizioni economiche delle famiglie – non è detto che questa spetti a tutti. In alcune città dell’Emilia-Romagna ad esempio le politiche di sostegno economico sono rivolte solo ai residenti. Succede a Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Rimini ma non a Ferrara e Ravenna. Un discorso a parte meritano Bologna e Forlì che applicano “criteri flessibili e passibili di modifica nel corso dell’anno per l’applicazione della tariffa (Isee corrente o possibilità per le famiglie, con particolare disagio economico, di richiedere la variazione o la gratuità della quota, in corso d’anno)”.