Firenze – Una certa contraddizione c’è. Si sta parlando di una determina dirigenziale del Comune di Firenze, firmata il 30 giugno 2026, con cui il Comune di Firenze ha aggiudicato la gestione dei 15 centri cottura comunali della refezione scolastica , che prevede 18.000 pasti al giorno per le bambine e i bambini delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. Valore complessivo dell’appalto, comprensivo di rinnovo, proroga e quinto d’obbligo, è di € 96.836.039,20 (IVA esclusa); l’impegno per il biennio base 2026/2028 è di oltre 38 milioni di euro.
Tutto normale sembra, in particolare per un’amministrazione che ha portato “fuori” , ovvero ha affidato a ditte esterne la maggior parte dei servizi di cui è titolare. Ed è proprio su questo punto che scatta la contraddizione, come non manca di segnalare Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune.
“In realtà, è l’Amministrazione stessa a sottolinearlo – dice Palagi – nella determina stessa, laddove si legge che il Comune intende “proseguire il percorso di analisi e valutazione verso un nuovo sistema di gestione della refezione scolastica, valutando “le diverse opzioni organizzative”, e che si procede all’appalto “nelle more dello studio di fattibilità”. In altre parole: l’Amministrazione dichiara di stare studiando un modello diverso dall’appalto (potenzialmente la gestione diretta e pubblica del servizio) e nel frattempo lo blocca con un contratto che, tra base e opzioni, può arrivare a quattro anni e a quasi 97 milioni”.
Inoltre, è interessante anche lo svolgersi della gara, che era divisa in tre lotti, una terna aggiudicata allo stesso raggruppamento, tra CAMST e CIRFOOD, due tra le maggiori cooperative nazionali della ristorazione collettiva, che erano anche i gestori uscenti, come spiega Palagi. “Dei sette concorrenti, nessuno è un operatore del territorio: la suddivisione in lotti, che dovrebbe allargare la concorrenza, non ha prodotto alcuna pluralità. Le soglie di partecipazione (un fatturato di circa 12 milioni di euro per lotto e contratti pregressi da oltre 1,2 milioni l’anno) escludono in partenza le cooperative e le realtà medio-piccole”.
Per chiarezza, tornando alla questione delle internalizzazioni promesse e ad ora “allo studio”, i quindici centri cottura sono di proprietà del Comune, pe cui le cucine sono già pubbliche. Ciò che è esternalizzato è il lavoro, ovvero l’attività di cottura e sporzionamento dei cibi. Questa sola attività, ricorda il consigliere comunale, vale quasi la metà dell’appalto.
Conclude Palagi: “Chiediamo che lo studio di fattibilità sul nuovo modello sia reso pubblico e portato in Consiglio, e che prima di rinnovare nel 2028 si valuti davvero la gestione diretta. La refezione scolastica non è una mensa qualsiasi: è un servizio educativo, e riguarda il cibo dell’infanzia e le condizioni di chi ci lavora”.
Infine, circa le condizioni di lavoro, le notizie non sono affatto brutte, anzi: la stazione appaltante ha imposto un contratto collettivo con salari orari già superiori ai 9 euro per tutti i profili, in applicazione delle regole comunali sulla retribuzione minima, e ha vietato il subappalto integrale del servizio, obbligando l’affidatario a eseguire direttamente la preparazione e la somministrazione dei pasti.
“Sono scelte apprezzabili – dicono da Spc – Restano però da chiarire, e Sinistra Progetto Comune lo chiederà con un’interrogazione e con l’accesso agli atti, il numero delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti, la portata effettiva della clausola sociale e le garanzie di continuità occupazionale nel passaggio, insieme ai controlli concreti sulla qualità del cibo e sul rispetto dei Criteri Ambientali Minimi”.
Altro aspetto positivo, secondo quanto spiega il consigliere di Spc, è il rispetto della trasparenza: “Il Comune ha respinto le richieste di alcune grandi aziende concorrenti di secretare le proprie offerte tecniche, ritenendo che non contenessero segreti industriali”. In tutto questo però a lamentarsi sono i sindacati, visto le lungaggini e le incertezze che sono intercorse fra e richieste di incontro e gli incontri.
In sintesi, il vero nodo è la contraddizione che emerge fra l’obiettivo di far tornare in housing i servizi e la concessione di appalti pluriannuali.
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