MediopantanoGli Industriali: la stazione Tav sta arrivando, ma le infrastrutture?

Le opere necessarie per lo sviluppo dell’Area nord sono in ritardo

La stazione Mediopadana è una grande occasione per la città ma il ritardo sulle infrastrutture necessarie è clamoroso. Tra le pagine di grafici, analisi e cartine è questa la cruda realtà che emerge dalle due ricerche commissionate dagli Industriali reggiani che sono state presentate mercoledì sera al teatro Valli in occasione del convegno “Il ruolo Mediopadano di Reggio Emilia. Al tavolo dei relatori hanno preso posto il presidente Stefano Landi, Mauro Severi, consigliere delegato al Progetto di Sviluppo Territorial, Ugo Baldini, presidente Caire Urbanistica Cooperativa Architetti e Ingegneri Reggio Emil e Massimo Guagnini, partner Prometeia.

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE LANDI

Forse è stato il sindaco Delrio a spiegare nel modo più efficace lo stato delle cose: “Purtroppo la stazione Mediopadana si farà”, ha detto in occasione degli stati Generali del welfare pochi giorni fa. Delrio ha pronunciato quelle parole con un sorriso, ma la realtà è che a Reggio erano in tanti a sperare che tutto il progetto rimanesse solo un disegno a matita, con buona pace di Santiago Calatrava. Le cose sono andate diversamente e l’avanzare dei cantieri segna il passo del conto alla rovescia.

Le ricerche commissionate da Assindustria (la prima focalizzata sul bacino di utenza potenziale della nuova stazione e la sua accessibilità; la seconda finalizzata ad analizzare la dotazione infrastrutturale) sono approfondite e scendono nel dettaglio; è sufficiente scorrere l’elenco delle opere indicate come necessarie (che si aggiungono a quelle programmate in ambito regionale come la via Emilia bis e la bretella Campogalliano-Sassuolo-Brennero), solo alcune delle quali programmate dagli strumenti urbanistici: il nuovo casello di Reggio Est, una nuova viabilità che raccordi i caselli, il raccordo tra l’Area Nord e il centro della città attraverso il potenziamento del trasporto pubblico, un serio ripensamento dell’asse di Viale Morandi, riorganizzazione della sosta in attestamento al centro storico.

Opere che si devono inserire, come hanno ribadito l’architetto Severi e il presidente Landi, in un più ampio progetto di sviluppo urbanistico dell’Area nord, inserito in un'”area vasta” che coincide con il bacino di utenza della stazione Mediopadana. Processi che, secondo l’architetto Baldini, richiedono una governance “adeguata per superare la tensione competitiva che Reggio ha vissuto nei confronti di Parma e Modena al momento dell’ideazione e del negoziato sulla stazione medio-padana per volgerla in un patto di cooperazione”.

Degni di nota sono poi i dati sul bacino potenziale analizzati da Prometeia: un bacino che abbraccia 14 provincie e in termini di popolazione passa da 525 mila residenti in provincia di Reggio Emilia (31.12.2009) a 1.655 mila, con un incremento del 315%. Tutte persone che hanno la necessità di raggiungere la stazione in tempi se non brevi quantomeno ragionevoli. Per questo servono strade, mezzi pubblici, collegamenti ferroviari.

Tornando alla realtà di oggi, facciamo i conti con una città che ha un trasporto pubblico che sfiora il collasso ogni anno quando riaprono le scuole, una tangenziale che deve essere completata da qualche decennio e un’altra che non è degna di questo nome, una viabilità ordinaria che nelle ore di punta è una vera emergenza.

Alla stazione Mediopadana mancano più o meno 365 giorni.

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