Media: urgente l’approvazione di una nuova legge sull’editoria

La relazione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni

L’urgenza di una nuova Legge sull’editoria, l’impatto dell’Intelligenza Artificiale nel settore delle comunicazioni elettroniche, la delimitazione del debordante campo di azione degli influencer. Sono solo alcune delle attività dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni illustrate dal Presidente Giacomo Lasorella durante la presentazione al Parlamento della Relazione Annuale 2024: “Nell’anno appena trascorso continuano ad essere sempre più evidenti e intensi gli effetti della rivoluzione digitale. È un cambio di era e di paradigmi che sta modificando la vita dei cittadini, delle aziende e delle istituzioni” ha detto Lasorella, sottolineando che proprio in questo anno Agcom è divenuta Digital Services Coordinator per l’Italia. Cioè garante di tutti gli atti che dall’Unione Europea si spalmano sulle attività di regolamentazione e controllo dei Paesi aderenti.

Duecento pagine di relazione, 24 di introduzione del presidente. Dai documenti illustrati alla presenza degli altri membri del Consiglio dell’Autorità (Laura Aria, Antonello Giacomelli, Elisa Giomi e Massimiliano Capitanio) emergono confini di intervento sempre più larghi direttamente connessi alla grande trasformazione digitale e in particolare all’uso dei social anche nel caso dei conflitti in corso. Per esempio, l’Autorità è dovuta intervenire per bloccare la diffusione di un documentario sul Donbass realizzato da Russia Today, le cui trasmissioni sono peraltro sottoposte a specifici divieti ai sensi del Regolamento del Consiglio UE in seguito all’invasione russa dell’Ucraina: “Il documentario prodotto dall’emittente è stato diffuso tramite le piattaforme YouTube e Telegram e bloccato dall’Autorità – ha spiegato Lasorella – in forza del regolamento sul divieto di incitamento all’odio (perché i contenuti assumono un carattere politico di incitamento all’odio razziale in violazione della dignità umana”.

Abusi che diverranno sempre più presenti sulle piattaforme social, in virtù dell’avvento dell’Intelligenza Artificiale: “Importanti impatti dell’IA sono già conclamati anche nel settore delle comunicazioni elettroniche – ha sottolineato il presidente Agcom – in virtù dell’uso di applicazioni di IA nei processi di ottimizzazione delle reti fisse e dello spettro e della necessaria integrazione tra reti tradizionali e cloud) e nelle attività di fornitura dei servizi digitali. AGCOM, al di là del ruolo specifico che le si vorrà riservare nell’attuazione del regolamento europeo, è a disposizione per contribuire alle riflessioni in corso, anche in relazione alle intersezioni tra l’AI Act e i plessi normativi settoriali”.

La novità più rilevante nel settore digitale è la piena operatività, di due importanti Regolamenti europei, quello per i servizi digitali, il cosiddetto Digital Services Act (DSA), e quello per i mercati digitali, il cosiddetto Digital Markets Act (DMA), che costituiscono – soprattutto il primo, dal punto di vista di Agom – la principale normativa di riferimento per il settore digitale:

Il DSA migliora sensibilmente – ha detto Lasorella – le procedure per la rimozione dei contenuti illegali sulle piattaforme digitali, facilitando e semplificando anche le attività di segnalazione da parte dei soggetti terzi ed assicurando, in tal modo, una più efficace difesa dei diritti fondamentali degli utenti online. In particolare, si rafforza la tutela della dignità e della riservatezza delle persone, si contrastano i linguaggi d’odio e ogni forma di discriminazione, e naturalmente si consolida la tutela della libertà di parola e di espressione”.

Il varo, il 17 aprile 2024, del Regolamento Europeo per la libertà dei media, noto come European Media Freedom Act (EMFA), introduce un quadro normativo europeo per i servizi di media nel mercato interno dell’Unione europea, che punta a salvaguardare la libertà e il pluralismo dei mezzi di informazione, anche per quanto riguarda i contenuti online. Un ambito di intervento che vede l’Agcom in prima line così come sul tema dell’accesso dei minori al web e all’età effettiva degli utenti: “L’Agcom- ha ricordato Lasorella – ha avviato una consultazione pubblica volta alla definizione delle modalità tecniche e di processo per l’accertamento della maggiore età degli utenti da parte dei fornitori di siti web e piattaforme di video sharing in caso di accesso a contenuti e a servizi a carattere pornografico. Si tratta di un provvedimento importante, che dovrà coordinarsi con la disciplina europea in corso di definizione nell’ambito del Dsa. Lo schema di provvedimento, approvato dal Consiglio dell’Autorità nel mese di maggio 2024, al termine della consultazione, è stato trasmesso al Garante per la protezione dei dati personali ai fini dell’acquisizione del prescritto parere e verrà successivamente notificato alla Commissione europea”.

Sullo sfondo vi è naturalmente il nuovo Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (il cosiddetto AI Act), che è stato approvato alla fine della legislatura passata e pubblicato lo scorso 12 luglio, e che entrerà pienamente in vigore nel 2026: “La nuova legislatura europea – ha detto il presidente Agcom – sarà chiamata anche ad un aggiornamento delle direttive settoriali in materia di comunicazioni elettroniche, di servizi di media audiovisivi e di copyright, nonché, più in generale, ad uno sforzo insieme di attuazione, di raffinamento e di armonizzazione dei vari plessi normativi, cercando di superare sovrapposizioni e aporie interpretative”.

Compiti e competenze, quelle dell’Agcom, in piena e rapida evoluzione a seguito soprattutto della rapida escalation digitale nel settore delle comunicazioni. Paradossale, in questo senso, che nel nostro Paese non sia stata ancora varata una nuova Legge sull’editoria. Quella in vigore risale addirittura al 1987: ““Il settore dei servizi media audiovisivi (televisione, radio, quotidiani e periodici) vale nel 2023 circa 11,5 miliardi di euro (nel 2019 erano 12,2). – ha affermato il presidente dell’Agcom – Al suo interno continua a crescere il peso relativo della televisione; la radio rimane sostanzialmente stabile, mentre è in calo progressivo e strutturale la quota cumulata di quotidiani e periodici. Queste tendenze, evidentemente connesse alla rivoluzione digitale, hanno effetti molteplici, investendo le dinamiche concorrenziali, la protezione dei consumatori e anche la tutela dei princìpi del pluralismo: in tale prospettiva esse richiedono sempre più un allineamento delle tutele e, più in generale, delle regole, tra settore audiovisivo tradizionale e settore audiovisivo digitale. Inoltre, la situazione di quotidiani e periodici pone probabilmente al legislatore la questione di una nuova legge sull’editoria. Nel mese di aprile 2024 – ha aggiunto Lasorella – l’Autorità ha segnalato al governo l’opportunità di una riforma della disciplina relativa alle concentrazioni nella stampa quotidiana ai sensi dell’art. 3 della legge n. 67 del 1987. Agcom ha sottolineato che i limiti ex ante stabiliti dal legislatore nel 1987 – che fanno riferimento esclusivamente alle copie cartacee – non sembrano più in grado di rappresentare le posizioni all’interno del mercato, caratterizzato oggi dalla forte integrazione tra formato cartaceo, copia digitale e servizi online”.

Un mondo del tutto trasformato, anche in termini di impatto sull’opinione pubblica, quello dell’editoria. Oggi contano molto più gli influencer sui social dei paludati editorialisti dei quotidiani. E in molti casi si può constatarlo con profondo rammarico. L’Agcom è stata indotta all’adozione delle Linee guida per garantire il rispetto delle disposizioni del Testo unico per i servizi media audiovisivi (Tusma) da parte degli influencer: “Le Linee guida – spiega il presidente Lasorella nella sua relazione – individuano le norme immediatamente applicabili agli influencer e definiscono un insieme di soluzioni specificamente indirizzate ai maggiori influencer operanti in Italia, quelli con almeno un milione di follower sulle varie piattaforme o social media e che su almeno uno di questi mezzi abbiano superato un valore di engagement rate medio pari o superiore al 2%. Si tratta di misure in materia di trasparenza delle comunicazioni commerciali nonché di tutela dei diritti fondamentali della persona, dei minori e dei valori dello sport. Contemporaneamente l’Autorità ha anche istituito un Tavolo tecnico (insediatosi il 5 marzo 2024) per l’adozione di un codice di disciplina recante le ulteriori misure di dettaglio”.

Di una vera e propria rivoluzione ha parlato il presidente dell’Agcom in relazione alle trasformazioni del settore delle comunicazioni elettroniche, il cui valore di mercato nel 2023 supera i 27 miliardi di euro, arrestando una tendenza alla riduzione in atto da anni, ancorché persista, rispetto al 2019, una flessione di circa il 10% (pari, in valore, ad oltre 2,9 miliardi di euro): “Il mercato – ha detto Lasorella – è stato caratterizzato da importanti processi di riconfigurazione degli assetti strutturali degli operatori, primo tra tutti, ovviamente, la separazione della rete Tim, ma anche il processo di consolidamento che ha visto coinvolte Fastweb e Vodafone Italia, rispettivamente il quarto ed il secondo operatore sul mercato italiano. Il riassetto della proprietà della rete fissa costituisce un evento di fondamentale importanza per il comparto delle comunicazioni elettroniche nel nostro Paese, dal quale conseguono modifiche altrettanto fondamentali alla struttura dell’offerta e della domanda dei relativi servizi. Tale trasformazione avrà inevitabilmente importanti ricadute per l’attività regolamentare di Agcom“.

Lasorella ha anche accennato alla direttiva copyright, necessariamente da riconsiderare alla luce dell’ingresso sulla scena di applicazioni di intelligenza artificiale generativa, come Chat GPT, addestrate con contenuti prodotti anche da giornalisti. Proprio sul mancato rispetto del copyright si basa la colossale causa avviata dal New York Times contro OpenAi proprietaria di Chat GPT. Lasorella si è limitato ad un’analisi di base: “Il primo tema – ha sottolineato il presidente Agcom – riguarda la corretta remunerazione spettante agli editori per lo sfruttamento in ambiente digitale delle pubblicazioni di carattere giornalistico, il cosiddetto equo compenso, una questione cruciale per il mondo dell’editoria e, in generale, per il pluralismo informativo”.

Un primo commento dal Parlamento ai temi contenuti nella Relazione annuale sull’attività dell’Agcom è giunto dal Vicepresidente della Camera dei deputati Giorgio Mulè: “La trasformazione digitale deve essere armoniosa e corretta, nel rispetto dei diritti degli utenti e dei consumatori. Governare i cambiamenti non può, dunque, essere soltanto un’enunciazione di principio, ma deve essere un impegno reale e tempestivo ex ante, pena il dover subire i cambiamenti ex post. Alla luce dei nuovi sviluppi nel mondo dei media, e, in particolare, della sempre maggiore diffusione dei social media, anche tra i minori, e dei fenomeni a essi collegati (come lo sharenting, i baby influencer e il cyberbullismo), le Camere sono impegnate nell’esame di proposte di legge per disciplinare tali fenomeni e contrastare gli abusi”.

La sensazione di fronte a tutte queste necessità di nuove leggi è che la normativa sia sempre in ritardo di fronte ai rapidi passi avanti digitali, un po’ come il leone e la gazzella. Solo da pochi giorni, il 12 luglio, l’AI Act è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, concludendo un lavoro avviato nel 2016. E solo a maggio sono iniziate le audizioni in Commissione al Senato sul disegno di legge del Governo italiano sull’intelligenza artificiale. Per la sua trasformazione in legge, l’obiettivo era quello di procedere prima della chiusura delle Camere, il 7 agosto. Ma mancano ormai pochi giorni. Intanto, però, è stato reso disponibile online il testo integrale della Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026.

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