Se non puoi battere un nemico, abbraccialo. E se ce la fai dagli anche un bel “bacio della morte”. Deve essere più o meno questo il retropensiero di quanti – politici, giornalisti, grandi commentatori – nelle ultime settimane si sono impegnati a fondo per mandare Matteo Renzi alla guida del governo al posto di Enrico Letta.
I problemi sul tappeto, il tipo di maggioranza, l’inevitabile logoramento cui è destinato chiunque si accinga ad assumere la responsabilità di (questo) governo proprio adesso: tutto rende evidente che chi oggi propone Renzi come premier subito, senza elezioni, può solo voler male al segretario del Pd. Tanto quanto se ne può volere ad un avversario politico.
Non essendo proprio uno sprovveduto, il diretto interessato ha capito e per ora resta sordo al canto delle sirene. Niente “staffetta”, piuttosto un rimpasto – senza chiamarlo con il suo brutto nome, meglio “nuovo patto di governo” – e un rilancio dell’azione dell’esecutivo in cui il sindaco di Firenze non ha la minima intenzione di mettere la faccia.
Ora resta da vedere quali altre strade verranno tentate dai fanatici delle larghe intese a vita e dai tanti che da un logoramento fallimentare di Renzi avrebbero molto da guadagnare. Si va da una corposa minoranza interna al Pd agli alfaniani, passando per il Movimento 5 Stelle e, entro certi limiti, Berlusconi.
Il primo tentativo sarà in realtà un colpo di coda e consisterà nel tentativo di inserire ministri renziani nella compagine governativa, magari con dicasteri di peso. Poi si passerà alla palude parlamentare sulla legge elettorale. Difficile che gli “strateghi” puntino a un fallimento diretto della nuova legge, perché potrebbe condurre a elezioni ravvicinate e rischiose: non tanto per il risultato – scontato il pareggio con l’ex Porcellum mondato dalla Corte Costituzionale – quanto per le poltrone che ancora occupano. Prevedibile un tentativo di dilazione sine die e annegamento nelle procedure parlamentari, magari con il valido aiuto di qualche ostruzionismo grillino.
Se Renzi dovesse riuscire a dribblare i primi ostacoli i suoi veri avversari torneranno a farsi sentire dopo le elezioni Europee del 25 maggio. Per il Pd sarà un passaggio difficile, ma visto che normalmente i governi non cadono per i risultati delle Europee un tentativo di trascinare il sindaco di Firenze nella palude del rimpasto è facile da pronosticare. E se il Pd dovesse andare proprio male, qualcuno tornerà alla carica con l’idea della “staffetta”. A quel punto toccherà sempre a Renzi frenare la propria ambizione e schivare le sabbie mobili di un governo impopolare dalla nascita.
Tutte le strategie fin qui ipotizzate devono passare, va da sé, dall’approvazione del Presidente della Repubblica. Ma cosa volete che sia per i soloni della grande stampa e i grandi manovratori reduci dai fasti montiani? La realtà, per loro, è un dettaglio trascurabile.