Matrimonio per tutti e parità, Francia divisa

Parigi, che con il PACS  aveva  nel 1999 la via a un nuovo tipo di unione civile  per le coppie sia etero che omosessuali, si avvia ora ad aprire le porte del matrimonio a gay e lesbiche. Il progetto di legge, adottato dai deputati nei giorni scorsi dopo una decina di infuocati dibattiti, dovrebbe concludere il suo iter parlamentare al senato all’inizio di aprile. Ma i numerosi oppositori al ‘matrimonio per  tutti’,  sembrano determinati a continuare la lotta. In meno di tre settimane hanno raccolto 700.000 petizioni per chiedere al Consiglio economico, sociale e ambientale (CESE) di intervenire in modo da accordarsi un ulteriore tempo di riflessione su un problema che divide il paese.

E hanno anche organizzato un’altra manifestazione nazionale a Parigi per il 24 marzo, cioè a ridosso del dibattito al senato, per ricordare che contro ‘il matrimonio per tutti’ sono centinaia di migliaia, cattolici e non, giovani e vecchi, di destra ma anche di sinistra.  Come si era visto a gennaio con la loro prima manifestazione cui aveva risposto poco dopo un’affollata contromanifestazione  di chi  oltralpe è convinto che sia giunto il momento di equiparare i diritti delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali, come hanno gia` fatto numerosi paesi europei, compresa la cattolica Spagna. E’ assai poco probabile che la legge, promessa elettorale del Presidente Francois Hollande, non sia adottata . Al senato non si aspettano sorprese e se anche il CESE dovesse accogliere le petizioni , il suo potere è meramente consultivo.

Perciò  il dado sembra tratto. Non senza lacerazioni: come sottolinea un quotidiano americano nel chiedersi come mai ‘il matrimonio per tutti’ abbia incontrato tante resistenze, ‘la Francia e’  al tempo stesso una repubblica laica, paladina dei diritti dell’uomo e un paese tradizionalista dalle radici religiose che glorificano la famiglia….” . Con l’adozione della legge gay e lesbiche potranno sposarsi ma il futuro dei figli avuti con le tecniche di maternità surrogata, che resta proibita in Francia, o per procreazione medicalmente assistita, resta assai incerto.  E sono proprio queste drammatiche lacune sul problema della filiazione a suscitare i maggiori timori, anche sul piano giuridico.  Proprio in occasione del dibattito parlamentare l’Insee, l’Istat francese, ha pubblicato un  rapporto ‘La coppia in tutti i suoi stati’ in cui indica come in Francia le coppie formate da omosessuali fossero alla fine del 2011 100.000, sei su dieci formate da uomini e quattro da donne.  I francesi che avevano allora dichiarato di vivere in coppia erano 31,7 milioni di cui il 72% uniti dal matrimonio. Degli 8,5 milioni di  non sposati , 1,4 milioni si era ‘pacsata’,  aveva cioè sottoscritto il patto di unione civile.

Meno drammatico forse ma di grande rilevanza sociale è il problema della parità tra uomini e donne nel mondo del lavoro. Per cercare di portare rimedio a una situazione di profonda ingiustizia – lo scarto dei salari tra uomini e donne è  in media del 25% – la Ministra dei diritti delle donne Najat Vallaud-Belkacem ha ora lanciato esperimenti pilota in 9 regioni della Francia. Il progetto, dotato di 18 milioni di euro,  si prefigge di individuare le piste più efficaci non solo per accorciare le distanze salariali ma anche quella di estendere l’attività femminile a un maggior numero di settori. Attualmente la metà delle donne attive è rappresentata in solo 11 delle 86 filiere esistenti oltralpe.

Va infine segnalata, sempre sul fronte dei diritti, l’apertura dell’Ordine dei medici all’eutanasia, illegale nel paese. Invocando un ‘dovere d’umanità’ il Consiglio etico dell’Ordine ha infatti detto sì, e solo ‘in casi eccezionali’ alla ‘sedazione terminale ‘ di pazienti in fin di vita che ne abbiano fatto richiesta ‘ ripetuta, lucida e persistente’. I medici francesi dunque si sono dichiarati a favore di una revisione della legge esistente che non tiene a loro avviso abbastanza conto di casi senza alcuna speranza che infliggono al paziente un’agonia insopportabile.

Un progetto di legge su come garantire un ‘fine-vita’ degno sarà discusso a giugno. Il dibattito parlamentare sarà sicuramente seguito con grande interesse dai francesi che al 56% desidera l’assistenza medica per poter morire .

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