Manifestazione per la pace, la Sinistra sfila a Firenze, in corteo un migliaio di persone

Firenze – Bandiere, striscioni, la gente che sfila con la colonna sonora dei tamburi della GKN, degli slogan, mentre il fumo colorato dei fumogeni si ammassa nell’aria. Sono tanti, i partecipanti alla manifestazione  ‘Firenze contro la guerra’  promossa da una rete di associazioni fiorentine insieme ad Anpi,  Cgil, e vari movimenti politici e sigle della sinistra. La solita guerra delle cifre, 400 persone secondo i dati ufficiali, oltre mille per i partecipanti. Via Cavour piena, da piazza San Marco a piazza Duomo. La richiesta è che le armi tacciano, che la strage finisca. Il raduno in piazza Santissima Annunziata, poi, verso le 18, si parte, attraverso il centro, San Lorenzo, via Cerretani, evitando il Duomo per poi finire in piazza Strozzi. Tanti gli interventi. Il corteo si apre con un grandissimo striscione viola, “Firenze contro la guerra”, cui seguono gli altri. La piazza si caratterizza e si divide da quell’altra, quella che si terrà domani, su un elemento discriminante senza possibilità di fraintendimenti: no all’invio delle armi, “la pace – dice Francesca Conti, Potere al Popolo – non si costruisce sostenendo la guerra”.

Fra i partecipanti, che rappresentano tante sigle della sinistra fiorentina, da Potere al Popolo a Rifondazione comunista, passando per Arci, Anpi, collettivi, il centro sociale Cpa, La Comune, un nutrito gruppo della Cgil, con Gianluca Lacoppola, della segreteria della Cgil fiorentina: “Abbiamo deciso di sostenere tutte le iniziative per la  pace, e continueremo a farlo nelle prossime settimane. Quindi ci  sembra normale promuovere l’associazione di oggi, che coinvolge  molte associazioni del territorio fiorentino, ed essere domani a  un’iniziativa che chiede il cessate il fuoco immediato e il  ripristino di un clima di pace”.  Ecco, la contrapposizione c’è, ma non si vuole nominarla, l’importante è il no alla guerra. Del resto, è la mobilitazione, sempre più imponente, contro la guerra a rimanere per tutti i partecipanti alla piazza odierna, uno degli strumenti attraverso i quali far tacere le armi. Lo dice Massimo Torelli, portavoce di Firenze Città  Aperta: “Serve un grande intervento diplomatico e non le armi. Non c’è giustificazione per l’azione di Putin,  siamo contrari all’allargamento della Nato a est, e siamo molto  contrari al fatto che il governo italiano invii aiuti militari,  mentre invece doveva giocare un ruolo diplomatico”. Sul tentativo d contrapporre le piazze: “Penso che una città che si dice contro la guerra dovrebbe avere un corteo per la pace al giorno – aggiunge – non mi sembra il probema di due piazze, bisogna reggere lunedì, martedì, mercoledì…pensare di risolvere una guerra con l’invio di armi è un tentativo bocciato dalla storia. e non serve dire che ai partigiani le potenze dell’epoca inviavano armi, i partgiani erano contro la guerra, tant’è vero che nella costituzione vollero un articolo che specificamente dice che l’italia ripudia la guerra”.

“Anche la manifestazione di domani – dice Francesco Torrigiani – vuole il cessate il fuoco. Tuttavia è la modalità a essere diversa. Inviare armi ci esclude dal tavolo delle trattative, esclude il ruolo di mediazione. Inoltre, non dimentichiamo che inviamo armi italiane che spareranno contro altre armi italiane, non dimentichiamo che l’Italia ha venduto ingenti quantità di armi proprio ai russi, che servirono a Putin, nonostante l’embargo, nel 1999 di radere al suolo Grozny”.

“Purtroppo siamo sempre davanti alle solite cose – dice Roberto, Rifondazione – purtroppo anche sulla pace non si riesce stranamente a pensarla allo stesso modo”, dice, riferendosi alle “due piazze”, pensando  a quella di domani. “Dividere su queste roblematiche è veramente assurdo. L’appello di fondo è uguale, la diversità è che noi condanniamo tutte le guerre. Davanti a queste tragedie non si può prendere posizione a favore dell’uno o degli altri. Chi ci rimette sono solo le persone comuni. Il punto fondamentale, dirimente, è che non solo non bisogna inviarle, le armi, ma non bisogna neppure costruirle”.

La diversità, per Gianni di Potere al Popolo, non è neppure nel tanto contestato slogan “Nè con Putin nè con la Nato”, bensì in quello: “Contro Putin e contro la Nato”. Altra riflessione, il fatto che i “mediatori” non sono credibili, dal momento che “si trattava di guerre anche in Siria, in Palestina, sotto le bombe di Sarajevo. I bambini morivano, le donne anche. Eppure, era come se fossero figli di un dio minore”, dice Alessandro. Inoltre, per Gabriella, sempre di Pap, anche questo conflitto è una battaglia di tipo economico, in realtà in questione è il predominio delle fonti energetiche. La definisce “ambigua”, la piazza di domani, Francesca Conti. “Dentro ci sarà anche il Pd, che ha chiesto di inviare armi se non militari italiani, mentre serve che si mettano in moto gli strumenti diplomatici. Non si possono mandare armi dicendo che sono per la pace, un’altra variante, ulteriore, dlle guerre umanitarie”.

“Siamo in questa piazza perché siamo contro tutte le guerre. Non si può stare con chi consegna armi. Le guerre sono contro i lavoratori, sempre e comunque”, dice Stefano Cecchi, Usb. Gli fa eco Paola Sabatini della Cub. “E’ necessario far tacere le armi al più presto, ripristinare i necessari canali diplomatici, fare di tutto per interrompere il conflitto. La scelta di non aderire alla piazza di domani, che sembra vedrà anche un collegamento in diretta con il presidente dell’Ucraina, è dovuta al fatto che non possiamo stare con chi non guarda anche alle responsabilità della Nato, senza nessuno sconto ovviamente per il paese aggressore e dunque per Putin. Un no deciso sia all’aggressione russa sia alle logiche Nato”.

“A rimetterci nelle guerre è sempre e comunque il popolo – dice Marzia Mecocci, Movimento di lotta per la Casa – siamo qui per urlare forte che devono smettere di sparare, a rimetterci sono solo le famiglie. Nessuna delle due parti è da salvare, il problema è la guerra in se’, sempre e comunque, dal momento che la politica non riesce mai ad ascoltare il disagio del popolo, ma solo interessi e poteri che possono permettersi il lusso della guerra, magari anche guadagnandoci sopra. Non c’è mai stata una guerra, storicamente, che è tornata a vantaggio del popolo, delle persone comuni”.

Il corteo si snoda per la città e termina in piazza Strozzi. “Non si può invocare la guerra chiamandola pace”, ribadisce Francesca Conti. 

 

 

 

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