
Si era temuto il peggio. Si pensava l’addio di Fioroni (cattolico tra i fondatori del Pd nonché ex ministro) sarebbe stato il primo di una lunga teoria di uscite dal partito “schleinizzato”, ovvero votato ad una brusca sterzata a sinistra. Invece no. Mentre la neo segretaria continua a menare fendenti al benpensantismo di centro, sparandole sempre più ad alzo progressista nell’agone politico dei desiderata, internamente ci va coi piedi di piombo. E pare avere ben appreso la lezione di quei vecchi marpioni democristiani che in fin dei conti hanno rappresentato ed ancora rappresentano un’anima non secondaria nel consesso dem.
Va in questo senso la presidenza a Stefano Bonaccini, suo principale contendente alle primarie aperte (e che l’aveva sonoramente sconfitta alle primarie Pd), da cui potrà fare opposizione vera (naturalmente “costruttiva”) tenendo assieme i suoi e magari dialogando con i “pasionari” dell’ultima ora che rientreranno nel partito o ci entreranno a piedi pari agognando battaglie radicali, gender-pop e super dirittistiche al grido di “partito mio fatti Capanna (Mario)”.
Lo stesso Pierluigi Castagnetti, tra i padri nobili del Pd, ha recentemente fatto sapere che potrebbe restare (dopo aver annunciato un probabilissimo addio) se saranno rispettate le anime culturali originarie. Insomma Elly vince e convince.