Firenze – Una maledizione sembra pesare sugli alberi fiorentini. A poche settimane di distanza dalla caduta del pino alle Cascine, sulle bacheche della stampa si racconta di un altro albero caduto nel giardino della Scuola Città Pestalozzi. Senza dimenticare che un altro episodio analogo avvenne nell’area giochi di viale dei Bambini, dove nel giugno 2022 furono abbattuti 4 pini domestici perché ritenuti pericolosi e non ci si era accorti che un platano a pochi metri di distanza e sul perimetro della stessa area, aveva le radici marce tanto da crollare, nel corso di un evento temporalesco particolarmente ventoso, sul palazzo vicino.
“Ancora una volta, questa volta in un bel giardino di un plesso scolastici di grande importanza a Firenze, avviene dunque un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi – dice il professor Mario Bencivenni – e ancora una volta si torna ad ascoltare il solito ritornello da parte dell’Amministrazione comunale: le condizioni della pianta erano state verificate e accertate, la colpa è probabilmente di un fungo che non si vede ma che ha distrutto l’apparato radicale sotto terra etc. etc.. Ancora una volta vengono esibite autocertificazioni basate sull’attestazione di una valutazione ( di tipo visivo o VTA sembra) fatta nel dicembre [sic!] scorso, che avevano valutato la pianta in buone condizioni e non avevano indicato prescrizioni specifiche. Sembra che l’apparato radicale sia stato compromesso da un fungo micidiale, ma che operando sotto terra è invisibile. Insomma la colpa è della pianta che nasconde le sue malattie….”.
Una narrazione, come si usa ormai dire, che non convince il professore, storico dei giardini e esperto conoscitore delle essenze botaniche che ne sono l’anima, n particolare le alberature. “Ritengo che la responsabilità sia tutta degli uomini, e in attesa che chi di dovere renda pubblici gli esami e i controlli effettuati negli ultimi 5 anni sulla pianta caduta, mi sento di ribadire ciò che da tempo stiamo denunciando: l’attuale sistema di gestione basato sullo smantellamento del servizio giardini nella sua componente essenziale dei tecnici giardinieri a favore dell’esternalizzazione dei lavori è completamente inadeguato per l’importanza e la rilevanza di questo patrimonio”. Il professore tuttavia precisa: “Il problema non è della professionalità dei singoli tecnici chiamati ogni tanto a fare accertamenti visivi, fra l’altro mal retribuiti, ma la grave carenza di tecnici giardinieri negli organici del servizio giardini comunale. Solo una presenza costante nel tempo e nel territorio di questi ultimi, capaci di accompagnare le piante nell’arco della loro vita quest’ultime possono ridurre al minimo il loro pericolo e garantire nel tempo invece i loro grandissimi benefici estetici, ambientali ed eco sistemici. Da tempo infatti come Italia Nostra, assieme a tanti comitati sorti in difesa degli alberi, stiamo chiedendo in tutte le sedi, senza minimamente essere ascoltai, che con un patrimonio di oltre 80.000 alberi ornamentali il Comune dovrebbe assumere in tempi rapidi 400 tecnici giardinieri da aggiungere al centinaio di quelli ancora presenti nel suo organico”.
La prima obiezione all’appello è senz’altro di ordine finanziario: dove trovare i soldi? “La si smetta di accampare problemi di finanza pubblica per giustificare la mancate assunzioni: nel bilancio arboreo del Comune di Firenze per il periodo 2015-2019 si sono spesi circa 8 milioni di euro prevalentemente per abbattere e ripiantare piante in esternalizzazione – spiega Bencivenni – all’inizio del 2023 si è annunciato l’arrivo di circa 18 milioni di euro da progetti europei . Insomma basterebbe che appena la metà di quei fondi fosse utilizzato per ricostituire il servizio giardini comunale con attrezzature e soprattutto organici necessari ad assolvere al suo compito fondamentale, le cose andrebbero sicuramente in modo diverso”.
Dunque, contro la caduta degli alberi è necessario, come spiega il professor Bencivenni, che venga cambiato sistema. “Se invece di tecnici specializzati che fanno una tantum degli esami visivi o strumentali alle 140 piante di una giardino di un plesso scolastico ( cioè di un’area definita ad alta vulnerabilità), quel giardino fosse seguito costantemente per tutto l’anno da un tecnico giardiniere, i bambini di quella e di altre scuole potrebbero continuare a crescere all’ombra delle piante adulte e a confermarsi nell’idea che esse sono non un pericolo, ma una grande risorsa per la nostra vita”.
foto di repertorio, la caduta di un albero per temporale in via gordigiani, autore Luca Grillandini