
L’inserto emiliano del lunedì del Corrierone ha riassunto la parabola di Giuseppe Alai pochi giorni dopo le dimissioni anzitempo dal Consorzio del Parmigiano-reggiano che ha guidato per un decennio (353 caseifici produttori, oltre 3 milioni e 300mila forme prodotte e quasi 2 miliardi di euro il giro d’affari al consumo) ed alla vigilia dell’assemblea generale (mercoledì) di caseifici, allevatori e stagionatori. Che non avrà incombenza alcune sulle cariche.
Il 59enne “Zar bianco” (come lo chiama il quotidiano), già presidente di Confcooperative per 20 anni, vinto il braccio di ferro con Coldiretti nel secondo quinquennio di presidenza del Consorzio del Re dei formaggi per via delle note vicende della società Itaca e del maxi-magazzino di stagionatura di S.Martino in Rio, si vorrebbe così concentrare sull’ultima, importante poltrona rimasta, quella del Banco Emiliano (19mila soci e un rosso da 12 milioni).
Proiettato il Consorzio in una dimensione assai più moderna del passato sul fronte delle strategie di business e marketing e stimolato l’export come non mai prima, Giuseppe Alai è deciso a “tenersi” almeno il Banco Emiliano (nato nel 2013 dalla fusione della Banca di Cavola e Sassuolo e di Banca Reggiana), dopo il salvataggio costato al sistema regionale delle Bcc 20 milioni di euro, tirando la volata dell’ultima tappa il prossimo 24 aprile data dell’assemblea. Per lui, cicloamatore di lungo corso che ha iniziato la scalata negli anni ’80 col Credito cooperativo di Guastalla, impresa assolutamente possibile.