L’orrore, il lessico, la consapevolezza, la speranza

disegnoNonostante ci siano ancora dubbi sulla reale matrice dell’ultima, abominevole strage avvenuta a Nizza, il giorno della festa nazionale del 14 luglio (diversi leader islamici, professionisti nella semina d’odio, hanno da tempo aizzato alla “car-jihad”, “regolarmente” praticata su suolo israeliano ma non solo), siamo comunque di fronte ad un fenomeno sempre più evidente nella sua radice. Ciononostante c’è chi getta il cervello (o la convenienza?) oltre l’ostacolo e la butta filosoficamente sul mutamento antropologico cui soggiacerebbe certa specie umana. Non che emarginazione, disagio sociale, povertà economica (che spesso si associa a quella formativa e intellettuale) non siano mix esplosivi ma perseverare nell’ignoranza (vera o di comodo) che il collante/sfogo non sia il fondamentalismo religioso, non necessariamente metabolizzato da chi ne abusa, ha dell’incredibile. Non fosse che qualche oracolo dell’ecumenismo estetizzante fine a se stesso continua a sopravvivere a dispetto dei fatti.

Chiariamolo: il lessico in questi frangenti dove la parole sostanziano le identità, è fondamentale. Come abbiamo sbagliato per anni a chiamarlo Stato islamico (l’organizzazione statale è voluta dal basso e riconosciuta a livello internazionale) ed a diffondere i loro video atroci e farneticanti messaggi per meri motivi di “audience” (la paura si sa, ti fa restare incollato al video), così ora perdiamo le giornate ad alambiccarci sui suffissi da scegliere in accompagnamento alle parole “terrore”, “terrorismo” e “fondamentalismo”. Islamico? Macché, ti tacciano di razzismo lessicale. S’ha da dire “islamista”, per il sospiro di sollievo dell’ideologicamente corretto.

In realtà è completamente sbagliato cercare di edulcorare la velenosa pillola; non avendo infatti l’Islam, per sua stessa storia teologica, una classe sacerdotale che si arroghi il diritto o si assuma il dovere di interpretare, ammodernare, separare la circostanza letterale dall’eventuale spirito del testo sacro, nessuno tra loro può dare la versione ultima di ciò che un bravo fedele della religione islamica tragga come conseguenza comportamentale dalle sue letture. Quindi, per farla breve, l’aggettivo corretto è “islamico”. Il che vuol dire che tutti i musulmani siano brutali terroristi? No di certo, è piuttosto vero il suo contrario. Ma partendo da alcuni concetti semplici e facilmente intuibili (se si pensa liberamente rispetto al format di paideia democratica largamente in vigore), si potrebbero così porre le basi per un dibattito sulla necessità che l’Islam cosiddetto “moderato” (usiamo l’errata terminologia per motivi di chiarezza e sintesi) intraprenda una battaglia interna sulla necessaria laicizzazione del suo credo.

Noi cerchiamo di ribadirlo con pacata risolutezza, come stiamo facendo da anni “forti” nel nostro piccolo di studi sull’argomento, viaggi in quelle terre, passione per la causa pacifica e la convivenza utopicamente gioiosa tra popoli e fedi: ci sono almeno quattro strade, tutte parallele verso un’unica meta, da percorrere in questi tempi di neo-fanatismo di ritorno, se si vuole sperare di uscire il prima possibile da un incubo che dal Medio Oriente (laddove le stragi fanno meno notizia che dalle nostre parti) si è ormai esteso alle locali coordinate geografiche.

La via armata: colpire senza tregua ciò che resta del sedicente stato islamico sui territori occupati e disumanizzati. La via diplomatica: aiutare in tutti i modi le classi dirigenti “sostenibili” (ahinoi si tratti in qualche caso anche di personaggi più in odore di dittatura che di democrazia) a riprendere il potere. La via politica: spingere le comunità islamiche di stanza nelle nostre società a manifestare pubblicamente contro l’orrore sparso a piene mani dai loro correligionari e non solo ad alzare le spalle archiviando il tutto con l’insipido mantra “ma quello non è il vero Islam” (lo vadano a spiegare a chi massacra vittime innocenti). Ma anche e infine la via culturale dell’autoconsapevolezza: che è sui principi dei valori occidentali (e francesi in modo particolare) di libertà, uguaglianza e fratellanza che si deve aprire con l’Islam (che lo voglia fare) un confronto dialettico serrato e senza sconti. Che non tutto è uguale a tutto, sempre e in ogni epoca, spargendo quei germi di relativismo concettuale che minano alla radice i riferimenti assoluti (certamente declinabili nei singoli casi) su cui poggiano le basi, in delicato equilibrio quotidiano, le nostre nazioni.

Chi, tra quelli che continuano imperterriti nella demenziale gnagnarella della “religione non c’entra niente”, riterrebbe davvero indifferente vivere in un Paese regolato dalla sharia piuttosto che nel loro dove vige la Costituzione e che si ispira (forse sommariamente e di sicuro senza concretizzarla al 100%) la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo?

Total
0
Condivisioni
Prec.
Attacco a Nizza: manifestazione in piazza della Signoria

Attacco a Nizza: manifestazione in piazza della Signoria

Firenze – “Stasera alle 19 saremo in piazza della Signoria per la Francia

Succ.
Il Teatro Povero compie 50 anni e racconta la crisi di tutti

Il Teatro Povero compie 50 anni e racconta la crisi di tutti

di Piero Meucci Firenze – Nel 50° anniversario della sua fondazione il Teatro

You May Also Like
Total
0
Condividi