L’Homo esteticus e la scomparsa della diversità sessuale

Per carità, non si dica che non eravamo in linea con il mutare dei tempi. Non sarebbe affatto giusto. Abbiamo riso come tutti alla proiezione de “Il vizietto”, forse anche un po’ meno di tanti, dal momento che non avevamo nessun tratto omofobico da esorcizzare con tonante ilarità. E’ che capivamo profondamente tutti i protagonisti della vicenda, persi tra un mare di convenzioni dell’una e dell’altra sponda e di tutte le altre che attendevano in mezzo, nel faticoso guado tra le rispettive rive della sessualità. Avevamo già riso con l’originale francese e abbiamo riso anche col mediocre ri-remake americano, protagonista il compianto Robin Williams. Abbiamo seguito con trepidazione le vicende del povero borghese di mezz’età affetto da mania del travestitismo in “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso”.

Ci siamo uniti anche noi al coro di quanti sentenziavano che “Priscilla, la Regina del Deserto” era un capolavoro assoluto, benché poi l’Oscar l’avesse vinto per i costumi, non per la recitazione. A tal punto che quando l’Agente Smith di Matrix ed Elrond facevano poi la comparsa in altri film ci aspettavamo da un momento all’altro le note di “I Will Survive”. Abbiamo seguito con interesse “Victor Victoria”, “Mrs. Doublefire”, “Tootsie” e ci siamo sorbiti persino il polpettone coi cowboy pecorai che si amano durante le transumanze, senza emettere un solo fiato di insofferenza. Ci riterremmo veramente offesi, ora, nell’essere additati in quanto retrogradi.

Non per questo crediamo sia giusto però essere quotidianamente sottoposti alle trasformazioni botuliniche di Gabriel Garko. Siamo disposti persino ad affrontare di nuovo la visione dell’opera omnia di Almodovar, naturalmente con un legnetto tra i denti per poter mordere quando il dolore si fa troppo forte, per non urlare; ma per carità, risparmiateci questi sconci. Abbiamo capito che in natura la sessualità è una cosa che assume molti diversi aspetti, tutti non condannabili. Noi non abbiamo niente contro nessuno di essi, purché maturo e consenziente. Pensate, alcuni dei nostri migliori amici sono eterosessuali. In cambio, chiediamo di non essere immolati a viva forza sul carro di testa del Gay Pride e magari di dover anche fare ciao – ciao con la manina: non ci sembra una ambizione esagerata. O no?

Eppure, al contrario, come i Seminole sentiamo che i nostri già limitati spazi di persone sessualmente felicemente grigie e poco appariscenti vengono via via ridotti, taglieggiati, usurpati dai cartelloni nei quali si pubblicizzano gel esfolianti per la delicata pelle maschile, cosa che non sapevamo neppure di avere finché non ce l’hanno detto gli spot. Ormai ci sentiamo in colpa se non siamo depilati, profumati, arieggiati e confezionati come tanti Uovi di Pasqua. Ma che ci possiamo fare? Siamo di quella generazione che va in palestra per sollevare ghisa e sudare mettendo su fieramente muscoli, non per confrontarli poi negli spogliatoi, accompagnando le occhiate d’invidia con bonari consigli su quale crema sia più idratante. Abbiamo le livree dimesse di quelli che pensano che il sesso sia una cosa certo piacevole e non peccaminosa, ma anche, come dire, privata, e se in molte sue componenti meravigliosamente ludica, in ogni caso legata alla necessità di non urlare in piazza quali sono le nostre esigenze. Vi preghiamo, accettateci come siamo.

Non costringeteci ad indossare il costume da mare con astuccio penico e filino internaticale. Siamo davvero convinti che stia meglio addosso alle ballerine brasiliane, o al limite ai transessuali, stessa provenienza. Il Pene-Kini non fa per noi. Davvero. Noi ci sentiremmo a disagio. Per favore, non sottoponeteci a sfilate come quella di Rick Owens: creano inutili ridondanze tra le diverse borse messe in mostra, noi siamo costernati e le acquirenti confuse. Non costringeteci ad acquistare tanga, reggiseni e guepiere per uomini da Homme Mystere. Se proprio dovete, rinchiudeteci nella Riserva del Grande Padre Pubblicitario Omnisessuale, e lasciateci lì. Ma attenzione: quando avrete abbattuto l’ultimo pelo toracico, quando avrete ammosciato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo film con Bruce Willis, allora vi accorgerete che il Gender Bender non si può mangiare. O forse sì, se l’intimo è commestibile. Ma per noi sarebbe troppo tardi.

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