L’extramoneta: “Reggio è” propone banconote locali digitali della pubblica amministrazione

Nel tam tam delle proposte elettorali, tra il brusìo dei commenti social, nell’assordante vociare dell’agorà politica e dell’agone da scranno, spicca il progetto di una banconota reggiana elaborato da “Reggio è” che mette d’accordo al contempo globalizzatori iperliberali, super protezionisti rionali e federalisti ante litteram da combattimento (elaborazione grafica dalla Gazzetta di Reggio)

Tra le innumerevoli proposte fatte in questa campagna elettorale (di cui abbiamo volutamente centellinato le notizie), una in particolare spicca per originalità. Arriva dalla lista “Reggio è”  (che sostiene il sindaco uscente e ricandidato Luca Vecchi del Pd), ovvero quella di una “moneta reggiana”.

La “Moneta per Reggio” è l’applicazione del progetto DigiPay4Growth finanziato dalla UE (https://cordis.europa.eu/project/rcn/191828/factsheet/it), fondato sull’utilizzo dei pagamenti digitali della pubblica amministrazione per stimolare la crescita economica e l’occupazione di un territorio aumentando gli scambi, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese. In sostanza, l’amministrazione paga in anticipo mediante crediti elettronici che possono circolare solo nel territorio fra tutti coloro che li accettano – individui e imprese, commerciali e produttive, e la stessa PA – e che alla data prevista per il pagamento si convertiranno automaticamente in euro.

Una moneta che nasce dai pagamenti del Comune ma che diventa la moneta comune dei cittadini. Dieci anni di crisi hanno mostrato che il problema non è che non ci sono i soldi ma che essi circolano poco e male. La moneta non passa per le mani di coloro che ne hanno bisogno e saprebbero cosa farne, e resta spesso inutilizzata e accumulata. Così le disuguaglianze aumentano, la disoccupazione non si riduce e i territori si indeboliscono. Diminuisce la loro capacità di inclusione economica e la loro tenuta sociale.

Erogazioni a soggetti in difficoltà, rimborsi per i tirocini, pagamenti ai fornitori della PA: tutte operazioni che con la moneta complementare possono essere effettuate azzerando i tempi di attesa senza aggravio per la pubblica amministrazione. Si crea così, per un tempo determinato, un potere di acquisto dedicato al territorio che circola solo al suo interno e in modo più veloce rispetto agli euro, stimolando gli scambi e l’economia di prossimità.

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