Alessandro Nironi*
Leggo senza meraviglia le parole di Giuseppe Pagliani e di altri membri del PdL. Forse a loro poco importa che questo ventennio di berlusconismo abbia avuto come suo drammatico effetto in primo luogo la distruzione e la dispersione di quell’enorme patrimonio sociale e culturale della destra italiana.
Abbiamo creduto in Silvio Berlusconi spesso in modo convinto altrettanto spesso spinti dalla necessità elettorale di portare avanti un percorso di leale collaborazione nell’interesse del Paese per affermare quei valori, quella visione dell’uomo e della società che per oltre sessant’anni abbiamo faticosamente elaborato confrontandoci con un passato lontano, con l’isolamento sociale, ma sempre rafforzati dalla convinzione della forza delle nostre idee e dalla voglia di affermarle. Se penso a questo e scorro mentalmente le immagini offerte dalla nostra classe dirigente nazionale (Gianfranco Fini in primissima posizione e i berluscones dell’ultima ora che sembrano i più impegnati a difendere il “dogma berlusconiano”); inutile dire quanto lo spettacolo appaia a dir poco desolante.
Senso profondo dello Stato e delle Istituzioni, sobrietà, meritocrazia, legalità, ordine, primato della Patria, valorizzazione dell’impresa e dei lavoratori lontano dalle aberrazioni del capitalismo e del sindacalismo deteriore: i nostri principi sono stati mercanteggiati tra il bigottismo borghese e la sciatteria mediatica. Oggi chi come me ha compiuto una scelta meditata e non certo semplice è tacciato di tradimento. Noi traditori? No, siamo i traditi.
Negano l’evidenza coloro che in buona fede o per meri calcoli personali, ad ogni livello, continuano ad ignorare l’assenza in questo PdL dei principi e dei valori della destra. Abbiamo avuto le nostre colpe non sollevando prima la nostra voce, ma prima di tutto le abbiamo avute disperdendoci in mille personalismi e non valorizzando quella matrice comunitaria che ci ha sempre contraddistinto. Ora che Berlusconi è caduto (Dio solo sa quando finirà invece, anche nel nostro modo di pensare, il berlusconismo) si affaccia la tecnocrazia bocconiana.
La scelta assurda del PdL di accettare passivamente questa sospensione finanziaria della democrazia mi rafforza nella convinzione della decisione presa. Ho sempre visto con terrore l’idea platoniana della Repubblica degli esperti, specie in salsa italiana, di individui totalmente slegati da ogni forma di legittimazione popolare e come tali irresponsabili di fronte al popolo sovrano.
Già abbiamo visto a cosa può portare il populismo mediatico parlamentare figuriamoci chi dal vaglio popolare neppure passa. Questi tecnocrati abituati a confrontarsi con i palazzi di vetro di Bruxelles e gli ambienti finanziari sono il simbolo dei tempi paradossali in cui viviamo: chiamati a governare quei popoli che incolpevoli sono costretti a subire le follie speculative finanziarie internazionali ed europee.
Mi domando: è questa l’Italia che sognavamo? è questa l’Europa Nazione che immaginavamo?è questa l’Europa delle Patrie e dei Popoli? Oggi tutte le forze politiche dovrebbero responsabilmente assumersi l’onere di guidare concordemente il Paese sino alle elezioni anticipate nell’interesse esclusivo dell’Italia riaffermando l’alto valore della politica e della sua funzione. A questo appuntamento elettorale, ma più in generale di fronte all’enorme sfida posta da questi tempi difficili la destra diffusa dovrà riaggregarsi: lo deve alla sua storia.
All’amico Tommaso Lombardini, a tutti i delusi dico questo: troviamoci, confrontiamoci, riprendiamo in libertà la nostra azione. Fino a quel momento dimostriamo di essere uomini che sanno stare in piedi in un tempo di rovine.
*Consigliere comunale di Scandiano