
Le Borse europee hanno vissuto un mercoledì in recupero dopo lo scossone di martedì. I mercati, nella speranza di registrare la formazione di un governo in Italia, magari un Cottarelli con l’appoggio legastellato, che possa evitare un ritorno al voto già in estate, hanno chiuso la giornata di contrattazione in rialzo. A Milano Ftse Mib,l’indice principale di Piazza Affari, ha chiuso in rialzo del 2,09%, coi bancari in evidenza. Francoforte ha guadagnato lo 0,93% a 12.783,76 punti e Parigi perde lo 0,2% a 5.427,35 punti. Lo spread tra Btp e Bund è in calo attorno ai 250 punti: martedì aveva chiuso a 290 punti base dopo un picco a 330. L’andamento di oggi rappresenta una boccata d’ossigeno dopo le vendite di martedì sui listini: Milano aveva perso il 2,65%, trascinando anche Madrid (-2,5%) e Francoforte (-1,5%) e influenzando il Dow Jones, in calo fino al 2%.
Il rendimento del titolo decennale italiano è sceso sotto il 3% (2,913%). Tassi invece sono in netto rialzo nell’asta di Btp a 5 e 10 anni. Il rendimento medio del Btp decennale è volato al 3%, il livello più alto da maggio del 2014, da 1,70% del collocamento di aprile. Assegnati titoli per 1,82 miliardi di euro contro un massimo importo previsto di 2,25 miliardi anche se la domanda ha rivisto i massimi da dicembre con un rapporto di copertura salito a 1,48. Balzo anche per il rendimento del quinquennale schizzato al 2,32% da 0,56% precedente (assegnati 1,75 miliardi). Lo spread sulla scadenza a due anni scende sensibilmente a 217 punti base con un rendimento del Btp all’1,49%.
Intanto a Piazza Affari risalgono posizioni i due settori più penalizzati degli ultimi giorni: banche e utility. Bene Finecobank (+6,44%) e Mediobanca (+7%, unica a essere stata risparmiata dalla bocciatura emessa da Merrill Lynch per i principali istituti italiani), Terna (+4%) e Poste Italiane (+4%); brilla anche Fca (+4%) che domani presenterà l’ultimo piano del ceo Sergio Marchionne: al proposito le ultime indiscrezioni parlano di un futuro focus del gruppo su Jeep e Maserati con le vendite del marchio Fiat che potrebbero essere interrotte in Cina e Nord America. In coda al listino, invece, Cnh (-1,3%) dopo che il numero di uno di Exor, John Elkann, ha parzialmente frenato sul possibile spin off di Iveco. Sul resto del listino fiammata di Retelit (+13,6%).
I banchieri ieri hanno provato a rassicurare. Il ceo (francese) di Unicredit, Jean-Pierre Mustier, sostiene che la sua banca, che ha 42 miliardi di titoli di Stato, «è a suo agio» nonostante lo spread: «I fondamentali dell’Italia sono molto buoni, l’economia è buona, le aziende e i consumatori sono positivi e l’attuale “sell-off” (vendite generalizzate, ndr) non è giustificato», ha detto a Bloomberg Tv, sottolineando che «l’Italia non lascerà l’eurozona, i timori sono esagerati». Anche per Carlo Messina, numero uno di Intesa Sanpaolo, «ciò che sta accadendo sui mercati è completamente scollegato dai fondamentali del Paese. L’economia reale è molto solida».
In questo scenario si è inserita ieri Moody’s facendo sapere che taglierà il rating italiano, oggi a Baa2 — un livello «da investimento» che consente alle banche di accedere alla liquidità Bce dando in garanzia i Btp — se il prossimo governo porterà avanti politiche di bilancio «insufficienti a posizionare nei prossimi anni il debito su una traiettoria di discesa». Moody’s dice di ritenere «molto improbabile» un rialzo del rating, dato che una conferma del merito di credito — già messo sotto osservazione per un possibile «downgrade» — potrebbe arrivare se il programma di riforme si rivelasse ambizioso e il governo delineasse un effettivo percorso di rientro del debito. Dagli Stati Uniti la portavoce del dipartimento di stato Heather Nauert ha affermato che gli Usa «stanno monitorando gli sviluppi della situazione. L’Italia è uno dei nostri alleati più stretti e non vediamo l’ora di continuare a lavorare con un nuovo governo dopo che si sarà formato».
(Corriere della Sera online)