Leopolda, Renzi a Conte: “Non mi servono garanzie”

L’affondo in risposta al leader M5S che aveva caldeggiato Schlein “garante” di IV

Firenze – Leopolda secondo giorno, si comincia con i botti. In particolare, per il campo largo. Infatti, Matteo Renzi riprende le parole di Giuseppe Conte e lancia la risposta. Che è: non ho bisogno di garanzie, ma di portare voti. Dentro una sorta di “contratto alla tedesca“. Ma cosa aveva detto il leader dei 5S per suscitare una replica senza mezzi toni come quella del capo di IV? Il monito ad Elly Schlein lanciato da Conte in effetti era altrettanto chiaro rispetto alla replica e riguardava il coinvolgimento “fin dall’inizio” di Italia Viva nel campo largo. Il leader dei 5S aveva infatti parlato di “responsabilità politica” di Elly Schlein, e aveva rincarato: “Se pensa che sia un valore aggiunto sarà diretta garante di questo contributo”.

Dal palco della Leopolda, ecco la risposta di Renzi: “Clint Eastwood diceva ‘se vuoi una garanzia, comprati un tostapane’. La politica non si fa sulla base di rapporti personali, sulla base delle idee. Dico a Conte e a tutti gli altri: se volete stare sulle discussioni di merito, noi ci siamo. Facciamo un contratto alla tedesca”, sollecitando “tutti” a smetterla “con queste discussioni interne che lasciano il tempo che trovano, continuare a litigare nel centrosinistra significa regalare il Paese e il Quirinale a Meloni”. Ma cos’è il contratto alla tedesca sollecitato da Renzi? Il leader IV lo spiega, ovvero, dice, così “Sappiamo cosa fai tu, quando lo fai, perché lo fai e in che tempi”. In altre parole, un accordo politico in cui vari soggetti politici trovano un’intesa e dei paletti su un documento comune concordato.

Sembra facile, ma è proprio dalla Leopolda che mergono anche alcuni sassolini dell’ingranaggio, molto interni al Pd per la verità. Uno, ad esempio, riemerge dal silenzio di fondo in cui si tenta di farlo giacere, grazie all’intervento di Emanuele Fiano che torna dal palco della Leopolda a caldeggiare il voto positivo del Pd sul contestatissimo ddl antisemitismo. Un problema che senz’altro agita di più le correnti interne del maggior partito di opposizione, quello che, come ha ricordato in tempi recenti la Elly, conta più degli altri perché è il più “grosso”. Rinnovando nel suo appello i toni da ultima chiamata che ha già tenuto al congresso dei riformisti Pd di Prato una settimana fa, Fiano, aggiunge anche le parole di Segre per una convergenza trasversale sul ddl in questione, anche approvando alcune modifiche che la stessa senatrice a vita ha dichiarato non essenziali. Un problema, questo del ddl antisemitismo, che non rileva nello specifico per quanto irguarda IV,ma che riscia di innescare una prfonda frattura nel maggior partito del campo largo, con effetti ancora da verificare.

Un altro sassolino è senz’altro l’endorsement di Renzi a Mario Calabresi, per la poltrona di sindaco di Milano, che, come si sa, non è corsa senza ostacoli per quanto riguarda il Pd, ma anche i Cnquestelle. Anche in questo caso viene premiata la natura di guastatore di Renzi, anche se nessuno potrà dire che non se l’aspettava, la presenza del candidato sindaco che “piace alla destra e divide la sinistra”. come da alcuni organi di stampa; una candidatura sostenuta da tutto il centrosinistra fino al confine ormai sbilanciato di Carlo Calenda. Del resto, il desiderio di tagliare le ali estreme è un pallino di Renzi che a Firenze conoscono molto bene. Peccato che alla fine questo esercizio si riveli efficace soprattutto per l’ala sinistra, come narra l’insospettabile Storia. Del resto, ecco Calabresi: critica la “sinistra maestrina” e alla fine la taccia di snobismo radical chic, quando spiega: “Se la gente ti dice ho paura, mi sento insicuro non gli puoi dire, “no guarda ti spiego io che ti stai sbagliando”. Devi farti carico della paura di quella persona, delle percezioni delle persone, devi vederle”. Insomma agli elettori e al popolo “non puoi dire “non capisci”. Bisogna rispettarli, capirli e proporre soluzioni”. Applausi.

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