L’assassinio di Charles Kirk: buona fortuna, America

Perché e come stanno rinascendo estremismi di destra e di sinistra

La spirale di violenza ed estremismo politico, in cui si stanno avvitando gli Stati Uniti, noi Italiani l’abbiamo già attraversata.  Si chiama terrorismo.

Si stima che in Italia il terrorismo abbia causato tra il 1969 e il 1984 almeno 350 vittime e migliaia di feriti. Poco meno della metà dei morti sono attribuibili all’eversione nera, a cui si ascrivono efferate stragi su treni, in piazze, banche e stazioni ferroviarie. Il resto delle vittime va imputato alla galassia del terrorismo rosso, Brigate Rosse, Prima Linea, eccetera.

Tecnicamente, a onor del vero, l’America di Trump e dei suoi oppositori politici non si trova ancora lì, nel gorgo in cui sprofondò l’Italia di neofascisti, servizi deviati e “compagni che sbagliavano”. Gli omicidi a sfondo politico che da alcuni mesi insanguinano gli Stati Uniti sembrano per ora opera di “lupi solitari”, personaggi fanatici o comunque piuttosto scentrati che, complice anche la sbalorditiva facilità con la quale negli States è possibile acquistare e detenere armi da guerra, aggrediscono mortalmente i bersagli del loro odio.

Charles Kirk nella serie “South Park”. L’attivista MAGA giudicava molto divertenti gli sketch che il popolare cartone animato tv satirico americano gli dedicava

Non sembrano trattarsi, per ora, di gruppi organizzati, formati attraverso processi di selezione e ideologicamente coesi, come erano le Brigate Rosse e i Nucleai Armati Rivoluzionari in Italia negli anni ’70 e ’80 o come sono l’ISIS e la Jihad islamica oggi.

L’assassinio del 31enne attivista MAGA Charles Kirk ha giustamente choccato tutti, soprattutto per le modalità agghiaccianti con le quali si è consumato. Il poveretto stava tenendo uno dei suoi famosi (o famigerati, dipende dai punti di vista) contraddittori pubblici in un campus americano, quando una pallottola lo ha centrato al collo, conducendolo rapidamente alla morte. Il tutto drammaticamente a favore di telecamere e telefonini.

I social hanno subito reso virale l’omicidio.

Il reggiano Prospero Gallinari, che in gioventù militò nella Federazione dei Giovani Comunisti Italiani e che poi ha scalato le gerarchie del terrorismo rosso, infine condannato all’ergastolo per i sanguinosi crimini dei quali è stato giudicato colpevole, oggi forse, se fosse ancora vivo, si morderebbe le dita constatando quale enorme eco mediatica avrebbero avuto le ben poco encomiabili gesta delle Brigate Rosse, se Mario Moretti e kompagni avessero avuto la possibilità, 47 anni fa, di diffonderle via Facebook. Un reel su una R4 rossa abbandonata in una via del centro di Roma, un tweet su un agente di polizia ferito a morte e rantolante avrebbero fatto incetta di visualizzazioni e condivisioni. E avrebbero raccolto, oltre a tantissima doverosa esecrazione, anche migliaia di like, e i commenti idioti di chi avrebbe apostrofato le vittime dei terroristi con espressioni del tipo “quel fascista se l’è cercata”, “perché non soffrite così anche per i bambini palestinesi?”, “avremmo dovuto piangere anche quando hanno ucciso Hitler?”, ecc. ecc. Insomma le stesse frasi deliranti che hanno invaso internet dopo l’omicidio di Charles Kirk.

Trump mima il gesto dello sparo durante un comizio nel New Jersey

Purtroppo, come spiegava Umberto Eco, 50 anni fa le idiozie da bar restavano confinate nei bar, oggi dilagano sui social e spesso diventano senso comune.

Detto ciò, le vicende americane hanno peculiarità che noi Europei a volte fatichiamo a comprendere, e dunque non sono esattamente sovrapponibili a eventi accaduti ad altre latitudini e in altre epoche. Negli Stati Uniti, ad esempio, la religione, mentre in Italia e negli altri paesi UE è da tempo relegata ai margini del confronto politico, svolge tuttora un ruolo di primo piano nell’orientare il voto dell’elettorato. Perciò le ossessive citazioni di versi della Bibbia che caratterizzavano le predicazione dello sfortunato Kirk a noi possono apparire assurde e bislacche, ma per molti elettori americani andavano e vanno prese molto sul serio.

Charles Kirk era un supertrumpiano, si era più volte espresso contro Zelensky, teorizzava che “la moglie deve sottomettersi (submit) al marito”, ecc., dunque era quanto di più distante si possa immaginare dalle convinzioni politiche di chi scrive.

La copertina dell’autobiografia dell’ex Brigatista Rosso reggiano Prospero Gallinari, scomparso nel 2013

Ma ciò che gli è capitato è orribile, nulla può neppure lontanamente giustificare la violenza estrema che ha subito, e la sua morte non produce in noi altro che tristezza, orrore e umana compassione. L’attentato di cui è rimasto vittima non può essere in alcun modo “contestualizzato”, se contestualizzare, come troppo spesso accade anche dalle nostre parti, può significare sminuire la gravità assoluta di quanto è avvenuto. Il suo assassinio va condannato e basta, senza se e senza ma. Torcere un solo capello a un nostro avversario politico è un gesto totalmente esecrabile e inaccettabile. Dovrebbero avercelo insegnato Voltaire e, prima di lui, anche Gesù Cristo. Se volano parole troppo grosse, non serve darsi appuntamento all’OK Corrall, ci sono gli avvocati e le querele.

In periodi come questo, tutti dovrebbero abbassare i toni e astenersi dal gettare benzina sul fuoco. Al contrario frotte di leoni da tastiera e politici di serie B fanno continuamente gara a chi la spara più grossa, spingendoci tutti quanti verso un baratro nel quale la violenza in politica potrebbe tornare di nuovo a farla da padrona, cioè verso un modello di società intossicato dal terrorismo. 

Per concludere, ribadiamo che a noi Trump sembra clamorosamente “unfit to lead”, anche per la sua spiccata propensione a esacerbare gli animi e ad acuire le lacerazioni nell’opionione pubblica con dichiarazioni aggressive e provocatorie. E’ il Presidente degli Stati Uniti, non dovrebbe più permettersi libertà gestuali e lessicali da reality show. Presto verificheremo se la nostra sensazione sia giusta o sbagliata.

Dunque, buona fortuna, America. 

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