“Com’è difficile parlare della luna! È così scema la luna. Dev’essere proprio il culo quello che ci fa sempre vedere.” (Samuel Beckett)

D’accordo, dopo le immagini dei distruttori della storia e della memoria, gli uomini dell’Isis che prendono a picconate le statue assire nel museo di Mosul, quelle dei Musei civici reggiani alle prese con Moon e con un’orda di giovani e meno giovani che si districano brindando tra statue, lapidi, animali imbalsamati e scheletri umani, ci potrebbero sembrare corsi specializzati per operatori della conservazione dei beni storico-artistici. Però…

C’è infatti un però nella riuscitissima (almeno in fatto di presenze) sequela di serate Moon (Museum ordinary Open night) andate in scena al Palazzo dei Musei ad opera dell’omonima associazione culturale, della neo-coop “Le macchine celibi” e Wow clubbing, degno epilogo di una branca de “I reggiani per esempio”. Ed è la seguente domanda: è più importante riempire i Musei una tantum con iniziative che, almeno all’apparenza, nulla hanno a che vedere con la valorizzazione dei contenuti esposti (a rischio nella massa indistinta e alticcia, il tutto condito con vibrazioni musicali a dir poco roboanti, senza separazioni tra gli oggetti di valore e le persone e quasi in assenza di controlli) o appunto la conservazione degli stessi pur a rischio deserto quotidiano?

La vicenda di Moon, manifestazione importata dai Paesi anglossani, sta letteralmente dividendo il web che è diventato teatro di confronto-scontro tra i moonisti della contaminazione alcolico-museale e i puristi della decontaminazione da pinacoteca. Secondo i primi, ogni strumento (o quasi) è valido se riempie gli spazi culturali, per i secondi invece, certe manifestazioni che nulla ci azzeccano col patrimonio storico, oltre a metterne fisicamente a rischio la sopravvivenza, non servono a dare continuità e valore alla loro valorizzazione.
Intanto uno stop c’è stato anche se non imposto. Con la serata di sabato 28 febbraio quelli di Moon vanno per ora in soffitta, in assenza di fondi per continuare. Ma giurano che ci riproveranno. Promessa o minaccia?