Pisa – Il Kurdistan ai seggi per la storia. Tra guerra all’Isis e aspirazioni separatiste dall’Iraq, a Erbil si sogna l’indipendenza. Il risultato dello scrutinio si saprà nelle prossime ore, ad urne ancora aperte, si è scatenata una reazione tesissima sul piano internazionale.
Anche se il referendum democratico non ha carattere giuridicamente vincolante, l’alta partecipazione popolare alla richiesta di creazione di uno stato, di cui non sono chiari i confini, ha posto la leadership curda in una posizione critica. Lo spazio aereo della regione è stato praticamente sigillato.
Truppe irachene e turche si stanno ammassando ai confini. A contestare il voto non solo Turchia, Iran e Iraq. Gli Stati Uniti, la Russia, l’ONU e l’UE esprimono dubbi sulla modalità, per l’assenza di negoziati diretti con la controparte. L’unica voce fuori dal coro è quella di Israele. Le bandiere con la stella di Davide hanno spesso sventolato, al fianco di quelle curde, durante le manifestazioni nelle città liberate dalle milizie nere dell’Isis. E Benjamin Netanyahu non ha mancato di far sentire il proprio sostegno agli “sforzi legittimi del popolo curdo per raggiungere il proprio stato”. Un’alleanza strategica per Gerusalemme in chiave anti-iraniana. Un alleato prezioso da elevare al rango di stato autonomo nel caotico scacchiere Mediorientale.