
Unicredit chiede alla Manodori di aderire all’aumento di capitale. Per la Fondazione significa contrarre nuovi debiti dopo anni di perdite pesantissime. Lunedì il consiglio generale ha incontrato i rappresentanti delle istituzioni locali – Provincia, Camera di commercio e Comune – che hanno opposto un secco no alla ricapitalizzazione. Duro il vicepresidente Pierluigi Saccardi: “Ora basta con la Borsa”.
Prima di chiedersi quali direzione prenderà il consiglio generale della Fondazione Manodori occorre partire da un dato: in 12 anni sono andati in fumo 661 milioni di euro. Se nel 1999, anno della fusione con Bipop, il patrimonio era di 859 milioni, oggi è calato a 198. Sono numeri che fotografano un disastro di proporzioni immani. E stiamo parlando di soldi della comunità.
Ora Unicredit, di cui la Manodori è azionista con lo 0,79%, ha chiesto alle fondazioni bancarie di partecipare ad aumento di capitale da 7,5 miliardi. Va detto che gli azionisti hanno dovuto già metabolizzare due aumenti, per un totale di 7 miliardi: 3 miliardi con i cashes nel 2009, seguiti da altri 4 miliardi nel 2010. Se a Torino tutto è filato liscio – la Fondazione Crt ha espresso piena fiducia all’ad di Unicredit Federico Ghizzoni – a Reggio la tensione è alta.
Il presidente Gianni Borghi lunedì ha messo sul tavolo tre proposte: la vendita dei diritti sull’acquisto delle azioni incassando 32 milioni di euro da reinvestire; vendere solo una parte dei diritti e conil ricavato reinvestire in Unicredit acquistando nuovi titoli; aderire parzialmente all’aumento di capitale (per statuto l’indebitamento non può superare il 20% del patrimonio).
I rappresentanti degli enti locali hanno espresso le loro perplessità ad un ulteriore indebitamento e sta crescendo il partito dei contrari. La decisione ultima sarà del consiglio generale ma non si può non tenere contro delle sempre più forti pressioni politiche che spingono in una ben precisa direzione.
La decisione è attesa entro Natale. Nel frattempo la Fondazione non distribuirà dividendi nel 2012 e taglierà del 25% le erogazioni per la beneficenza.