
E’ vero che il giorno dopo l’approvazione da parte del Pd dell’emendamento presentato dal Ncd che consente al governo di ridurre i trasferimenti alle Regioni e agli enti locali che emanano norme restrittive contro il gioco d’azzardo sono giunte le prime ammissioni di colpa. La prima a fare ammenda è la senatrice reggiana del Pd Leana Pignedoli: “Chiedo scusa. Nell’imbarazzo totale voglio affermare che ieri, nel corso delle ripetute e continue votazioni di un’infinità di modifiche al decreto enti locali in discussione al Senato, ho votato erroneamente, fidandomi delleindicazioni del nostro gruppo, un emendamento riferito al gioco d’azzardo”.
“Nel marasma delle decine di emendamenti – ammette – non mi sono resa conto di una norma che, seppure abbia una logica contabile, è in totale contrasto con ciò che andiamo dicendo sul disincentivo al gioco e il ruolo dei Comuni”. La senatrice Pignedoli ammette anche che, nonostante le tante lacrime di coccodrillo versate nelle ore successive all’approvazione dell’emendamento, la frittata ormai è fatta e almeno sino a gennaio non c’è speranza di cambiare la norma: “Al momento purtroppo, il regolamento del Senato, non permette più di presentare una misura di soppressione, quindi la relatrice ha presentato un ordine del giorno che impegna il governo a una modifica immediata della stortura che si è verificata ed è già previsto che verrà risolto all’interno della Delega fiscale che si approverà nel mese di gennaio”.
“Ancora più è grave che l’abbia votato io che vengo dall’Emilia Romagna dove lo scorso luglio l’assemblea legislativa regionale ha approvato una Legge di contrasto al gioco d’azzardo (promossa dal nostro consigliere Beppe Pagani) che prevede un’alleanza virtuosa tra scuole, enti locali, forze dell’ordine, commercianti, operatori socio-sanitari e volontariato per il contrasto alle ludopatie”. La parlamentare conclude con le scuse: “Chiedo scusa per questa colpevole distrazione agli elettori, ai Comuni, a quanti si stanno adoperando perché questa piaga venga progressivamente eliminata”.
Nel frattempo sulla vicenda torna anche il segretario democratico Matteo Renzi che ha definito l’emendamento “una porcata”. “È pazzesco, allucinante, è stata votata una cosa inaccettabile” ha detto Renzi che promette: “Rimedieremo”. L’emendamento della discordia, presentato dalla senatrice del Nuovo Centrodestra Federica Chiavaroli e approvato dal senato mercoledì, prevede che, qualora un Comune o una Regione decidano di adottare dei regolamenti per limitare la diffusione di slot machine, videolotterie e altre tipologie di gioco d’azzardo, l’ente locale o regionale possa essere “punito” con minori trasferimenti statali qualora tali disposizioni riducano il gettito erariale per lo Stato derivante dalle imposte sul gioco o generino contenziosi con gli operatori del settore. L’emendamento, sostenuto in aula dal governo, prevede anche che i concessionari di slot machine che si vedessero revocata l’autorizzazione possano continuare a rimanere aperti per altri 90 giorni dopo il provvedimento.
Resta il nodo degli interessi trasversali che legano la politica e il gioco d’azzardo. Interessi che sono stati messi in luce da un dettagliato rapporto presentato in febbraio dal reggiano Matteo Iori, presidente del CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo) che da anni si occupa del fenomeno delle ludopatie. E a pagare il conto potrebbe essere anche il Comune di Reggio che lo scorso anno ha approvato il Regolamento Urbanistico Edilizio che contiene una norma che dovrebbe relegare le sale bingo, sale slot e con video lottery lontano dal centro abitato.