Due milioni di euro: tondi tondi. E’ il costo di produzione del concerto pro terremotati andato in scena lo scorso settembre al Campovolo di Reggio Emilia dove si esibirono gratuitamente 14 big della canzone italiana. Loro gratis, vagamente più esosa invece l’organizzazione. E quel costo (detratto evidentemente dai soldi che sarebbero dovuti andare in beneficenza) diventa un caso politico anche perché risulta essere spropositato rispetto agli altri sul mercato. Per esempio il concertone di Bologna sempre pro terremotati (dove anche i produttori lavorarono gratis) o di recente il concertone del I maggio in piazza San Giovanni a Roma (costato poco più di un quarto).
Il movimento 5 stelle, per opera del consigliere regionale Andrea Defranceschi, ha chiesto conto al governatore Vasco Errani nel giorno in cui il consiglio regionale riceve la visita del vicepresidente della commissione europea Antonio Tajani, preceduta da altre polemiche come quella della costituzione di una “no tax area” proprio nelle zone del terremoto. Per dire che la recente visita del premier Enrico Letta non ha per niente sopito lo scontento sulla vera o presunta assenza dello Stato.
Tornando al concertone di settembre del Campovolo, l’affaire da due milioni di euro sarà discusso grazie ad un’interrogazione. Così si scoprirà forse come sia stato possibile spendere quattro miliardi delle vecchie lire per un evento benefico